"Belarusian President Alexander Lukashenko meets with OSCE PA President Christine Muttonen on the margins of the Minsk Annual Session, 5 July 2017" by oscepa is licensed under CC BY-SA
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Ristretto – Dopo ben 11 anni di sostanziale congelamento delle relazioni diplomatiche bilaterali, Stati Uniti e Bielorussia sembrano intenzionate a formalizzare lo scambio degli Ambasciatori. Un importante segnale di avvicinamento all’Occidente che arriva in un momento decisivo per il completamento dell’Unione statale tra Russia e Bielorussia.

Era il 2008 quando gli Stati Uniti introdussero delle sanzioni contro la Bielorussia per contrastare le ipotizzate e reiterate violazioni dei diritti umani promosse nell’ex Repubblica sovietica dal suo primo e unico Presidente, Aleksandr Lukashenko, al potere dal 1994. In seguito all’introduzione delle sanzioni, il Governo di Minsk decise di ridurre drasticamente il personale diplomatico statunitense in servizio presso l’Ambasciata nella capitale bielorussa, provocando il conseguente richiamo dell’Ambasciatore da parte della Casa Bianca.
Ora, dopo che già nel 2016 l’Occidente aveva ridotto significativamente le sanzioni economiche contro Minsk, il recente incontro tra il Sottosegretario di Stato agli Affari Politici americano, David Hale, e Lukashenko sembra indicare che i tempi sono maturi per un definitivo riavvicinamento tra i due Paesi. La Bielorussia è da sempre nel mirino del fronte atlantico per via della permanenza di un sistema politico quasi dittatoriale, per la mancanza di libere elezioni e soprattutto per l’ambiguo rapporto di fratellanza esistente con la Russia nell’ambito della Soyuznaya Gosudarstva, l’unione statale fondata nel 1997 e mai del tutto completata.
A tal proposito, nonostante i negoziati con Mosca procedano speditamente lungo una roadmap che conduca alla creazione di una vera e propria confederazione entro il 2022, il miglioramento delle relazioni con Washington testimonia gli sforzi della Bielorussia orientati a un bilanciamento della sua politica estera, fino a ora marcatamente (e inevitabilmente) filo-russa e piuttosto diffidente nei confronti dell’Occidente. Questa svolta permetterà a Minsk di esercitare nello scacchiere geopolitico dell’Europa orientale un ruolo determinante, garantendosi un maggior potere negoziale sia con la Russia, da cui è economicamente indipendente, che con l’UE e gli Stati Uniti. Una tattica del “pendolo” che, se usata con cautela, porterà evidenti benefici all’economia di un Paese bisognoso di sviluppo.

Filippo Malinverno

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