"President of the United States Donald J. Trump at CPAC 2017 February 24th 2017 by Michael Vadon" by Michael Vadon is licensed under CC BY
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In 3 sorsiIl tema del cambiamento climatico è divenuto centrale nel dibattito statunitense odierno in vista delle elezioni. Vediamo cosa ne pensa Trump e quali sono i risvolti sulla leadership ambientale.

1. IL NEGAZIONISMO TRUMPIANO SUL CLIMA

L’ironia con cui Trump esprime la sua posizione in materia ambientale ha caratterizzato gran parte dei suoi tweet. Il seguente risale al 2012: “Il cambiamento climatico è basato su una scienza difettosa e su dati manipolati“. Criticando l’ex Presidente Obama, affermò anche che “si stavano sprecando oltre 70miliardi di dollari in attività sul cambiamento climatico”. Così evidenziò la sua profonda avversione al tema. Il Presidente statunitense non ha mai fatto mistero del fatto che stenti a credere all’esistenza di questo mutamento. A riprova di ciò, nel giugno 2015 ha dichiarato la sua contrarietà all’adesione degli Stati Uniti all’accordo di Parigi. Si ricordi che, in base all’accordo internazionale citato, i contraenti si impegnano affinché l’aumento della temperatura globale resti al di sotto dei 2 °C, con l’obiettivo di limitarlo a 1,5 °C. La sua posizione sembra quindi fare passi indietro rispetto alle azioni di tutela ambientale promosse dal predecessore. Un altro esempio in merito è il nuovo Affordable Clean Energy Plan, che garantirebbe agli Stati possibilità di scelta in merito alla posizione da assumere rispetto alle centrali presenti sul territorio. Diversamente dal Clean Power Plan dell’era Obama, che obbligava gli Stati federali a ridurre le emissioni di carbonio in atmosfera del 32% entro il 2030, rispetto ai livelli del 2005.

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Fig. 1 – Trump annuncia il ritiro degli USA dall’accordo di Parigi, 1 giugno 2017

2. A CHI VA LA LEADERSHIP AMBIENTALE?

In base all’intervista di Good Morning Britain di inizio giugno, durante la visita di Stato in Gran Bretagna, Trump ha ammesso un processo di mutamento delle condizioni climatiche del pianeta. Tuttavia non ha dichiarato in maniera netta di credere all’esistenza del cambiamento climatico. Dopo aver discusso con il principe Carlo, ha asserito che gli Stati Uniti sono tra i Paesi aventi la migliore qualità di aria e acqua, in opposizione a Cina, India, Russia e molte altre nazioni. In seguito, il discorso “America’s Environmental Leadership” dell’8 luglio scorso ha inteso rimarcare questa linea: “From day one my administration has made it a top priority to ensure that America is among the very cleanest air and cleanest water on the planet“. Parlando di uno fra i suoi acerrimi nemici, Trump non poteva che scaricare la colpa sulla Cina. Nonostante sia il Paese che più inquina al mondo è anche quello che più investe in energie rinnovabili. Tuttavia, se da un lato c’è la promessa di avviare una transizione alla low carbon economy, dall’altro Pechino continua a investire in centrali di carbone all’estero. Resta comunque da considerare che la Cina voglia diventare leader nel settore delle rinnovabili e quindi ricercare soluzioni alternative ai combustibili fossili che danneggiano l’ambiente. Perciò, Trump dovrà fare i conti con la possibilità che Xi Jinping acquisisca questa leadership. Bisogna considerare, infatti, che dalla crescita dell’energia rinnovabile discendono conseguenze di carattere geopolitico e socio-economico molto profonde. Queste potranno cambiare i modelli del commercio e lo sviluppo di nuove alleanze. In particolare si potrebbe creare instabilità in alcuni Paesi che dipendono da petrolio e altri combustibili. Puntare sulle rinnovabili può essere quindi una forte leva politico-economica per il futuro.

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Fig. 2 – L’energia rinnovabile passa anche per il settore fotovoltaico

3. L’ECONOMIA GREEN PER I DEMOCRATICI USA

I democratici considerano l’urgenza e l’importanza del problema ambientale. A prova di ciò tra i candidati alle primarie del Partito Democratico USA, Joe Biden ha affermato: “Dobbiamo agire drasticamente per affrontare il disastro climatico che sta affrontando la nostra nazione e il mondo intero”. Dando seguito al suo discorso, Biden ha lanciato un piano di 5mila miliardi per la lotta ai cambiamenti climatici. Ancora, tra le iniziative più innovative ricordiamo il Green New Deal, promosso dalla neo-deputata Alexandra Ocasio Cortez, la più giovane nella storia degli Stati Uniti, e dal senatore Ed Markey. La maggior parte dei candidati democratici supporta questa risoluzione, segno di una condivisione di obiettivi di fondo. Infatti questo nuovo piano porterebbe a unire il focus sull’ambiente a quello sulla disuguaglianza, per un programma socioeconomico progressista. I tre principi fondanti sono “decarbonization, jobs and justice“. Si intende infatti arrivare al 100% di energia rinnovabile, a una rivoluzione in infrastrutture e trasporti per ottenere zero emissioni e a un nuovo contratto sociale. In quest’ultimo si contemplano nuovi posti di lavoro, assistenza sanitaria universale, salario minimo più elevato. In breve: una trasformazione dell’economia e un nuovo approccio alla società. In questo contesto Trump si è reso conto che il tema ambientale non può essere ignorato. Si vedrà quindi quale strategia adotterà per parlare dell’urgenza ambientale in vista delle Presidenziali del novembre 2020.

Marta Annalisa Savino

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