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giovedì 2 Aprile 2020
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    Pace in vista tra Russia e Ucraina?

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    In 3 sorsiCalcoli geopolitici e un nuovo Governo a Kiev pongono le premesse per una svolta nel conflitto in Ucraina orientale e l’instaurazione di nuove e potenzialmente cordiali relazioni con la Russia. Tuttavia, mancanza di supporto popolare e divisioni interne rischiano di far naufragare tali prospettive.

    1. L’INIZIATIVA UCRAINA E IL PIANO STEINMEIER

    Dopo cinque anni di conflitto e oltre 13mila morti e dopo un incontro con i rappresentati della Russia e delle autoproclamate repubbliche separatiste di Donetsk e Luhansk, il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky riaccende le speranze per una soluzione della guerra nel Donbass esprimendosi a favore dell’adozione del piano Steinmeier. Tale formula, dal nome dell’allora Ministro degli Esteri tedesco (ora Presidente), prevede il conferimento di un’autonomia speciale alle due repubbliche di Donetsk e Luhansk, oltre che l’indizione di libere elezioni locali sotto la giurisdizione ucraina e la supervisione degli ispettori dell’OSCE. Una soluzione avanzata a seguito del recente scambio di prigionieri tra Russia e Ucraina e definita da numerosi media e dallo stesso Zelensky come “il primo passo” verso la fine della guerra nel Donbass.

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    Fig. 1 – Osservatori dell’OSCE supervisionano il parziale ritiro dei militari ucraini da una cittadina del Donbass, 9 ottobre 2019

    2. IL RUOLO DELLA RUSSIA

    Prospettive di pace ulteriormente rafforzate da un’evoluzione geopolitica internazionale che ha spinto alcuni Governi occidentali a volere ristabilire cordiali relazioni con la Russia, e dunque a trovare una soluzione alla guerra in corso in Ucraina. In particolare la stretta partnership tra Mosca e Pechino e il ruolo essenziale della Russia per la sicurezza del Medio Oriente e della stessa Europa ha portato il Presidente francese Macron a proporre una distensione nei rapporti politici ed economici. Disgelo supportato da altre nazioni europee, quali Italia e Germania, ansiose di ristabilire proficue relazioni economiche con Mosca, nonché dal Presidente statunitense Donald Trump. La Russia è stata quindi riammessa al Consiglio d’Europa ed è stato proposto il suo rientro nel G7. Dal canto suo, il Cremlino ha accolto cautamente tali segnali distensivi e si è proclamato a favore del piano Steinmeier, visto come una mezza vittoria diplomatica capace di garantire la sicurezza e il rispetto dell’identità russa nel Donbass, oltre che la fine di un conflitto che Mosca non ha forse mai voluto e che ha significato la perdita dell’Ucraina quale speciale alleato strategico, economico e culturale.

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    Fig. 2 – Manifestazione a Kiev contro le iniziative diplomatiche di Zelensky verso la Russia, 14 ottobre 2019

    3. TENUI PROSPETTIVE DI PACE

    Ciononostante le prospettive di pace e di riallineamento con la Russia rimangono flebili. Il Congresso americano e diversi Paesi europei vicini della Russia, quali Polonia e Romania, rimangono strutturalmente russofobi. La decisione di Zelensky ha inoltre attirato le proteste di larga parte dell’opinione pubblica ucraina, contraria alla cessione di un’autonomia speciale e all’indizione di nuove elezioni prima della totale ripresa di controllo del Donbass da parte di Kiev. Anche all’interno della Rada pare non esserci una maggioranza a favore di tale soluzione, interpretata come una resa diplomatica a Mosca. Maggioranza tuttavia necessaria per procedere alla modifica della costituzione e quindi al conferimento della speciale autonomia alle due provincie del Donbass. C’è da considerare infine il fatto che non esiste un documento scritto del piano Steinmeier e vi è dunque il rischio di un fallimento nell’implementazione a causa di divergenti interpretazioni. Una pace è comunque possibile, ma molto dipenderà dalla capacità di Mosca e Kiev di trovare un accordo scritto sul piano Steinmeier che vada bene ad ambo le parti e preveda il ritiro di tutte le forze militari prima delle elezioni, nonché dal successo di Zelensky nel convincere il proprio elettorato a supportare il Governo e trovare una maggioranza parlamentare capace di cambiare la Costituzione e assegnare lo status speciale al Donbass.

    Stefano Marras

    Stefano Marras
    Stefano Marras

    Laureato in Scienze Storiche presso l’Università di Bologna, al momento sto conseguendo un master in International Relations presso l’Università di Utrecht in Olanda, oltre a lavorare part-time come insegnante di inglese. I miei interessi principali riguardano la geopolitica europea e questioni militari/strategiche.

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