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In 3 sorsi L’accesa competizione per l’egemonia del mercato mondiale è affare tra sistemi ampiamente collaudati e forze emergenti, nonché tra differenti modelli economici e democratici. La recente ascesa dei BRICS risponde perfettamente a tali trend e pone interessanti interrogativi sul futuro dell’attuale sistema internazionale.

1. UN’IMPRESSIONANTE CRESCITA

I BRIC, termine coniato nel 2001 dall’economista Jim O’Neill, sono diventati BRICS dal 2009, a seguito dell’aggiunta del Sudafrica al gruppo originario di Brasile, Russia, India e Cina. Secondo le statistiche della World Bank, proprio la Cina rappresenta la maggiore economia mondiale con un PIL pari a 25,361,744 milioni di dollari, scalzando, forse non più sorprendentemente, gli Stati Uniti come Paese guida a livello mondiale. A posizionarsi al terzo posto del ranking è invece l’India. 
Dunque i BRICS non solo interpretano il ruolo di rivale di Bretton Woods, ma rappresentano anche la più seria alternativa al G7, di cui la Russia non fa più parte dopo l’annessione della Crimea del 2014.

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Fig. 1 – Un recente incontro tra Ministri dei Paesi BRICS a Mosca, settembre 2019

2. CINA E INDIA, PAESI EFFERVESCENTI

Accomunati da caratteristiche comuni quali grandi risorse energetiche e grandi popolazioni, che potenzialmente aumentano forza lavoro e produzione, oggi i BRICS rappresentano economie in grande crescita. I processi di liberalizzazione hanno ovviamente velocizzato  il flusso di investimenti rendendo possibile una espansione dei mercati BRICS verso i Paesi sviluppati. In molti casi si tratta di operazioni da miliardi di dollari, trainate da multinazionali audaci e dinamiche come la Tata, che nel Regno Unito ha spaziato dall’industria del tè a quella automobilistica.
Un’altra società indiana che ha fatto grandi cose è Eko, promotrice di una piattaforma digitale che permette ai risparmiatori senza conto bancario o con clienti di filiali troppo lontane di versare o prelevare somme facilmente dal proprio smartphone. 
In Cina piattaforme di pagamento digitale come WeChat Pay, Ali Pay e Union Pay rappresentano praticamente una realtà solidissima anche nelle periferie, facendo praticamente di Zhōngguó un Paese a bassa circolazione del contante. Va sottolineato inoltre che WeChat è il più utilizzato, se non l’unico, sistema di comunicazione in alternativa ai social occidentali, notoriamente non utilizzabili in Cina. Sembrerebbe dunque un abile mossa di “marketing governativo” per sconfiggere la corruzione e aumentare la sorveglianza. 
WeChat è riuscita anche nell’impresa di coniugare tradizione e tecnologia, intuizione che ha portato ben 688 milioni di utenti a scambiarsi gli auguri di buon anno attraverso le classiche buste rosse che stavolta diventano microtransazioni digitali.
Nonostante sia ormai un Paese altamente avanzato, la Cina deve comunque far fronte a gravi e urgenti questioni, come la gestione dei rifiuti o l’inquinamento idrico. Sull’ambiente Pechino sta facendo ancora un po’ fatica a definire una strategia chiara e sostenibile che possa funzionare in tutto il Paese. I raccoglitori di rifiuti, ad esempio, sono ormai divenuti la seconda professione della Cina dopo gli agricoltori e affollano le metropoli con le loro bici a caccia di rifiuti da rivendere a società private che possano smaltirli. Anche in questo caso si stanno rapidamente diffondendo app che possono aiutare a diffondere maggiore sensibilità ambientale.

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Fig. 2 – Il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi durante l’ultimo summit dei Ministri degli Esteri dei Paesi BRICS, tenutosi a Rio de Janeiro lo scorso luglio

3. ORIZZONTI DIFFERENTI

Nonostante i BRICS siano ancora in crescita, va sottolineato come tutte le economie emergenti che fanno parte del gruppo stiano attraversando un periodo complesso in termini di politica interna e dove spesso l’assenza di standard democratici fa aspramente discutere. I limiti allo sviluppo dei BRICS possono essere senza dubbio superati attraverso un miglioramento del welfare e delle condizioni di vita degli indigenti delle popolatissime shantytowns, nonostante essi stessi siano gli attori principali di molti business model funzionanti, come le piattaforme di pagamento digitale
Dinamica tipica di molte grandi imprese dei BRICS è l’acquisto di aziende quasi sconosciute che producono componenti automobilistici. Complice la crisi globale spesso si tratta di aziende indebitate che spesso diventano facilmente parte di grandi gruppi la cui performance è tutt’altro che in deficit. Altra caratteristica comune è il controllo da parte dello Stato della maggiori compagnie nazionali, mettendo in pratica in molti casi un’economia di mercato di stampo socialista. Sono infatti le imprese pubbliche a essere protagoniste nelle economie BRICS e a competere per il loro controllo.
Assistiamo quindi a dinamiche sociali e economiche decisamente differenti da quelle occidentali. L’innovazione tecnologica spesso ha generato migliorie nei Paesi emergenti, ma resta da capire se possa essere abbastanza per rendere i BRICS le nuove guide del mondo. 

Massimiliano Giglia  

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Massimiliano Giglia
Sono Massimiliano Giglia. Sono cresciuto in Sicilia, la scrittura e le illustrazioni sono state da sempre le mie piú grandi passioni.
Mi sono laureato in Lettere all’Università di Catania e in Cooperazione Internazionale, tutela dei Diritti Umani all’Universitá di Bologna. Entrambe sono state tappe fondamentali del mio percorso di crescita personale, oltre che di formazione. Conclusi gli studi mi sono trasferito per un periodo a Londra e ad Harbin (Cina), luoghi in cui ho potuto assaporare il gusto di trovarmi in un punto di vista opposto. Tutto questo mi ha inesorabilmenre aperto gli orizzonti  e ha certamente accentuato il mio interesse per gli affari esteri.