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In 3 sorsi Le elezioni in Svizzera hanno registrato una crescita esponenziale dei Verdi e un ridimensionamento dei partiti mainstream, con implicazioni sulla futura composizione del Consiglio federale.

1. I RISULTATI ELETTORALI

Domenica 20 ottobre si sono tenute in Svizzera le elezioni per rinnovare l’Assemblea federale, composta dal Consiglio nazionale (camera bassa) e dal Consiglio degli Stati (camera alta), entrambi elettivi. I risultati premiano, ben oltre le previsioni, le due formazioni Verdi – rispettivamente i verdi “tradizionali” con il 13,2% (+6,1%) e i verdi liberali con il 7,6% (+3,2%). La galassia verde si attesta dunque al secondo posto in Svizzera, dietro al sovranista UDC, che perde quasi 4 punti, scendendo al 25,6%. Male anche gli altri partiti mainstream, con i socialisti che si fermano al 16,8% (-2%) e i liberali che passano dal 16,4% al 15,1%. Reggono invece i popolari, con l’11,8% dei consensi. A questo punto, la ripartizione dei seggi al Consiglio nazionale dovrebbe essere come segue: UDC 53 (-12), Partito Socialista 39 (-4), Partito Liberale Radicale 29 (-4), Partito Verde 28 (+17), Partito Popolare Democratico 25 (-2), Partito Verde Liberale 16 (+9), Partito borghese democratico 3 (-4). Per il momento, non è invece possibile fare previsioni sul Consiglio degli Stati, dove circa la metà dei seggi verrà attribuita a seguito dei ballottaggi dell’11 dicembre.

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2. LE IMPLICAZIONI PER IL CONSIGLIO FEDERALE

Le elezioni di domenica hanno, se non altro, dato una forte scossa al sistema politico della Confederazione Elvetica, da anni imperniato attorno a poche ma stabili formazioni di governo. Questi risultati ci dicono due cose. La prima è che la coalizione principale del Consiglio federale (l’organo collegiale di governo, composto da 7 membri eletti dall’Assemblea federale) – quella cioè tra i nazionalisti dell’UDC e i liberali del PLR – non sarà più in grado di dettare l’agenda politica del Paese. Con una perdita netta di 15 seggi in Assemblea federale, e il grande successo dei Verdi, la coalizione UDC-PLR non costituirà più l’ago della bilancia del Consiglio federale, il che apre la strada a nuove dinamiche politiche. La seconda implicazione è che, forti del 20,8% dei consensi e di 44 seggi in seno al Consiglio nazionale, i Verdi potrebbero ora avanzare pretese per un posto nel Governo, proprio a scapito del partito liberale. Per stabilire quanto realistico sia questo esito occorrerà aspettare i risultati dei ballottaggi per il Consiglio degli Stati, che insieme al Consiglio nazionale decide sulla composizione del Consiglio federale. Sarà per giunta necessario che il Partito verde e il Partito verde liberale trovino un accordo su un nome comune, in modo da massimizzare il loro peso relativo, e che i democratici non pongano veti sull’ingresso al Governo di un esponente verde.

Commissioner Avramopoulos with Ms Simonetta SOMMARUGA, Swiss Federal Minister of Justice and Police, JHA 20/11/2015” by Avramopoulos is licensed under CC BY-SA

3. L’ESITO DEL VOTO E IL RIFLESSO DELL’UNIONE EUROPEA

Nonostante non sia mai entrata nell’Unione Europea, cui pure è legata da accordi bilaterali che le consentono un accesso (parziale) al mercato unico, la Svizzera presenta sviluppi politici del tutto comparabili alle elezioni europee dello scorso maggio. In primo luogo, l’ascesa dei Verdi conferma quanto di recente avvenuto appena al di là dei confini della Confederazione, in Germania ed Austria, dove le forze ambientaliste sono passate rispettivamente dal 10,7% (11 seggi) al 20,5% (21 seggi) su base europea e dal 3,8% (nessun seggio) al 13,9% (26 seggi) su base nazionale. Lo stesso Parlamento Europeo ha visto la sua componente verde crescere dai 52 seggi del 2014 ai 74 del 2019. Non a caso le manifestazioni ambientaliste di Berna a fine settembre avevano ricevuto grande riscontro, ponendo al centro del dibattito pubblico temi come la conservazione dei ghiacciai nazionali, la lotta ai cambiamenti climatici, la riduzione nell’uso del carbone e del petrolio, e la responsabilizzazione del settore bancario. In secondo luogo, rimane importante, anche se in discesa, la narrazione sovranista, basata cioè su nazionalismo a livello domestico e anti-europeismo a livello esterno. Come nel resto d’Europa, dove i sovranisti hanno subìto un limitato ridimensionamento ma non smettono di far paura, così in Svizzera l’UDC rimane saldamente il partito di maggioranza relativa, sebbene perda numerosi membri in Assemblea oltre che – di conseguenza – il controllo politico del Consiglio federale.

Andrea Capati

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