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In 3 sorsi – 
Da faro della crescita economica europea successiva alla crisi del 2008 a ipotesi di recessione tecnica. La Germania sta vivendo negli ultimi mesi una brusca frenata che secondo le stime la attesterebbero ad una decrescita dello 0,1% nel prossimo trimestre. Quali sono le cause e cosa ciò può rappresentare per l’Europa.

1.  BERLINO E IL RALLENTAMENTO ECONOMICO    

La crisi economica e finanziaria scoppiata nel 2008 ha lasciato pesanti strascichi in tutto il mondo. L’Europa sta vivendo tutt’oggi le gravi conseguenze di tale avvenimento, in particolare nei suoi Paesi meridionali. La Germania invece, in compagnia dei Paesi centro-orientali, ha attraversato la crisi quasi indenne e si è rafforzata, sperimentando tassi di crescita sostenuti nel corso degli ultimi anni. Berlino si è dimostrata la vera colonna portante dell’Unione Europea ed ha evitato che le ricadute della crisi fossero ancora peggiori a livello continentale. Parimenti si sono palesati i limiti strutturali di altri membri fondatori dell’Europa politica, soprattutto dell’Italia. È tuttavia dibattuto se il Paese teutonico abbia la reale volontà di porsi come guida solitaria del Vecchio Continente, non solo a livello economico ma anche politico, e se questo possa giovare o meno agli altri Paesi europei. Senza dubbio il ruolo di leader “riluttante” è quello che più si addice a Angela Merkel, alla guida dal Paese dal 2005, che nel marzo del 2018 ha inaugurato un nuovo esecutivo di coalizione con i socialdemocratici. La crescita economica sostenuta ha tuttavia sperimentato una inaspettata battuta di arresto, come rilevato dalla stessa Banca Centrale tedesca, che rileva la concreta possibilità di una recessione a partire dall’autunno prossimo.

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Fig. 1 – Angela Merkel è leader della Germania dal 2005

2. I MOTIVI E LE CONSEGUENZE DEL CAMBIAMENTO ECONOMICO

È solo apparentemente complicato rintracciare i motivi che sottostanno a tale inversione di tendenza dell’economia. Se analizziamo la situazione nei dettagli tuttavia  appare chiaro come esistessero già dei sintomi di un possibile cambiamento del ciclo economico. Innanzi tutto vi è da sottolineare che gran parte del beneficio all’economia tedesca è da addebitare alla domanda estera, che non ha fatto altro che crescere negli ultimi anni soprattutto grazie alla inarrestabile crescita in Cina e Asia. La crescita economica di Berlino è infatti trainata in gran parte alle esportazioni che sono cresciute enormemente, attestandosi a circa il 50% del prodotto interno lordo (PIL) nel 2018. Basti pensare che nel 1989 tale livello era soltanto del 22% del PIL, un dato simile a quello di Paesi come l’Italia e la Francia. È indubbio che tale crescita esponenziale sia dovuta al fatto che i prodotti tedeschi siano altamente competitivi sui mercati in quanto altamente tecnologici (basti pensare al mercato delle automobili o a quello di altri oggetti elettronici) e qualitativamente elevati da potersi permettere il “lusso” di non competere sul prezzo. Possono così evitare di essere danneggiati dall’immissione sul mercato di merci dotate di prezzi inferiori. La globalizzazione ha dunque portato vantaggi alla Germania. Appare essere proprio questo il punto: la ondata neoprotezionistica che si è imposta negli ultimi anni sta facendo pagare pegno anche al più solido tra i Paesi europei. L’amministrazione statunitense ha recentemente criticato inoltre Berlino circa la politica commerciale, tacciata di indebita intromissione all’interno del mercato nordamericano.

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Fig. 2 – L’industria dell’automobile è tra le più floride in Germania

3. LA GERMANIA E LA CRESCITA EUROPEA

La futura condizione economica tedesca avrà senza dubbio notevoli ripercussioni anche sugli altri Paesi membri dell’Unione europea. Qualora la visione protezionistica dovesse prendere piede in altri Paesi del Vecchio Continente, la posizione di Berlino si aggraverebbe ulteriormente. La possibilità sempre più concreta di una hard Brexit sarebbe il primo tassello per il peggioramento dell’economia tedesca. A ciò bisogna aggiungere il dilemma dei Paesi del Gruppo di Visegrad tra cui in particolare la Polonia. Varsavia deve infatti gran parte del proprio miracolo economico alla Germania, dato che le due economie sono profondamente integrate. Lo stesso vale chiaramente per Berlino, dato che la popolosa Polonia è un mercato ideale di sbocco per molti prodotti tedeschi. In questo quadro tuttavia chi potrebbe rimetterci maggiormente sono le fragili economie degli Stati periferici dell’Unione europea. Italia e Grecia (oltre alla Francia in stagnazione) non sono ancora uscite del tutto dal guado della crisi e il traino di Berlino ha evitato che le cose potessero andare ancora peggio. Roma in particolare ha beneficiato solo parzialmente della ripresa economica del biennio precedente e ad oggi le stime sull’economia sono molto pessimistiche, ragion per cui all’Italia servirebbe che la Germania continuasse a correre.                                                                              

Michele Cenci

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