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È proprio vero che la politica spesso è imprevedibile: chi avrebbe detto fino a un mese fa che l’Italia avrebbe affrontato la sua crisi di governo più inusuale durante il mese di Agosto e che si sarebbe trovata con una maggioranza parlamentare per alcuni aspetti antitetica rispetto a quella a trazione Lega?

Non vogliamo inserirci – come del resto non è mai stata nostra abitudine né parte della nostra mission – nelle vicende di politica interna, ma cogliere l’occasione della nascita dell’esecutivo “Conte-bis” per offrire il nostro modesto contributo alle linee di politica estera che il nuovo Governo dovrà cercare di imprimere.

Non si può negare che quanto fatto durante gli scorsi quindici mesi è stato insufficiente e che l’immagine dell’Italia in campo internazionale sia uscita ridimensionata, se non danneggiata, a causa di troppi dossier nei quali si è cercato deliberatamente lo scontro con l’Unione Europea (vedi questioni di bilancio e migratorie) oppure sui quali non è stata seguita una linea chiara e coerente: ad esempio la volontà di stringere alleanze di tipo “sovranista” sia con gli Stati Uniti che con la Russia, cosa che ha finito per suscitare le perplessità di entrambi a proposito della nostra affidabilità.

Il Ministro Enzo Moavero Milanesi ha fatto del suo meglio per lavorare sotto traccia in una sorta di “damage control”, ma non ha saputo – e probabilmente nemmeno potuto – dimostrare capacità di leadership e orientare con maggiore decisione l’azione diplomatica del Governo.

Il nuovo inquilino della Farnesina, il capo politico del Movimento Cinque Stelle Luigi Di Maio, ha dinanzi a sé un compito non facile. L’Italia non solo dovrà uscire dall’isolamento internazionale in cui si stava posizionando, ma dovrà essere in grado di riformulare in maniera decisa una serie di priorità che rispondano al nostro interesse nazionale, nel solco di una collocazione geopolitica – europeista, atlantica e mediterranea – cui non è possibile rinunciare nel mondo di oggi (indipendentemente dalle visioni di ogni forza politica).

La scelta dell’Ambasciatore a Pechino Ettore Sequi come Capo di Gabinetto la dice lunga sulla volontà di Di Maio di confermare quello sguardo rivolto a Oriente e che vede nella Nuova Via della Seta un’importante opportunità per l’Italia; sarà importante però proseguire l’avvicinamento a Pechino con atteggiamento prudente e concertato con Bruxelles al fine di non rimanere “fagocitati” dalla Cina. Simile atteggiamento dovrà essere seguito sugli altri dossier: l’Italia è troppo piccola per affrontare le grandi sfide del mondo odierno da sola. 

Vi proponiamo dunque una serie di schede regionali che sintetizzano il quadro geopolitico attuale e offrono una serie di azioni prioritarie che, a nostro modo di vedere, la diplomazia italiana dovrebbe perseguire. Non sappiamo dire se seguire queste linee sarà sufficiente per riportare l’Italia a giocare un ruolo da protagonista, ma quantomeno servirà a ridefinire il posto che il nostro Paese vuole occupare nel complesso mondo di oggi.

Buona lettura a voi, e buon lavoro al nuovo Governo.

Davide Tentori – La Redazione

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