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Consigli non richiesti: i nostri suggerimenti al Governo “Conte bis” sulla politica estera italiana

Lo stato delle relazioni

L’area dei Paesi ex sovietici resta estremamente dinamica e complessa. L’elezione di Zelensky in Ucraina, ad esempio, ha rappresentato un cambiamento politico importante e potrebbe aprire finalmente la strada a una risoluzione pacifica della guerra nel Donbass. Inoltre, la Bielorussia di Lukashenko ha mostrato interesse per una parziale riavvicinamento all’Occidente e le repubbliche centro-asiatiche sembrano proseguire lungo il loro difficile percorso di sviluppo economico e rinnovamento politico. Anche la situazione in Russia pare più fluida rispetto a qualche anno fa, tra segnali di ripresa economica e crescente malcontento sociale per le politiche governative. Una situazione che costringe Putin a una politica estera più cauta e che rende quindi possibile la riapertura di un dialogo costruttivo tra Mosca e i principali Paesi europei. Per l’Italia la Russia è un importante partner commerciale e le esportazioni sono in leggera ripresa dopo i primi anni del regime sanzionatorio. Anche a livello energetico, nonostante le strategie di diversificazione in atto, la Russia rimane in un’ottica di medio periodo un partner importante. E’ possibile che il nuovo Governo metta in atto un atteggiamento più cauto con Mosca dopo le polemiche che hanno colpito la Lega per la presunta tangente concordata all’hotel Metropole. Per quanto riguarda il resto dell’area ex sovietica, l’Italia ha rapporti cordiali ma un po’ superficiali con quasi tutti i Paesi membri della Comunità degli Stati indipendenti (CIS). Quelli con l’Ucraina hanno conosciuto di recente un parziale “raffreddamento” a causa della posizione filo-russa di alcune forze politiche, ma nel complesso restano abbastanza tranquilli e cooperativi. Nel Caucaso Roma ha relazioni particolarmente solide con l’Azerbaijan, con cui ha avviato da tempo una partnership commerciale e tecnica per la costruzione del gasdotto TAP

Le priorità

  • Dialogo con la Russia, ma non a tutti i costi. In un rinnovato engagement europeo con Mosca, l’Italia può certamente giocare un ruolo di primo piano, grazie ai buoni rapporti mantenuti con la leadership russa anche dopo la crisi ucraina. In tal senso, il Presidente del Consiglio Conte sembra avere instaurato una buona relazione personale con Putin e un’azione più coordinata tra lui e la Farnesina potrebbe rafforzare il dialogo italo-russo e condurlo verso direzioni più proficue, sia a livello diplomatico che economico. Questo dialogo però non può avvenire in maniera incondizionata o avventuristica, come durante il periodo del precedente esecutivo Lega-M5S. Al contrario, il nuovo Governo italiano deve essere conscio dei propri doveri euro-atlantici e mantenere un atteggiamento fermo, soprattutto su temi delicati come quello delle sanzioni o dell’annessione russa della Crimea.  
  • Recuperare il rapporto con l’Ucraina. L’elezione di Zelensky consente a Roma di recuperare il proprio rapporto con l’Ucraina, deterioratosi parzialmente nei mesi scorsi a causa delle simpatie filo-russe della Lega. Il nuovo Presidente ucraino mira a riformare profondamente la vita politica del suo Paese, venendo incontro alle richieste di base dell’Unione Europea per una cooperazione di lunga durata. Inoltre pare essere meno nazionalista del suo predecessore Poroshenko e vuole arrivare a un accordo pragmatico con Mosca sul Donbass. L’Italia dovrebbe quindi ricucire le sue relazioni con Kiev e dare il proprio genuino supporto alle politiche di Zelensky, sia in campo interno che nella difficile partita diplomatica con la Russia. Da questo punto di vista, Roma potrebbe anche offrirsi come potenziale mediatore tra le parti, sfruttando in modo equilibrato i suoi buoni rapporti con Mosca.  
  • Cogliere le nuove opportunità in Asia Centrale. L’Asia Centrale sta attraversando un periodo di importanti cambiamenti, tra il ritiro dei suoi storici leader post-indipendenza e il tentativo di aprirsi maggiormente al mondo esterno. Non a caso l’Unione Europea ha aumentato di recente le proprie interazioni con gli Stati della regione, firmando diversi accordi di cooperazione con essi. Nel suo piccolo l’Italia può sfruttare questi venti di cambiamento per incrementare la propria presenza economica e diplomatica nell’area. In tal senso il Ministero degli Esteri dovrebbe investire maggiormente in iniziative culturali e programmi di cooperazione per rendere l’Italia un soggetto conosciuto e rispettato agli occhi dei Paesi centro-asiatici.

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