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In 3 sorsiI numerosi incendi che ad agosto hanno colpito l’Amazzonia hanno causato molti timori per la comunità internazionale; ma al di là della crisi ambientale si nascondono grandi interessi economici

1. L’AMAZZONIA IN FIAMME

L’agosto scorso l’intera regione del bacino del Rio delle Amazzoni è stata investita da una serie d’incendi. Si tratta delle queimadas, incendi che periodicamente colpiscono molte parti della foresta amazzonica a causa dell’azione dei coltivatori che utilizzano il fuoco per eliminare sterpaglie e aumentare la fertilità dei terreni. Quest’anno il numero di queimadas è cresciuto sensibilmente rispetto allo scorso. Il Paese più colpito dagli incendi è stato il Brasile, dove si trovano circa due terzi della foresta amazzonica. L’attuale Presidente del Brasile, Jair Messias Bolsonaro, è notoriamente un critico delle politiche ambientali. In campagna elettorale aveva promesso ai latifondisti e agli agricoltori la possibilità di sfruttare “ragionevolmente” l’Amazzonia. Una volta eletto, ha epurato i vertici dell’INPE, l’istituto preposto al controllo meteorologico sulla regione amazzonica, e ha lentamente smantellato tutte le strutture di controllo della regione. In seguito al divamparsi degli incendi il presidente brasiliano ha dapprima cercato di minimizzare i fatti e, successivamente, quando il disastro non era più negabile, ha iniziato ad accusare le ONG di aver provocato i roghi per vendicarsi del taglio dei finanziamenti decisi dal suo Governo.

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Fig. 1 – Un vigile del fuoco impegnato a lottare contro le fiamme in Amazzonia

2. L’IMPORTANZA AMBIENTALE E COMMERCIALE DELL’AMAZZONIA

L’Amazzonia è la più grande foresta pluviale del mondo, rappresenta una gigantesca riserva di biodiversità e riveste un ruolo fondamentale nel contrasto al riscaldamento globale. Oltre a svolgere un ruolo di primo piano dal punto di vista ambientale, l’Amazzonia è sempre più importante per l’economia mondiale. Negli ultimi anni la rapida espansione dell’economia cinese e la sua crescente domanda di generi alimentari ha reso il Brasile il più grande esportatore di carne e soia a livello mondiale. In più, la guerra commerciale in corso tra Stati Uniti e Cina ha spinto Pechino a sostituire le importazioni di beni agricoli provenienti da Washington aumentando contestualmente quelle provenienti dal Brasile. Tali tendenze hanno comportato un forte aumento della deforestazione, a causa della crescente necessità di terre per gli agricoltori e allevatori brasiliani. Secondo molti osservatori lo sfruttamento della foresta Amazzonica potrebbe crescere ulteriormente in futuro a causa dell’accordo commerciale tra il Mercosur e l’Unione Europea. Tale accordo, siglato in luglio, favorirebbe un aumento delle esportazioni di generi alimentari verso l’Europa, incentivando l’espansione delle aree agricole e dei pascoli verso la foresta.

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Fig. 2 – Bolsonaro incontra Trump durante una visita alla Casa Bianca

3. LE RIPERCUSSIONI INTERNAZIONALI DELLA CRISI IN AMAZZONIA

La controversa gestione di Bolsonaro sulla crisi dell’Amazzonia ha causato diverse reazioni internazionali. La posizione più critica è stata assunta dalla Francia, dove il presidente Emmanuel Macron ha minacciato di far saltare la ratifica dell’accordo tra Ue e Mercosur se Brasilia non si fosse impegnata credibilmente a rispettare il Patto sul clima di Parigi. La presa di posizione francese è stata seguita da analoghe dichiarazioni del Governo irlandese e dalla bocciatura del parlamento austriaco alla ratifica del trattato commerciale. Tuttavia, il tentativo di bloccare l’accordo commerciale da parte di questi paesi sembra avere più a che fare con la difesa dei loro settori agricoli, minacciati dalle importazioni dall’America Latina, che con ragioni ambientali. D’altra parte, il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha reagito alle critiche europee nei confronti di Bolsonaro scegliendo di schierarsi in difesa del suo omologo brasiliano. Il Governo cinese, invece, ha preferito non esprimere alcuna posizione ufficiale in merito alla vicenda.

Sebastiano Coeda

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