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In 3 sorsi – Lo scorso primo luglio ha avuto inizio il semestre di presidenza finlandese del Consiglio dell’Unione europea. Vediamo, con ordine, la rilevanza del semestre a livello istituzionale, l’agenda presentata dal Governo di Helsinki e le sue implicazioni politiche.

1. IL SEMESTRE DI PRESIDENZA DEL CONSIGLIO EUROPEO

Il Consiglio Ue riunisce i ministri funzionali degli Stati Membri in base alla materia oggetto di delibera. Privo di una struttura permanente, il Consiglio dispone di dieci diverse configurazioni, ciascuna impegnata in una specifica area politica. Al vertice delle riunioni del Consiglio è il ministro dello Stato che presiede il semestre europeo, a eccezione del Consiglio Affari Esteri, presieduto dall’Alto Rappresentante, e dell’Eurogruppo, l’assemblea informale dei ministri delle Finanze della zona euro. Tra i compiti della presidenza del Consiglio, quelli di coordinare i lavori dell’organo, garantire la continuità dell’indirizzo politico dell’Unione e assicurare il regolare svolgimento delle procedure secondo il principio della leale cooperazione tra Stati Membri. Alla presidenza semestrale spetta inoltre la pianificazione delle sessioni di lavoro e la responsabilità di rappresentare il Consiglio nelle relazioni inter-istituzionali.

2. IL PROGRAMMA DEL SEMESTRE FINLANDESE

Il programma del semestre è stato presentato dal premier socialista Antti Rinne e approvato dal Parlamento finlandese il 26 giugno scorso. Il programma si basa su quattro pilastri: il rafforzamento dei valori condivisi e dello Stato di diritto; il miglioramento della competitività e dell’equità sociale; il consolidamento dell’Unione come leader nel contrasto al cambiamento climatico; la promozione di un approccio complessivo alla sicurezza in Europa. Al primo posto tra le priorità della presidenza finlandese è la salvaguardia della rule of law come argine all’autoritarismo e alla corruzione. Il Governo di Helsinki si impegna a “trovare modi più efficienti per garantire il rispetto dei valori comuni negli Stati Membri e di prevenire potenziali problemi”, richiamando i principi istituiti dal Trattato di Lisbona del 2009 e dalla Carta dei diritti fondamentali del 2000. Allo stesso tempo la Finlandia mette sul tavolo il perfezionamento del mercato unico – in particolare quello dei servizi digitali – per far fronte alla bassa crescita economica data dal rallentamento del commercio globale, dall’invecchiamento della popolazione e dalle sfide dell’innovazione tecnologica. Infine, la sicurezza e il clima, due problemi interconnessi da affrontare con soluzioni multilaterali, inclusive del ruolo dei giovani e delle donne, e basate su programmi istituzionalizzati (come la PESCO) e visione strategica (neutralità climatica entro il 2050).

Fig. 1 – Viktor Orban, Primo Ministro ungherese | “EPP Helsinki Congress in Finland, 7-8 November 2018” by More pictures and videos: connect@epp.eu is licensed under CC BY

3. LE TENSIONI CON IL GRUPPO DI VISEGRAD

L’agenda finlandese per il semestre europeo rischia di creare ulteriori fratture tra i Paesi dell’Europa occidentale, che da sempre costituiscono il motore dell’integrazione europea, e l’Est europeo, ancora alle prese con nazionalismo e gelosie sovraniste. Il cosiddetto Gruppo di Visegràd (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria) ha accolto con malumore il grido finlandese a difesa dello Stato di diritto e le proposte sul clima, entrambi interpretati come vere e proprie provocazioni. Polonia e Ungheria sono infatti da tempo al centro di critiche da parte delle Istituzioni comunitarie per l’introduzione di leggi che minacciano la separazione dei poteri, l’indipendenza degli organi giudiziari e i diritti di migranti e rifugiati – violazioni per cui l’Unione starebbe pensando di attivare le sanzioni previste dall’art. 7 del Trattato di Lisbona. Sul fronte clima, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca ed Estonia hanno poi bloccato, al Consiglio europeo del 20-21 giugno, la decisione di raggiungere la completa decarbonizzazione entro il 2050, chiedendo un “pacchetto di risarcimenti molto dettagliato”. A tale frattura politica, si aggiunga che il primo partito ungherese, Fidesz di Viktor Orbán, è membro a tutti gli effetti del Partito Popolare Europeo, e potrebbe dunque lavorare dall’interno per minare la solidità della maggioranza parlamentare europea.

Andrea Capati

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