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giovedì 2 Aprile 2020
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    “Whatever it takes” made in USA

    Questa celebre frase, pronunciata dall’ex presidente della BCE Mario Draghi all'indomani della crisi dei debiti sovrani dell'UE, è passata alla storia. Di fronte ad una prospettiva di recessione pari, se non peggiore a quella che minacciò l’Eurozona qualche anno fa, anche la Casa Bianca si è mobilitata in maniera altrettanto risolutiva per scongiurare la potenziale catastrofe economica successiva all’epidemia di COVID-19.

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    Un futuro di crisi per l’Asia?

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    Best of 2019 – Gli articoli da ricordare di questa prima parte dell’anno per il Desk AsiaSeconda Parte

    Lo studioso Parag Khanna ha di recente caratterizzato i prossimi decenni come un “futuro asiatico”, segnato dalla crescente centralità politico-economica del continente negli affari internazionali e dalla forza attrattiva dei suoi valori socio-culturali sul resto del mondo. Eppure questa visione ottimista si scontra con una realtà regionale dominata da aspri conflitti e pericolose aree di crisi. È il caso del subcontinente indiano, ad esempio, la cui stabilità è minacciata sia dal diffondersi del terrorismo islamico che dal perenne scontro tra India e Pakistan per il Kashmir. Ma anche della penisola coreana, dove le speranze dello storico summit tra Kim e Trump dell’anno scorso hanno lasciato posto a nuove tensioni e a uno scomodo stallo sulla denuclearizzazione di Pyongyang. E nemmeno la locomotiva economica del Sud-est asiatico pare al riparo dal rischio di serie turbolenze, tra brutali regimi autocratici, vecchie dispute territoriali e problematiche ecologiche sempre piu’ marcate.

    Il “futuro asiatico” di Khanna appare quindi fragile e pieno di incognite. Riusciranno i Paesi della regione a trovare soluzioni condivise per le loro molteplici sfide? Oppure resteranno prigionieri dei loro antagonismi diplomatici e delle loro rivalità commerciali, mettendo a repentaglio le conquiste internzionali degli ultimi decenni?  Ai posteri l’ardua sentenza, anche se i trend odierni sembrano favorire più ripiegamenti nazionalistici che pacifiche forme di integrazione del continente.   

    Simone Pelizza
    Simone Pelizzahttp://independent.academia.edu/simonepelizza

    Piemontese doc, mi sono laureato in Storia all’Università Cattolica di Milano e ho poi proseguito gli studi in Gran Bretagna. Dal 2014 faccio parte de Il Caffè Geopolitico dove mi occupo principalmente di Asia e Russia, aree al centro dei miei interessi da diversi anni. Sono anche membro della Società Italiana di Storia Militare e ho pubblicato brevi contributi su alcuni giornali accademici.
    Nel tempo libero leggo, bevo caffè (ovviamente) e faccio lunghe passeggiate. Sogno di andare in Giappone e spero di realizzare presto tale proposito. Nel frattempo ho avuto modo di conoscere e apprezzare la Cina, che ho visitato recentemente per lavoro.

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