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In 3 sorsi Il quarto dibattito democratico ha evidenziato gli attacchi verso Elizabeth Warren ed è stato teatro dello scontro tra Gabbard e Buttigieg in tema di politica estera.

1. LA QUESTIONE IMPEACHMENT

La questione dell’impeachment del Presidente Trump, abbattutasi sulla Casa Bianca dopo la telefonata con il Presidente ucraino Zelensky, sta tenendo banco negli Stati Uniti. Questione che tocca personalmente l’ex-vicepresidente Joe Biden e, collettivamente, l’intero Partito Democratico, chiamato a una complicata prova politica in un momento cruciale. Così, il tema è prepotentemente entrato nel quarto dibattito svoltosi il 15 ottobre a Westerville, Ohio. Sul palco dodici candidati: gli stessi del terzo dibattito più il miliardario Tom Steyer. Il dibattito ha messo in luce un generale accordo sul tema, ma anche differenze nell’approccio dei candidati. Elizabeth Warren e Pete Buttigieg hanno sottolineato l’importanza dello stabilire un precedente per le future presidenze. Biden, inizialmente, ha puntato il dito contro la Casa Bianca, poi, incalzato dalle domande, ha difeso la sua posizione e quella del figlio Hunter. Interessanti le riflessioni di Kamala Harris, Amy Klobuchar e Tulsi Gabbard. Se la prima ha difeso il sostegno all’impeachment prima di aver sentitoi testimoni o studiato le carte, la seconda ha detto di voler ascoltare direttamente il Presidente circa l’avvicinamento alla Russia di Putin. Gabbard, avvolta in una disciplina militare riflessa anche nella retorica, ha sostenuto la causa senza però far trasparire alcun entusiasmo. È stato, infine, il “battesimo” perfetto per Steyer, fondatore nel 2017 della campagna “Need to Impeach”.

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Fig. 1 – Elizabeth Warren durante lo sciopero di alcuni insegnanti a Chicago

2. L’ATTACCO A ELIZABETH WARREN

Elizabeth Warren è una dei candidati da battere. La sorpresa di queste primarie, che per il momento è riuscita a distanziarsi dalla campagna del socialista Sanders e dai moderati, è stata al centro del “fuoco amico” per la questione delle tasse. In particolare, riguardo alle coperture per un piano Medicare for All che potrebbe scatenare un effetto domino sull’intero Stato sociale statunitense. Warren ha affermato che le tasse aumenterebbero per i ricchi e le grandi aziende (big corporations) e diminuirebbero per la classe media lavoratrice (hard working people). Una risposta chiara, ma poco dettagliata, e le critiche non si sono fatte attendere. Buttigieg e Klobuchar, entrambi più combattivi rispetto agli altri dibattiti, hanno rispettivamente proposto il Medicare for All Who Want It (ristrutturare il sistema lasciando libertà di scelta ai cittadini) e attaccato il piano utopico (dream paper) di Warren. Andrew Yang, seppur riconoscendo le ragioni alla base del progetto, ha sottolineato il fallimento della “tassa sui ricchi” in alcuni esempi europei e ha presentato, invece, l’introduzione dell’IVA come un esempio efficace di redistribuzione della ricchezza.
C’è stato, poi, un acceso scambio di vedute con Biden,cche ha sottolineato gli altissimi costi del Medicare for All. Biden ha rimarcato inoltre come il Consumer Financial Protection Bureau (CFPB), l’Agenzia per la protezione dei consumatori fondata sotto la presidenza Obama in seguito alla crisi del 2008 e fortemente voluta da Warren, sia nata grazie al suo intenso lavoro di mediazione e negoziazione al Congresso.

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Fig. 2 – Un’immagine dei candidati presenti al dibattito del 15 ottobre 2019

3. PETE CONTRO TULSI

Nonostante la politica estera non sia la principale preoccupazione dei candidati e degli elettori democratici, i recenti avvenimenti in Siria hanno spinto il tema sul palco del quarto confronto democratico.
Tulsi Gabbard, veterana di guerra che si trova molto più a suo agio sull’argomento, ha ribadito il suo sostegno al ritiro delle truppe statunitensi in Medio Oriente, ma non alle modalità usate da Trump, e ha puntato il dito contro la politica di cambio di regime che gli Stati Uniti avrebbero portato avanti in Siria e nella regione. Affermazioni che hanno provocato la reazione di Buttigieg, anche lui veterano, che ha invece affrontato la questione della leadership statunitense, in difficoltà a livello mondiale dopo la decisione del Presidente.
Il resto dei candidati ha attaccato duramente la politica estera dell’attuale Amministrazione, rimarcando le conseguenze pratiche non solo sulla leadership, ma anche sulla sicurezza degli Stati Uniti d’America.

Elena Poddighe

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Elena Poddighe

Nata a Sassari nel 1993, ho diviso il mio percorso universitario tra l’Italia, la Francia e il Belgio. Sono laureata in Scienze Politiche, indirizzo Relazioni Internazionali, e specializzata in Relazioni Internazionali, indirizzo Diplomazia e Risoluzione dei Conflitti. Studio con particolare attenzione il continente americano, da Nord a Sud, ma seguo l’ordine di un caro professore: “Tutto ciò che succede nel mondo vi deve interessare!” Dopo l’esperienza Erasmus ho preso sul serio l’idea che tutto il territorio europeo potesse essere casa mia, così mi sposto costantemente da un punto all’altro, scoprendo pregi e difetti di questa nostra bellissima Europa. Non so preparare il caffè e non lo bevo, ma so cucinare e soprattutto mangiare le lasagne!