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In 3 SorsiIl Portogallo è tornato alle urne per scegliere il Governo della prossima legislatura: le elezioni hanno riconfermato le forze progressiste in un momento in cui in Europa continuano ad emergere movimenti di ultradestra. Un risultato importante che si inserisce in una situazione economica di crescita e stabilità. Ma quali saranno le alleanze post-elezioni?

1. I RISULTATI DELLE ELEZIONI PORTOGHESI

Si sono tenute domenica 6 ottobre le elezioni politiche in Portogallo, che sta attraversando da mesi una stagione politica ed economica atipica rispetto al panorama europeo.
Mentre in numerosi Paesi UE crescono partiti di ultradestra e aleggia l’ombra di una recessione economica, il Portogallo ha saputo mantenere una stabilità ed una crescita economica tra le migliori in Europa, con il Governo socialista presieduto dall’ex-Sindaco di Lisbona Antonio Costa.
E proprio i risultati delle elezioni politiche hanno riconfermato la fiducia da parte del popolo portoghese al Partito Socialista. Quest’ultimo  ha ottenuto infatti il 36,7% dei consensi, corrispondente a 106 seggi su 230,  seguito dal partito socialdemocratico di destra (PSD)  con il 28,1 % e dal Blocco di Sinistra (Bloco de Esquerda) con il 9,6% dei voti. Ultimo, ma non per importanza negli equilibri politici del prossimo governo, il partito ambientalista PAN con il 3,3% dei consensi. La vittoria del PS, pur rappresentando un importante traguardo per Costa, non ha però consentito al partito di ottenere la maggioranza assoluta in Parlamento, dando luogo a necessarie alleanze per poter creare un Governo solido e stabile che mantenga gli equilibri anche sul versante economico.

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Fig. 1 – Il leader del Partito Socialista Antonio Costa, dopo i risultati delle elezioni che hanno visto il suo partito ottenere il 36,6% dei voti.

2. LO STATO DELL’ECONOMIA LUSITANA

L’ultimo Governo di Antonio Costa è riuscito ad arginare le misure di austerità di bilancio a cui il Portogallo ha dovuto sottostare dal 2011, con il sostegno ed il salvataggio da parte del FMI e dell’Unione Europea.
A oggi, nonostante il debito pubblico sia ancora alto (circa il 120%), la disoccupazione è scesa ai livelli pre-crisi, il deficit pubblico si prevede scenda quest’anno allo 0,2% e la crescita economica è la più alta degli ultimi 10 anni.
Antonio Costa è riuscito a raggiungere questi risultati notevoli grazie alla stabilità politica che ha mantenuto con il sostegno dall’esterno del Partito comunista e del BE (Bloco de Esquerda). Il leader socialista  ha tentato di non aumentare il debito riducendo però la spesa pubblica anche in settori del welfare rilevanti quali sanità, scuola e trasporti pubblici.
E proprio questo punto potrebbe rappresentare un nodo nelle alleanze con le forze di sinistra.

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Fig. 2 – Il Primo Ministro portoghese firma il “Cooperation Commitment for the Social and Solidarity Sectors” 2019-2020.

3. I POSSIBILI SCENARI POST-ELEZIONI

Senza dubbio il partito socialista si riconferma come prima forza politica portoghese, anche grazie ai notevoli progressi in termini economici e di stabilità finanziaria promossi dal Governo Costa. “La stabilità è essenziale per la credibilità internazionale del Portogallo e per attrarre gli investitori. Il PS si adopererà per trovare soluzioni che garantiscano questa stabilità per l’intera legislatura”, ha dichiarato Costa poco dopo la vittoria. Tra i possibili alleati per la nuova coalizione di Governo in primo luogo il partito socialista guarda al Bloco de esquerda e alla Coalizione Democratica Unitaria, formata dai comunisti e dai verdi. Entrambi i partiti avevano già sostenuto il leader socialista nella precedente legislatura, dando vita a quella che in gergo era stata definita “geringonça“, marchingegno, ossia un patto di collaborazione ed autonomia da parte dei tre contraenti su alcune tematiche fondamentali dell’agenda di Governo come misure anti-austerity e salario minimo, riservandosi autonomia e dissenso su altri punti del programma. Ora però, a causa di divergenze, Costa potrebbe scegliere di non creare una vera e propria coalizione, ma di cercare il supporto di un partito, anche minore, che gli consenta di ottenere la maggioranza.
E in questa direzione la nuova variabile potrebbe essere rappresentata dal Pan, il partito animalista ed ambientalista che nel paese lusitano sta ponendo l’accento su tematiche ecologiste e legate al cambiamento climatico, che per la loro delicatezza ed attualità stanno raccogliendo notevoli consensi.  Entrato in Parlamento durante le precedenti elezioni del 2015, ha anche ottenuto il 5% dei consensi nelle elezioni europee del maggio scorso. André Silva, il leader, si è detto pronto ad appoggiare un governo che includa in cima alla propria agenda i temi ambientali. Potrebbe dunque essere il PAN l’ago della bilancia delle alleanze post-elezioni.

Rachele Renno

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Rachele Renno

Laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all’Università “L’Orientale” di Napoli, dopo un’esperienza Erasmus in Spagna all’Università di Jaén decido di tornare in terra iberica per specializzarmi in Relazioni Internazionali con un Master post-laurea a Madrid. Sono appassionata di politica europea e ho svolto uno stage di ricerca presso il think-tank “Real Instituto Elcano” nel campo della “Politica dell’Unione Europea e della Spagna”.
Tra i miei principali interessi la lingua e cultura spagnola e la tutela del patrimonio artistico e culturale, motivo per il quale sono socia dell’associazione UNESCO Giovani.
Un detto spagnolo recita: “Compartir es vivir” (Condividere è vivere) e per me scrivere per il Caffè Geopolitico significa proprio questo: condividere con i lettori la mia passione per la politica internazionale.