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In 3 sorsi – Stretta tra rallentamenti economici e incertezze politiche, la Germania attraversa un periodo complicato che rischia di mettere in discussione la sua leadership europea.

1. LE ULTIME ELEZIONI REGIONALI

Il mese scorso si sono svolte le elezioni regionali per i Länder del Brandeburgo e della Sassonia.
L’appuntamento elettorale, al quale hanno preso parte più di 5 milioni di elettori, ha rappresentato un importante test per verificare lo stato di salute dei partiti di governo, l’Unione Cristiano-Democratica (CDU) e il Partito Socialdemocratico (SPD), oltre che per analizzare la crescita del partito nazionalista di estrema destra Alternative für Deutschland (AFD).
In Brandeburgo i sondaggi della vigilia vedevano un testa a testa tra l’AFD e l’SPD. Alla fine la vittoria è andata alla forza socialista con il 26,2% dei consensi. I nazionalisti si sono fermati al 23,5% , ottenendo comunque un significativo risultato.
In Sassonia, invece, i cristiano-democratici hanno vinto la contesa elettorale con il 32,5% dei voti, ma con una perdita del 7% dei voti rispetto alle elezioni precedenti. Al secondo posto, davanti all’SPD, troviamo l’AFD con un 27,8% dei consensi che conferma la crescita della forza dell’estrema destra, specialmente nell’area Est del Paese.
Oltre all’incremento dei nazionalisti, le ultime elezioni regionali tedesche hanno inoltre visto un forte aumento dei consensi del Bündnis 90/Die Grünen (Alleanza 90/I Verdi). Il partito di Annalena Baerboc e Robert Habeck, dopo il 20,5% delle scorse elezioni europee, continua a crescere sempre di più nel Paese complice una crescente preoccupazione che i cittadini tedeschi stanno dimostrando di avere verso le questioni climatiche.

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Fig. 1 – Annalena Baerbock, leader dei Verdi

2. IL CONTESTO POLITICO NAZIONALE

Proprio su questo tema, e per contrastare l’avanzata del partito ecologista, alcune settimane fa, la Grosse Koalition del Governo tedesco ha approvato un pacchetto di misure a tutela del clima (Klimapaket) con l’obiettivo di investire 100 miliardi di euro entro il 2030.
Il piano green varato dall’esecutivo retto da Angela Merkel non sembra comunque soddisfare i cittadini tedeschi.
Secondo il sondaggio Politbarometer, diffuso a fine settembre dal canale pubblico tedesco ZDF, i Verdi sarebbero, nelle intenzioni di voto, in parità con la CDU con il 27% dei consensi. Addirittura l’AFD sarebbe la terza forza politica con il 14%, superando la SPD (13%).
Inoltre, secondo lo stesso sondaggio, il politico più popolare del Paese risulta essere Winfried Kretschmann, governatore “verde” del Länder Baden Wuerttemberg, con la Merkel relegata al secondo posto.
Le (contestate) riforme ambientali del Governo non bastano per spiegare il calo dei consensi degli storici partiti tedeschi, e la conseguente ascesa di verdi e nazionalisti.
Gli ultimi dati testimoniano un significativo rallentamento dell’economia della locomotiva tedesca.
Questa fase di instabilità economica viaggia di pari passo con una situazione politica interna complicata. Ideologie e storie diverse tra i partiti che compongono il Governo sono alla base della mancata capacità di questo esecutivo di attuare riforme strutturali per rendere l’economia tedesca più competitiva nel lungo termine.

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Fig. 2 – Sta per volgere al termine la leadership quindicennale di Angela Merkel

3. VERSO UN CAMBIO DI LEADERSHIP EUROPEA?

I partiti tradizionali sono in crisi di rappresentanza e l’economia tedesca non gode di ottima salute.
Angela Merkel, sebbene resti il leader più autorevole del Paese, si avvia alla fase del tramonto politico. La Cancelliera ha già annunciato che non si ricandiderà alle prossime elezioni federali, che si svolgeranno nel 2021, confermando la volontà di ritirarsi dalla vita politica. Dal dicembre dello scorso anno ha lasciato anche la presidenza del partito a favore della sua fedelissima Annegret Kramp-Karrenbauer (attuale Ministro della Difesa).
La Merkel è stata il politico più autorevole, importante e influente del Vecchio Continente e l’eredità che lascerà sarà sicuramente pesante.
Il quadro attuale, oltre ad essere instabile, non sembra presentare leader all’altezza dell’attuale Cancelliere. Questa situazione di incertezza potrebbe, quindi, avvantaggiare la Francia di Emmanuel Macron.
Il Presidente transalpino, che non ha mai celato le sue ambizioni di protagonismo europeo, punta, sfruttando la vicenda Brexit e il momento di appannaggio economico/politico tedesco, a riportare Parigi alla guida dell’UE. Saprà la politica tedesca elaborare un ricambio di leadership all’altezza della Merkel?

Luca Rosati

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Luca Rosati

Laureato in scienze politiche e relazioni internazionali presso l’Università degli Studi di Torino. Ho svolto un periodo di studio presso la facoltà di Scienze Sociali di Parigi nell’ambito del programma Erasmus. Ho lavorato due anni presso la pubblica amministrazione francese dove mi sono occupato di programmi e progetti europei (fondi europei, programma Erasmus, Eures, Servizio Volontario Europeo). Attualmente sono impiegato presso il dipartimento Affari Europei della Regione Valle d’Aosta dove mi occupo di progettazione europea e di comunicazione sulle attività dell’Unione Europea. Faccio inoltre parte dell’Associazione Italiana Giovani per l’Unesco.

Collaboro con Il Caffè Geopolitico in quanto appassionato al tema delle relazioni internazionali, del processo di integrazione europea e del rapporto tra gli Stati membri.