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In 3 sorsi – Tutti noi ricordiamo la pubblicazione di decine di migliaia di mail appartenenti ad Hillary Clinton nel corso della duramente combattuta campagna presidenziale americana del 2016. Un evento non isolato, al quale hanno fatto seguito tutta una serie di azioni sospette, tanto negli Stati Uniti quanto in Europa. Potrebbe stavolta essere il turno del Canada, dove si terranno a breve (il 21 ottobre) le elezioni generali per il rinnovo del parlamento?

1. PREPARARSI ALLO SCONTRO

Le elezioni del 21 ottobre vedranno l’attuale Premier uscente del partito liberale, Justin Trudeau, incalzato dal suo avversario conservatore, Andrew Scheer. Sebbene fino a pochi mesi fa la posizione di Trudeau sembrasse salda, lo scorso inverno le dimissioni del Ministro della Giustizia Jody Wilson-Raybould, rea di aver insistito nell’indagare su alcune tangenti pagate da un’impresa canadese a funzionari libici per potersi aggiudicare appalti favorevoli, avevano scatenato un vero e proprio scandalo. Erano poi state seguite a poca distanza da quelle del Ministro dell’economia Jane Philpott, critica nei confronti delle pressioni esercitate dal Primo Ministro sull’ex-Ministro della giustizia; anche il Segretario particolare dello stesso Trudeau aveva rassegnato le dimissioni per la stessa ragione. I sondaggi non aiutano a gettare luce sull’esito delle elezioni: dopo qualche mese di relativo dominio del partito conservatore (in media 5 o 6 punti percentuali), i liberali sembrano essere riusciti a recuperare alcuni punti, attestandosi sulle stesse percentuali degli avversari (33-34%). Da segnalare, tuttavia, una sensibile diminuzione del tasso di approvazione di Trudeau, dal 41% nel mese di novembre 2018 al 32% attuale, con un minimo del 29% a marzo.

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Fig. 1 – Il Primo Ministro canadese Justin Trudeau

2. L’AZIONE DEGLI HACKER

La posizione di difficoltà nella quale versa Trudeau, la peculiare condizione politica del Canada – una nazione tendenzialmente liberal, aperta all’immigrazione e per il momento refrattaria all’influenza della destra populista – e le recenti baruffe con alcuni Paesi poco democratici rendono Ottawa più vulnerabile a rappresaglie informatiche da parte di potenze straniere. Nel 2017, ad esempio, il Ministro degli Esteri canadese Chrystia Freeland era stata vittima di una pesante campagna diffamatoria perpetrata da hacker presumibilmente al soldo del Governo russo, del quale lei stessa era una ferma avversaria. In quella circostanza, i russi avevano messo in giro la voce che il suo bisnonno, ucraino, avesse attivamente partecipato all’occupazione tedesca della Polonia durane la Seconda Guerra Mondiale. Questo, assieme ad altri cyberattacchi contro altre nazioni, ed in particolare all’attacco hacker ai danni del partito democratico statunitense con la risultante rivelazione di decine di migliaia di email, ha spronato Trudeau ad agire.

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Fig. 2 – Il Ministro degli esteri Chrystia Freeland

3. LE CONTROMISURE INTRAPRESE

Ben deciso a non farsi cogliere impreparato, il Governo canadese si è presto adoperato per prevenire ogni eventualità. Dopo aver inviato agenti in Europa e negli Stati Uniti per osservare le criticità maggiori in ambito informatico, Trudeau ha messo Karina Gould a capo di un gruppo – facente riferimento direttamente al Governo – con lo specifico compito di trovare delle soluzioni per contrastare gli atti di pirateria informatica. Una delle prime misure approvate è stata una legge che, obbligando le varie piattaforme a tenere dei registri dei post pubblicati e di coloro i quali li hanno autorizzati, vorrebbe aumentare la trasparenza degli annunci politici online – a differenza di Facebook e Twitter, tuttavia, Google ha rifiutato di collaborare. È stato costituito un ulteriore direttorio di cinque membri super-partes, con il compito di avvertire la popolazione in caso di pericolosi attacchi capaci di influenzare pesantemente l’esito politico delle future elezioni. Inoltre, si è deciso di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla pericolosità dei cyberattacchi. Gli sforzi profusi dal Canada per contrastare l’attività degli hacker sono stati motivo di lode presso le intelligence degli altri Paesi, in particolare negli Stati Uniti; tuttavia, permangono ancora dubbi sull’effettiva capacità delle contromisure messe in atto, dovessero queste ultime essere messe effettivamente alla prova.

Vincenzo G. Romeo

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