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In 3 sorsiL’Africa muove un passo importante verso l’integrazione della regione con l’AfCFTA: il trattato che darà vita a un blocco commerciale regionale, rilancerà gli scambi intra-africani e possibilmente conferirà al continente una voce più forte e unificata nella comunità internazionale.

1. COS’È L’AFRICAN CONTINENTAL FREE TRADE AREA

L’African Continental Free Trade Area (AfCFTA) è una delle iniziative di punta del progetto Agenda 2063 dell’Unione Africana, che mira a guidare la crescita economica e lo sviluppo per trasformare il continente in una potenza globale. Dopo anni di trattative cinquantaquattro nazioni africane hanno trovato un accordo sulla creazione di una zona di libero scambio pan-continentale, segnando un passo significativo per lo sviluppo della regione. A luglio 2019 ventidue dei cinquantaquattro Paesi firmatari hanno ratificato l’accordo, raggiungendo la soglia necessaria per la sua entrata in vigore. L’African Free Trade Agreement è considerato un progetto ambizioso perché volto a creare la più grande zona di libero scambio al mondo, in termini di numero di Paesi partecipanti, dai tempi della creazione del WTO. Uno dei provvedimenti iniziali consisterà nel ridurre le tariffe per le merci scambiate tra i Paesi appartenenti al blocco, per poi estendere questa misura ad altre aree.  Il 1° luglio 2020, la maggior parte dei Paesi firmatari dell’AfCFTA inizierà a rimuovere i dazi doganali sul 90% delle merci importate prodotte in Africa, con l’obiettivo di azzerarli completamente prima del 2035. Gli strumenti chiave per la messa in opera del progetto comprendono la cooperazione in materia di norme di origine, il monitoraggio e l’eliminazione delle barriere non tariffarie, un sistema di pagamenti digitali e un framework di controllo degli scambi.

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Fig. 1 – Il Comitato Esecutivo della Riunione dell’Unione Africana si è riunito al Palais des Congres di Niamey, Niger, il 5 luglio 2019 per discutere l’entrata in vigore dell’African Continental Free Trade Area

2. GLI OBIETTIVI DELL’ACCORDO

L’AfCFTA è stato ideato per incentivare il commercio intraregionale e promuovere la diversificazione economica. La Commissione economica per l’Africa delle Nazioni Unite (UNECA) stima che l’attuazione dell’accordo potrebbe aumentare gli scambi intra-africani del 52% entro il 2022 (rispetto ai livelli commerciali del 2010), arrivando addirittura a raddoppiarli in caso di abrogazione delle barriere non tariffarie. Gli Stati firmatari, in realtà, sperano che la rimozione delle tariffe possa incrementare il volume degli scambi all’interno del blocco, ma anche stimolare la produzione locale. L’obiettivo non è solo quello di accelerare il commercio intra-africano, ma anche rafforzare la posizione commerciale del continente nel mercato globale e rinvigorire la voce dell’Africa nei negoziati commerciali internazionali.

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Fig. 2 – Il deputato statunitense CJ Mahoney (dx), rappresentante USA per il commercio e l’industria, e Albert Muchanga (sx), commissario dell’Unione Africana (UA) dopo la firma della dichiarazione a sostegno dell’AfCFTA, durante la cerimonia di apertura del 18° Forum dell’African Growth and Opportunity Act (AGOA) ad Abidjan il 5 agosto 2019

3. COINVOLGIMENTO DI ATTORI INTERNAZIONALI

L’impatto dell’’AfCFTA si ripercuoterà anche sugli accordi già esistenti dell’Africa con la Cina, gli Stati Uniti e l’Europa. L’Amministrazione Trump sta operando in un ambiente commerciale molto diverso da quello dei suoi predecessori: in numerose nazioni africane, gli Stati Uniti non sono più il solo investitore di riferimento. Il commercio degli Stati Uniti con il continente è in rallentamento dal 2008, mentre le potenze rivali – prima su tutte la Cina – hanno costruito un significativo dialogo in termini di diplomazia, commercio e investimenti. Ciò ha minato l’influenza degli Stati Uniti nella regione, che ora trova nella Cina un avversario strategico. La potenza asiatica, dal canto suo, è passata da essere il maggiore fornitore di manodopera a basso costo a essere uno dei principali finanziatori del mondo in via di sviluppo. Del resto la Cina ha svolto un ruolo importante come intermediario nell’accordo, firmando più di quaranta trattati bilaterali, spendendo il suo capitale diplomatico e politico per sostenere il progetto. L’Unione Europea, da parte sua, ha accolto favorevolmente la fondazione dell’area di libero scambio africana, considerata un passo significativo per l’integrazione economica della regione. Ciononostante, a oggi il principale interesse europeo riguarda questioni inerenti a migrazioni e sicurezza: l’Unione Europea lavorerà sicuramente per integrare questi temi strategici nella nuova agenda di sviluppo economico africana.

Arianna Colaiuta

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Classe ’96, di Roma, città dove attualmente studio e vivo. Dopo la laurea in Politics, Philosophy and Economics presso la LUISS Guido Carli, ho deciso di proseguire i miei studi in politica internazionale con una magistrale in Global Studies. Ho un trasferimento a Bruxelles in agenda: da settembre, infatti, frequenterò un double degree presso l’Université Libre de Bruxelles (ULB).  Il mio interesse per la geopolitica e la sicurezza mi ha portato a sviluppare un particolare interesse per la regione MENA e per l’Africa sub-sahariana.  Con la mia tesi triennale “ Italy and Africa: evolution of the Italian approach during the XVII legislature and a risk-opportunity analysis in light of the national interest” ho iniziato un percorso di approfondimento sulla politica del continente africano, che provo a portare qui al Caffé con una serie di articoli tematici.