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Consigli non richiesti: Asia – I nostri suggerimenti al Governo “Conte bis” sulla politica estera italiana

Lo stato delle relazioni

L’Asia rappresenta l’area geopolitica più importante del mondo globalizzato in cui il Governo italiano può e deve assumere un ruolo importante, inserendosi con autorevolezza nei nuovi equilibri geostrategici mondiali e tessendo una rete di relazioni internazionali efficienti ed efficaci. Nell’area, la Cina rappresenta ovviamente un interlocutore privilegiato e che merita grande attenzione da parte nostra. Pechino riconosce infatti la solidità e ricchezza culturale dell’Italia, una marcia in più che potrebbe consentirci di approfondire i legami con Pechino, forieri di opportunità enormi da una parte e terreno fertile in cui iniettare la creatività italiana dall’altra. Dopotutto siamo da sempre una fucina di filosofie e pensieri originali, che potrebbe anche dare un contributo significativo alla risoluzione della crisi di Hong Kong, in cui abbiamo non pochi interessi da tutelare. Tuttavia la Cina non può essere l’unico punto di riferimento per l’Italia in Asia. Fondamentale è anche rilanciare i rapporti con l’India, altro gigante geopolitico in divenire, che sono stati messi a dura prova negli anni scorsi dal controverso caso dei marò. Inoltre vanno intensificati gli sforzi per sostenere e incrementare la presenza italiana nel Sud-est asiatico, regione sempre più dinamica e vitale per l’economia mondiale. Una regione troppo spesso ignorata da Roma in passato e che merita invece un rinnovato interesse da parte sia del Ministero degli Esteri che della Presidenza del Consiglio

