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Analisi – Napoleone Bonaparte guardando un mappamondo disse: “La Cina, ecco un mostro che dorme, quando si risveglierà la faccia del mondo sarà cambiata”. Così sta accadendo settanta anni dopo la nascita della Repubblica Popolare Cinese.

LA REPUBBLICA POPOLARE CINESE

Correva l’anno 1949 quando Mao, il 1° ottobre, proclamò la fondazione della Repubblica Popolare Cinese (RPC) da piazza Tian’anmen. L’esercito popolare di liberazione a gennaio aveva conquistato Pechino, a marzo Nanchino e poi Shanghai, scacciandone gli ultimi colonizzatori occidentali. I comunisti avevano combattuto contro l’invasore giapponese e contro Chiang Kai-shek, capo del Guomindang che riparava a Formosa, sconfitto al termine di una sanguinosa guerra civile. Forgiati nelle grotte dello Yan’an, luogo di approdo della Lunga Marcia, intellettuali e militari, di estrazione contadina o borghese, tra i quali ben presto si impose Mao Zedong, seppero dare vita a una nuova idea di comunità nazionale, temprata attraverso la forza del sacrificio, dell’onestà, dell’abnegazione filiale, della frugalità, delle privazioni.  Questa narrazione “eroica” è evocata nel Preambolo della vigente costituzione.

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Fig. 1 – Una statua gigante di Mao nella provincia dell’Henan

DA MAO A DENG

All’indomani della vittoria questi valori si intrecciarono con violente lotte interne che sfociarono nella Rivoluzione Culturale, di cui oggi si riconoscono i terribili errori, che però non vengono considerati sufficienti dai comunisti cinesi per inficiare quanto di buono fatto da Mao. La successiva apertura, che permise alla Cina l’ingresso nei contesti di cooperazione regionale e globale, fu resa possibile da una politica incentrata sullo sviluppo di una forte e moderna economia, elaborata da Deng Xiaoping ed essenziale per la sicurezza interna, in funzione antisovietica e velatamente sostenuta dagli Stati Uniti. Grazie a questa congiuntura internazionale, all’esperienza di assoluta miseria patita per anni, all’incredibile capacità di elaborazione culturale e dottrinale, la Cina è passata in pochi decenni da economia povera e isolata a “super potenza” mondiale, con un PIL pro-capite in continua, costante crescita, che consente al Partito Comunista, dopo 70 anni, una guida indiscussa, in una sorta di contratto sociale cui la popolazione aderisce nella misura in cui gode, all’interno, di un livello di vita sempre migliore e, all’esterno, di un crescente prestigio.

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Fig. 2 – Deng Xiaoping e Jimmy Carter durante la visita del leader cinese negli USA del novembre 1979

LE PROFEZIE DELLA RIVISTA DEL FIUME XIANG

Esattamente cento anni fa, nel 1919, Mao era tornato nella capitale dello Hunan, dove era nato e dove aveva partecipato al movimento del 4 maggio, che vide per la prima volta l’intellighenzia progressista saldarsi alle forze sociali emergenti. In questo contesto culturale favorevole, il Grande Timoniere aveva avviato una pubblicazione all’avanguardia, “La rivista del fiume Xiang(Xiang jiang Ping lun) in cui veicolava, nei soli quattro numeri usciti prima della soppressione, gli ideali della rivista “Gioventù Nuova” (Xin Qingnian), che dovevano svegliare un popolo afflitto dal colonialismo e immobilizzato dalla tradizione autoritaria confuciana per guidarlo sulla strada della grande armonia. Dopo 30 anni, Mao stesso proclamò, in piazza Tian’anmen, che il popolo cinese si era levato in piedi, e, sulla base di questa visione maoista, Deng Xiaoping metteva successivamente in moto il suo nuovo corso, corroborando una sempre maggiore legittimazione del Partito, che sopravviveva alla fine delle ideologie e alla caduta del comunismo sovietico, grazie ai successi economici, in un contesto internazionale di crisi diffusa. L’intuizione profetica di Mao si può considerare pienamente raggiunta dopo il XIX Congresso del PCC, che ha segnato il trionfo apparente di un partito, che Mao aveva reso autoctono e originale, elaborando una linea alternativa, il cui fulcro non ruotava intorno al proletariato urbano, ma alle masse contadine. Il disegno di una nuova Cina potente, prospera, moderna, democratica (non nel senso occidentale del termine), socialista, armoniosa e “bella” (come scritto nella Costituzione emendata nel 2018), su ispirazione del fondatore della RPC, ha permesso questa rinascita che sta consentendo alla RPC di tornare a essere il centro del mondo, essenza del Zhong Guo, il Paese del Centro.

