"Parque Central, Guatemala City" by Padraic. is licensed under CC BY-SA
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In 3 sorsiIl Guatemala ha scelto. In un clima pesante, macchiato dalla corruzione e dalla debolezza della democrazia, il nuovo Presidente è un conservatore.

1. COME È ANDATO IL PRIMO TURNO

Domenica 16 giugno ha avuto luogo il primo turno delle elezioni presidenziali in Guatemala. All’inizio dell’anno erano circa 30 i candidati, ma molti di loro sono stati costretti a ritirare la propria candidatura, facendo così scendere il numero dei contendenti a 19. Tra le varie rinunce una in particolare ha avuto un peso decisivo, quella di Thelma Aldana, fino a quel momento in testa in tutti i sondaggi, a causa delle controverse accuse di corruzione mosse a suo carico. In seguito a un lungo scrutinio i risultati hanno promosso al ballottaggio Sandra Torres del partito socialdemocratico Unidad Nacional de la Esperanza (UNE), che si è aggiudicata il primo turno con il 25,6% dei voti, e Alejandro Giammattei del partito conservatore Vamos, secondo con il 13,9%. Non molto distanti da Giammattei si sono piazzati Edmond Mulet del Partito Umanista con l’11,2%, e Thelma Cabrera del Movimento per la Liberazione dei Popoli (MLP), una candidata indigena proveniente da un partito contadino poco conosciuto, che con il suo 10,4% si è rivelata la vera sorpresa di questa tornata elettorale.

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Fig. 1 – Alejandro Giammattei impegnato in un comizio durante la campagna elettorale

2. SI VA AL BALLOTTAGGIO

Domenica 11 agosto si è tenuto il secondo turno delle elezioni che ha visto contrapporsi Sandra Torres e Alejandro Giammattei. Torres è una politica e imprenditrice guatemalteca, ex moglie di Álvaro Colom, Presidente del Guatemala dal 2008 al 2012. Dopo essere stata coordinatrice del Consiglio di Coesione Sociale durante la presidenza del marito è diventata il segretario del partito di centrosinistra UNE. Durante la campagna elettorale Torres ha posto l’accento sull’importanza dei programmi sociali per far uscire dalla condizione di povertà estrema gran parte della popolazione, soprattutto quella delle campagne. Giammattei, invece, è l’ex direttore del sistema penitenziario, candidato con Vamos, un nuovo partito di centrodestra che secondo alcuni osservatori è appoggiato da militari fedeli all’attuale Presidente Jimmy Morales e all’ex Presidente Otto Pérez Molina. Giammattei afferma di voler dare un forte impulso all’economia del Paese grazie a politiche fiscali in grado di attrarre ingenti investimenti esteri. Sebbene abbia ottenuto quasi il doppio dei voti al primo turno, la vittoria di Torres non è servita per tagliare il traguardo, giacché gran parte dell’opinione pubblica guatemalteca è fortemente ostile nei suoi confronti. Giammattei, 63 anni, era alla quinta candidatura. Il suo è un trionfo, ha ottenuto il 60% dei voti lasciando la Torres esattamente lì dove era arrivata al primo turno.

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Fig. 2 – Sandra Torres vota durante il primo turno delle elezioni presidenziali

3. UNA DEMOCRAZIA DEBOLE

Ad oggi il Guatemala si presenta come uno dei Paesi più poveri del Centro America, con un elevato tasso di criminalità e di violenza. Questi problemi vengono amplificati dall’incessante flusso di migranti provenienti da sud e diretti verso gli Stati Uniti, che, in conseguenza alle politiche anti-migratorie volute da Trump, sono spesso costretti a fermarsi sul confine tra Guatemala e Messico. Tutto ciò risulta aggravato dalla corruzione, molto diffusa nel Paese. Tuttavia nel 2015 era sembrato che il Guatemala potesse inaugurare una nuova stagione politica in seguito a grandi proteste popolari e ai numerosi processi per corruzione promossi dalla Commissione internazionale contro la impunità in Guatemala (CICIG), in stretta collaborazione con il Pubblico ministero diretto da Thelma Aldana, che portarono all’arresto del Presidente Perez Molina e di un gran numero di politici, imprenditori e militari di spicco. Minacciate dalle indagini della CICIG, le élite politiche guatemalteche hanno cercato di liberarsi dalla Commissione e dai suoi sostenitori, prima con la revoca del mandato alla CICIG e poi rendendo impossibile per Aldana prendere parte alla competizione elettorale. In seguito a questi due avvenimenti, a prescindere dal risultato del ballottaggio, le grandi aspettative nei confronti di una rinnovata democrazia rispettosa della legalità e dello Stato di diritto sembrano essersi definitivamente infrante.

Sebastiano Coenda

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Sebastiano Coenda

Sono nato a Savona nel 1992, cresciuto in un piccolo paese dell’entroterra ligure. Dopo le superiori sono andato a vivere un anno a Sydney, dove ho maturato una forte passione per le lingue e le culture straniere. Mi sono laureato, per la triennale, in Scienze Internazionali e Diplomatiche a Genova e, in seguito a un periodo di studi presso l’Università di Lisbona, ho conseguito quella magistrale in Scienze Internazionali e della Cooperazione. Sono un grande appassionato di politica internazionale con un forte interesse per la regione sudamericana.