Le priorità

  • La “Belt and Road Initiative” e la nuova centralità del Mediterraneo. La Nuova Via della Seta potrà essere lo strumento attraverso il quale avviare una nuova era di rapporti politici, economici e commerciali, declinando il Memorandum d’intesa del marzo scorso che, proprio per sua natura giuridica, costituisce uno strumento operativo idoneo a forgiare una cooperazione bilaterale proficua, nell’ambito di un partenariato strategico globale che dovrà coinvolgere sia gli ambiti scientifici più innovativi che i beni culturali, prestando particolare attenzione alle nostre potenzialità turistiche, curando  le esportazioni dei prodotti nostrani, rappresentativi dell’Italian life style, implementando le  sinergie esistenti e creando sempre nuove opportunità. In questa ottica rientrano i percorsi della XXI Century Maritime Silk Road che fanno dell’Italia il capolinea ed il raccordo delle Vie della Seta per terra e per mare, le cui opportunità connesse ai porti e a tutti gli hub imprenditoriali che li circondano non dovranno più essere disattese.
  • Le nuove tecnologie, le ambizioni cinesi e le eccellenze italiane. Il primo atto del Governo Conte bis, in applicazione del decreto legge 11 luglio 2019, n. 64,  è stato l’esercizio  dei poteri speciali relativamente  all’acquisto di beni e servizi per la realizzazione e la gestione di reti di comunicazione elettronica basate sulla tecnologia 5G, chiamato “Golden power”, urgente in quanto legato a scadenze normative, ma foriero di conseguenze politiche da incanalare nella loro potenzialità. Le reti di 5 generazione (5G) sono attualmente il principale terreno di scontro nella sfida lanciata da Trump con la guerra sui dazi alla Cina, superpotenza scientifica e tecnologica, che contende agli Stati Uniti il primato mondiale, contrapponendo alla Silicon Valley la Great Bay Area. In questo campo si può giocare la battaglia italiana, implementando le eccellenze nelle nanotecnologie, nei big data, nel cloud computing ed in tutti i settori di rilevanza strategica, offrendo eque condizioni alle imprese cinesi, approfondendo la cooperazione, intensificando le sinergie, per rendere l’Italia un partner insostituibile. Questo richiederà investimenti in innovazione, insieme ad un’azione diplomatica vivace. In questo modo l’evidente asimmetria dei rapporti tra Italia e Cina, temperata dal contesto europeo e dalla fedeltà atlantica, potrà fare del nostro Governo un partner insostituibile per il Paese di Mezzo.
  • Riaprire la via dell’India. Dal 2012 i rapporti dell’Italia con l’India vivono una fase di grande precarietà a causa del caso Enrica Lexie e delle relative accuse di omicidio a carico dei fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Gli strascichi della vicenda hanno infatti avvelenato le relazioni tra i due Stati e messo a rischio gli investimenti economici italiani in territorio indiano. In attesa del pronunciamento del Tribunale arbitrale dell’Aja sul caso, il nuovo Governo Conte deve cercare di ripristinare i rapporti con Delhi e riaprire la strada di una proficua cooperazione bilaterale sia in ambito commerciale che diplomatico. I precedenti esecutivi hanno già fatto dei buoni passi avanti in tale direzione, ma urge continuare negli sforzi e resistere ai richiami del nazionalismo più facile e caciarone. Grande nazione e mercato dalle enormi potenzialità, l’India è troppo importante per essere ignorata o, peggio, disprezzata dal nostro Paese.   
  • Decidere cosa fare in Afghanistan. Nonostante tensioni e incertezze, un accordo di pace tra Stati Uniti e talebani sembra ormai imminente. Ciò comporterà probabilmente il ritiro del contingente militare statunitense da Kabul e un rischioso reinserimento del movimento islamista nella vita politica del Paese asiatico. In tale contesto il Governo italiano dovrà prendere decisioni difficili sul mantenimento o meno della propria presenza in Afghanistan, sia a livello militare che civile. Se si decide di rimanere, anche a seguito di scelte NATO e UE in tal senso, bisognerà stabilire con precisione il livello del proprio impegno e i possibili pericoli connessi a un’eventuale escalation dell’attuale guerra civile afghana, fornendo adeguate spiegazioni all’opinione pubblica. L’Afghanistan è stato colpevolmente dimenticato negli anni scorsi, anche per via della convinzione di una sostanziale immutabilità del quadro politico-militare locale. Con il probabile ritiro di Washington dietro l’angolo, per quanto ancora da definire nei dettagli, non è più possibile mantenere un simile atteggiamento e il Governo Conte dovrà elaborare al più presto una strategia efficace per affrontare i grandi cambiamenti all’orizzonte.
  • Coltivare la nostra presenza nel Sud-est asiatico. L’area del Sud-est asiatico è sempre più importante a livello economico, grazie anche alla rilocazione in essa di diverse grandi aziende occidentali a seguito della guerra commerciale Cina-USA. Le opportunità di business sono quindi enormi e l’Italia deve assolutamente cercare di sfruttarle al meglio, abbandonando del tutto il proprio tradizionale disinteresse verso la regione. I precedenti esecutivi hanno fatto passi avanti notevoli per raddrizzare la situazione, come testimoniato dalla visita di Conte in Vietnam del giugno scorso. Ma bisogna continuare su questa strada e intensificare il lavoro di cooperazione con i Paesi locali in ambito economico, scientifico e culturale. In più, bisogna portare avanti le proprie iniziative non solo in ambito bilaterale, ma anche in sede ASEAN, vista la costante centralità dell’organizzazione per il futuro economico e politico regionale. 

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Elisabetta Esposito Martino

Sono nata nello scorso secolo, anzi millennio, nel 1961. Mi sono laureata in Scienze Politiche, Indirizzo Internazionale, presso La Sapienza con una tesi sul consolidamento della Repubblica Popolare cinese (1949 – 1957); ho conseguito il  Diploma in Lingua e Cultura Cinese presso l’Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente di Roma ed il Perfezionamento in Lingua Cinese presso l’ISMEO. Sono stata delegata italiana per l’International Youth culture and study tour presso la Tamkang University Taipei, e poi docente di discipline giuridiche ed economiche. Ho lavorato come consulente sinologa e svolto attività di ricerca. Ora lavoro in un ente di ricerca e continuo la mia formazione (MIP Business School del Politecnico di Milano e dalla SDA Bocconi School of Management, Griffith College di  Dublino, Francis King School of English di Londra, EC S.Julians di Malta). Ho pubblicato sull’”Osservatorio Costituzionale”, dell’associazione italiana dei costituzionalisti  (AIC) , su “Affari Internazionali” e su “Mondo Cinese”.
Dopo aver sfaccendato tra pappe e pannolini per quattro figli, da quando sono cresciuti ho ripreso alla grande la mia antica passione per la Cina, la geopolitica  e le istituzioni politiche e costituzionali. Suono la chitarra, preparo aromatici tè ma non mi sveglio senza… il caffè!