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Fig. 3 – La parata militare di Pechino per celebrare il 70° anniversario della Repubblica popolare cinese

SFIDE GLOBALI

I festeggiamenti del 1° ottobre sono stati accompagnati da una parata imponente con sfoggio delle più raffinate tecnologie, tra droni stealth e missili balistici intercontinentali Df-41,  per un impegno militare sempre più diffuso che ha stupito i più importanti rappresentanti della diplomazia mondiale, arrivati a Pechino dal Daxing International Airport, nuovissima stella le cui cinque punte sono il frutto di robotica, 5G, riconoscimento facciale, intelligenza artificiale, meta-dati, sotto un cielo sempre meno grigio, grazie all’impegno ecologico intrapreso negli ultimi anni. L’ideologia capital-comunista di Xi Jinping si trova però a fare i conti con il sempre maggiore divario nella distribuzione del reddito, in un Paese in cui proprio Mao aveva elaborato la mitologia dell’uguaglianza. Il benessere sempre più diffuso, che si interseca con l’aspra guerra dei dazi in corso con gli Stati Uniti, rende sempre più imprescindibile una rivisitazione della crescita in termini qualitativi. A ciò si aggiunge il ruolo sempre più importante che la Cina riveste nei Paesi in via di sviluppo, spesso ancora seriamente danneggiati dal proprio passato coloniale, di fronte ai quali il Paese di Mezzo cerca di porsi come interlocutore affidabile e credibile, in grado di collegare l’agognata rinascita dell’Impero Celeste in una cornice di armonia globale.

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Fig. 4 – Manifestazione a Hong Kong contro il Governo di Carrie Lam e le crescenti ingerenze politiche di Pechino

LA GIOVENTÙ NUOVA DALLA ANTICA CINA A HONG KONG

Nei primi anni del Ventesimo secolo Mao si legò al movimento della Gioventù nuova che convogliò l’impegno di una nuova generazione di giovani colti, che furono i primi artefici dell’epocale cambiamento cinese e che diede un notevole contributo allo sviluppo del partito comunista. Dopo cento anni un altro gruppo di giovani, e anche meno giovani, sta muovendo dalle strade di Hong Kong con l’intento di risvegliare un Paese straordinariamente evoluto, ma ancora avvolto nelle maglie di un forte autoritarismo. Una situazione paradossale, perché lo stesso Governo di Pechino ha riconosciuto più volte, a livello internazionale, il valore universale dei diritti dell’uomo, salvo poi violarli abbondantemente sul proprio territorio nazionale e nella piccola enclave del Porto dei Profumi. A Hong Kong le tensioni continuano a crescere e il cardinale Joseph Zen, vescovo emerito della città, ha invitato ripetutamente a porre fine alle violenze, ma senza successo, mentre la governatrice Carrie Lam ormai non esclude più nessuna opzione per porre un freno al caos. Dopo l’allunaggio della sonda Chang’e 4 sulla parte nascosta della Luna lo scorso gennaio, il mondo attende di conoscere anche la faccia, ancora nascosta, di una Cina che potrà veramente guidare il mondo solo se saprà affascinare con una nuova era, che non sia più macchiata di sangue.

Elisabetta Esposito Martino

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Elisabetta Esposito Martino

Sono nata nello scorso secolo, anzi millennio, nel 1961. Mi sono laureata in Scienze Politiche, Indirizzo Internazionale, presso La Sapienza con una tesi sul consolidamento della Repubblica Popolare cinese (1949 – 1957); ho conseguito il  Diploma in Lingua e Cultura Cinese presso l’Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente di Roma ed il Perfezionamento in Lingua Cinese presso l’ISMEO. Sono stata delegata italiana per l’International Youth culture and study tour presso la Tamkang University Taipei, e poi docente di discipline giuridiche ed economiche. Ho lavorato come consulente sinologa e svolto attività di ricerca. Ora lavoro in un ente di ricerca e continuo la mia formazione (MIP Business School del Politecnico di Milano e dalla SDA Bocconi School of Management, Griffith College di  Dublino, Francis King School of English di Londra, EC S.Julians di Malta). Ho pubblicato sull’”Osservatorio Costituzionale”, dell’associazione italiana dei costituzionalisti  (AIC) , su “Affari Internazionali” e su “Mondo Cinese”.
Dopo aver sfaccendato tra pappe e pannolini per quattro figli, da quando sono cresciuti ho ripreso alla grande la mia antica passione per la Cina, la geopolitica  e le istituzioni politiche e costituzionali. Suono la chitarra, preparo aromatici tè ma non mi sveglio senza… il caffè!