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Consigli non richiesti: Europa – I nostri suggerimenti al Governo “Conte bis” sulla politica estera italiana

Lo stato delle relazioni

Il nuovo governo dovrà agire in Europa per superare l’isolamento autoinflitto dell’esecutivo precedente. Qualora l’indirizzo italiano durante il Conte “1” sarà giudicato come una(infelice) parentesi, di transizione e sperimentazione, dagli altri Paesi europei e dalle istituzioni europee, allora è possibile  che questi ultimi saranno ben predisposti a riprendere il dialogo costruttivamente con Roma; di certo le più recenti dichiarazioni lasciano trasparire un’inclinazione in tal senso. La scelta di nominare personalità quali Gualtieri, Guerini e Amendola rispettivamente alla guida dei ministeri dell’Economia, della Difesa e degli Affari Europei, così come la nomina di Paolo Gentiloni a Commissario Europeo in “quota” italiana, potrebbero indicare che sarà il Partito Democratico a gestire l’interlocuzione con i partner europei dell’Italia. Ciononostante, la presenza dell’elemento del Movimento Cinque Stelle (M5S) nella compagine di governo, nonché la nomina di Di Maio agli Esteri (seppure la formulazione della politica estera italiana sia sempre più nelle mani della Presidenza del Consiglio dei Ministri), indurrà alla cautela le altre capitali, memori degli eccessi retorici e sgarbi diplomatici del precedente governo (si pensi al maldestro sostegno del M5S ai Gilets Jaunes). Fatte queste premesse, i dossier su cui dovrà concentrarsi l’azione di governo in Europa sono molteplici.

Le priorità

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  • Economia: una delle priorità sarà riportare l’Italia sulla strada della credibilità finanziaria ed allo stesso tempo imbastire una revisione delle politiche europee che portino a misure più espansive. Le misure correttive adottate a luglio sotto la direzione di Tria, nonché risultati migliori del previsto sul lato delle entrate, garantiranno margini di manovra più ampi al nuovo governo per l’imminente nota di aggiornamento al DEF. Inoltre, la credibilità nella gestione delle finanze portata in dote dalla nomina di Roberto Gualtieri potrebbe incontrare orecchie più inclini all’ascolto presso la prossima Commissione. In aggiunta a ciò, nel prossimo autunno l’Unione Europea si troverà ad affrontare l’approvazione del prossimo Quadro Finanziario Pluriennale 2021 – 2027. L’Italia potrà giocare un ruolo di primo piano in sede di Consiglio in modi già sottolineati sulle pagine del Caffè.
  • Migrazioni: l’altro grande dossier è quello della gestione dei flussi migratori. Da tempo l’Unione Europea tenta di trovare un accordo per la riforma del Trattato di Dublino senza successo. L’avvicinamento dell’Italia a Paesi quali Ungheria e Polonia sotto il precedente esecutivo ha indubbiamente indebolito la posizione negoziale dei Paesi disponibili, se non favorevoli, ad una revisione delle attuali regole, quali Grecia, Spagna, ma anche Francia e Germania. L’Italia dovrà ritrovare il proprio posto tra i Paesi con i quali condivide obiettivi comuni su questa questione, aiutata da una più pragmatica e meno spettacolarizzata gestione da parte dei nuovi ministri. Un primo, significativo passo in questa direzione, potrebbe essere segnato da un nuovo approccio olistico alla questione, che non releghi un fenomeno epocale e di vasta scala, come quello migratorio, a una mera problematica da gestire con misure emergenziali. La visione di medio-lungo periodo per una gestione condivisa e seria dei flussi migratori, dovrà senz’altro tenere presente le necessità socio-economiche dei paesi di primo approdo e non ridurre la questione migratoria a semplice elemento da analizzare sotto la lente della sicurezza. Nuove formule di integrazione possono essere elaborate partendo da fortunate esperienze messe in atto da altri paesi membri.
  • Difesa: capitolo meno discusso, ma senz’altro non meno rilevante, saranno gli sviluppi nel settore difesa. Secondo alcune indiscrezioni, l’Italia dovrebbe presto annunciare la propria adesione al progetto del caccia di sesta generazione “Tempest”, programma britannico che vede la partecipazione anche della Svezia. Ciò escluderebbe il Paese dal programma “europeo” FCAS, sostenuto da Francia, Germania e Spagna. Al tempo stesso vi sono speculazioni che l’Unione potrebbe dotarsi di una Direzione Generale per la Difesa. Un risvolto che potrebbe essere di non poco conto, specie se venisse scelta la Commissaria designata dalla Francia, SylvieGoulard per la direzione del nuovo portfolio, che potrebbe lanciare segnali di rinnovato interesse europeo per la promozione del settore difesa comunitario ed al quale Roma si presenterebbe quale parte di un programma parallelo al FCAS. Ultima questione legata all’industria della difesa, il nuovo governo dovrà anche lavorare sulla nascente partnership fra Finacantieri e la francese Naval Group.
  • Commercio estero: l’Italia dovrebbe abbandonare le tendenze protezioniste che hanno accompagnato la precedente esperienza di Governo per un semplice motivo: l’apertura al libero scambio è funzionale alla nostra economia, tradizionalmente vocata all’export. Per questo il Governo dovrebbe spingere per una ripresa dei negoziati con gli Stati Uniti, in maniera da “disinnescare” ulteriori minacce da parte di Trump, e anche favorire la ratifica parlamentare del CETA, l’accordo di libero scambio con il Canada che si sta dimostrando – nella fase di applicazione provvisoria – estremamente positivo per le nostre esportazioni. In particolar modo, l’Italia dovrebbe puntare a inserire la protezione dei marchi e dei prodotti coperti da indicazioni geografiche d’origine tra le linee europee imprescindibili ai tavoli negoziali con paesi terzi. Scevro di ogni intento protezionistico o sovranista, i prodotti coperti da certificazioni di origine sono sempre più apprezzati sui mercati esteri, e spesso fanno da traino alle nostre esportazioni. Garantendo la protezione dei certificati di origine attraverso i trattati di libero scambio con i paesi terzi fornirebbero ai paesi europei tutti un valido strumento di lotta alla contraffazione, tanto dannosa per le nostre aziende quanto per la salute dei consumatori in alcuni casi. E’ chiaro che una tale iniziativa debba essere a trazione italiana, essendo tra i paesi leader in EU con più prodotti a origine controllata registrati. Pensiamo che il governo neo-insediato, libero dal carico della dialettica sovranista del precedente esecutivo, abbia gli strumenti per poter inserire nell’agenda europea tale sensibilità con proposte concrete e rinnovate capacità di dialogo con i partners europei. L’Italia dovrebbe anche continuare a perseguire un avvicinamento alla Cina, adottando però un approccio pragmatico e concertato con gli altri partner europei.

Matteo Zerini e Anita Nappo

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