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In 3 sorsi – Le elezioni legislative del 29 settembre scorso hanno sancito una vittoria storica per il Partito Popolare del Cancelliere uscente Sebastian Kurz. I principali sconfitti sono stati il Partito della Libertà Austriaco, di estrema destra, e il Partito Socialdemocratico. Si apre ora una fase di consultazioni che non sembra avere esiti certi.

1.  LA VITTORIA DI KURZ E IL RALLENTAMENTO DI HOFER

Le elezioni dello scorso settembre in Austria hanno lanciato definitivamente la figura di Sebastian Kurz, precedentemente il più giovane Ministro degli Esteri della storia austriaca e successivamente il più giovane Cancelliere dello Stato alpino. Con un risultato del 37,46% i popolari si sono imposti per la prima volta con oltre 15 punti rispetto al secondo partito, i Socialdemocratici, che si sono fermati al 21,18%. Un grande passo indietro è stato fatto anche dagli ultranazionalisti del Partito delle Libertà Austriaco, guidato da Norbert Hofer, che ha ottenuto il 16,17%. Tale forza politica, che possiede marcate caratteristiche di euroscetticismo, faceva parte della precedente coalizione di Governo proprio con i popolari, ma il risultato è stato fortemente negativo soprattutto a causa dei recenti scandali riguardanti l’uso improprio dei fondi del partito. C’è da sottolineare anche la netta affermazione dei Verdi, che si pongono come quarta forza politica con il 13,90% dei consensi, dato significativo pensando che alla precedente tornata elettorale avevano ottenuto soltanto un 4%. Dopo aver conquistato la Presidenza della Repubblica sul filo di lana nel 2016 con Van der Bellen, la formazione ecologista ha indubbiamente beneficiato dell’attuale clima politico incentrato sul dibattito ambientalista.

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Fig. 1 – Sebastian Kurz, a capo del Partito Popolare Austriaco

2. L’INCERTA FORMAZIONE DEL GOVERNO

Nonostante la vittoria di Kurz non sia in discussione, è chiaro che in un regime parlamentare come quello viennese è necessario creare un Governo di coalizione in mancanza di un partito avente maggioranza assoluta. La formazione della coalizione appare tuttavia un processo più complesso del previsto. Se è infatti vero che i Popolari e i membri del Partito delle Libertà  sono stati i due membri del precedente esecutivo austriaco, i numeri della vittoria di Kurz e i recenti scandali del partito di Hofer rendono questa alleanza alquanto improbabile. Esistono allora due alternative sul tavolo: una che prevedrebbe una grande coalizione con i socialdemocratici, storicamente già sperimentata dai due maggiori Paesi di lingua tedesca, mentre l’altra sarebbe una intesa con i Verdi di Werner Kogler. Quest’ultima ipotesi appare a oggi la più probabile, sebbene esistano vistose differenze di vedute tra le due forze. Una su tutte la politica nei confronti dell’immigrazione irregolare, un tema sensibile nelle opinioni pubbliche europee, che vede Kurz e Kogler su posizioni diametralmente opposte. Bisogna infatti sottolineare che il giovane Presidente popolare ha modificato la linea del partito su posizioni più nettamente di destra, dichiarando di voler chiudere la rotta balcanica alle migrazioni e giungendo anche a proporre la concessione della nazionalità austriaca agli abitanti germanofoni del Trentino Alto Adige.

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Fig. 2 – Il leader dei nazionalisti austriaci Norbert Hofer

3. LA LETTURA DEL VOTO

Le motivazioni dei risultati elettorali austriaci sono complesse e interconnesse con eventi che accadono al di fuori delle frontiere del Paese. Senza dubbio il plebiscito ottenuto dal Partito Popolare ha parallelamente indebolito l’estrema destra. La virata a destra impressa da Kurz ha infatti coagulato molti voti di coloro che alla precedente tornata avevano scelto il Partito delle Libertà, guidato allora da Heinz-Christian Strache. Se osserviamo la ripartizione delle preferenze, notiamo che la percentuali di voti guadagnata dai popolari rispetto al 2017 (+6%) è in linea di massima equiparabile a quella persa dall’ultradestra (-9%), che nella consultazione precedente aveva invece ottenuto il 25,97 per cento. Per quel che riguarda i socialdemocratici, invece, il risultato è negativo, secondo le linee generali della maggior parte delle altre socialdemocrazie europee. Il saldo negativo è stato del 5,68% rispetto a due anni fa, risultato che penalizza notevolmente la Presidente del partito Pamela Rendi-Wagner nell’ottica della formazione di un esecutivo di sinistra con i Verdi. Le motivazioni sono le stesse che riguardano la sinistra democratica continentale: la perdita di contatto con le classi popolari, tradizionalmente suo bacino elettorale preferenziale.

Michele Cenci

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