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In 3 sorsiA inizio settembre, il premier Mamuka Bakhtadze ha rassegnato le dimissioni, ritenendo di aver adempiuto ai suoi doveri e di aver raggiunto gli obiettivi prefissati del suo mandato. Un cambio di vertice che non ha comportato particolari shock politici, ma che anzi ha riproposto temporaneamente la stessa soluzione con nomi diversi.

1. LE DIMISSIONI DI BAKHTADZE

Il 2 settembre 2019, Mamuka Bakhtadze, Primo Ministro georgiano ed esponente del partito di Governo Sogno Georgiano (SG), ha annunciato le sue dimissioni. La motivazione ufficiale, riportata sui social, sarebbe il compimento della missione politica che il Premier si era dato al momento dell’insediamento, avvenuto poco più di un anno fa. Dando il giusto peso alla bontà delle parole dell’ex Primo Ministro, è evidente come sia stata la difficile congiuntura politico-economica venutasi a creare in Georgia a condurre a tale decisione, altrimenti improbabile a meno di un anno dalle prossime elezioni parlamentari, da stabilire entro ottobre 2020. Il lari, la moneta nazionale georgiana, sta soffrendo una svalutazione record rispetto al dollaro, sollevando numerose critiche alle politiche del Governo. Inoltre l’ondata di proteste di giugno a Tbilisi ha scalfito la tenuta dell’esecutivo che, dopo essere finito nell’occhio del ciclone per i violenti scontri tra forze dell’ordine e civili, nelle settimane successive ha ceduto ad alcune richieste dei manifestanti. E proprio nel mirino della piazza era finito il successore di Bakhtadze, l’ex Ministro dell’Interno Giorgi Gakharia.

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Fig. 1 – Conferenza stampa di Giorgi Gakharia dopo che il suo Governo ha ottenuto la fiducia in Parlamento, 8 settembre 2019

2. GIORGI GAKHARIA, IL TRAGHETTATORE

L’immagine politica di Giorgi Gakharia è diventata molto controversa, soprattutto dopo la dura reazione delle forze di sicurezza nei primi giorni delle manifestazioni nella capitale. Le sue dimissioni dal Ministero dell’Interno sono state pretese a gran voce nelle settimane successive, ma questo appello è rimasto inascoltato, accrescendo il malumore nei confronti del Ministro. La scelta di SG e del patron Bidzina Ivanishvili di promuovere Gakharia a Premier lascia qualche interrogativo, alla luce dello scarso appeal del politico, che dovrà portare a termine il mandato fino alla prossima tornata elettorale. Oltre al malcontento popolare, Gakharia deve fronteggiare le aspre critiche delle opposizioni, che lo hanno definito “uomo di Mosca” e non hanno partecipato al voto sull’insediamento del nuovo Governo. Un gesto simbolico, ma ininfluente per SG che, forte di una schiacciante maggioranza di seggi, ha approvato il nuovo esecutivo.

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Fig. 2 – Manifestazione a Tbilisi contro la visita del deputato russo Sergei Gavrilov, 29 giugno 2019. Nel mirino dei dimostranti era finito anche Gakharia, accusato di avere favorito la visita di Gavrilov

3. LA DEMOCRAZIA GEORGIANA E LA STRADA PER IL 2020

Tra i primi incontri del neo-premier, quello con il Rappresentante speciale UE Toivo Klaar, a conferma della linea fortemente europeista del Governo e del supporto di Bruxelles. Tuttavia, sulla lunga strada per l’Europa, pesano sia la complessa situazione internazionale del Caucaso, sia la tenuta delle Istituzioni democratiche georgiane. Le elezioni del 2020 saranno un banco di prova decisivo per verificare la possibilità di un’alternanza democratica o la conferma del monopolio di SG. Il partito di Ivanishvili non conosce effettivamente rivali in termini di risorse finanziarie e visibilità mediatica, mentre l’opposizione rimane frammentata, senza offrire particolari alternative politiche agli elettori. Uno spiraglio potrebbe aprirsi sommando alcuni nuovi fattori. Uno di questi è la riforma del sistema elettorale, richiesta dalla piazza e accolta dal Governo, che diventa così un proporzionale puro, senza soglie di sbarramento, e che potrebbe rimodellare la rappresentazione del consenso di SG. Inoltre il fermento sociale creatosi dopo le ultime manifestazioni e la diffusa sfiducia verso Gakharia e il partito di Governo potrebbero risultare determinanti. L’organizzazione di un ampio movimento civico, concretizzatasi raccogliendo le istanze delle ultime proteste, getta nuove incognite sulla prossima tornata elettorale. Il rimpasto di Governo non ha cambiato nulla, così come non cambiano le numerose sfide per Tbilisi.

Mattia Baldoni

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Mattia Baldoni

Laureato in Sviluppo locale e globale presso l’Università di Bologna. Ha partecipato a progetti europei di cooperazione internazionale in Georgia (identità europea, processo di integrazione e questioni relative alle frontiere), Grecia e Bulgaria, e a una Summer School sul Partenariato orientale dell’UE a Baku (Azerbaijan), organizzata dall’Università ADA, DAAD e Università di Bologna. Attualmente è redattore-capo per Osservatorio Russia e collaboratore di Il Caffè Geopolitico. I suoi interessi principali riguardano la politica russa e le relazioni internazionali in MENA, Caucaso e Asia centrale.