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Ieri, all’interno della commissione Esteri del Senato statunitense è stato trovato un compresso su un eventuale intervento in Siria: al momento, si prevede un’operazione di massimo 90 giorni, senza intervento di terra. La reazione di Putin è stata chiara e decisa: «Una violazione del diritto internazionale».   1. IL COMPROMESSO – Con una rapida accelerazione dei tempi, ieri democratici e repubblicani hanno trovato un accordo sulla bozza di autorizzazione proposta da Obama per intervenire militarmente in Siria. Il Parlamento, quindi, dovrebbe acconsentire a un’azione di 60 giorni, prorogabile al massimo di altri 30 solo con il voto favorevole del Congresso e qualora, cinque giorni prima del termine, il Presidente dimostrasse la necessità del prolungamento. Durante la missione, Obama dovrà mantenere informato il Parlamento, nonché presentare alle commissioni Esteri di Congresso e Senato un progetto per risolvere politicamente la crisi, rivedendo l’assistenza agli insorti. Il compromesso è stato raggiunto da Robert Menendez, presidente democratico della commissione Esteri del Senato, e dal repubblicano Bob Corker. La bozza sarà sottoposta oggi alla medesima commissione, in attesa che il Parlamento riprenda i lavori il 9 settembre. Da segnalare che non è prevista l’autorizzazione per l’impiego di forze di terra.   2. LA REAZIONE DI PUTIN – Il Segretario generale dell’ONU, Ban Ki-Moon, non ha accolto favorevolmente la proposta statunitense d’intervento, dichiarando che «l’attacco per punire il presunto uso di armi chimiche da parte della Siria potrebbe scatenare altri tumulti». Molto più dura, invece, è stata la reazione di Vladimir Putin, il quale ha definito la probabile azione di Washington «un inammissibile uso della forza contro uno Stato sovrano, un atto di aggressione secondo il diritto internazionale vigente». Il Presidente russo ha dichiarato di essere disposto a discutere un coinvolgimento militare in Siria solo qualora sia l’ONU a intervenire sulla base di evidenti prove circa «chi ha usato le armi chimiche e con quali mezzi». Putin, inoltre, ha ricordato che la fornitura di missili S-300 sia «congelata, ma non interrotta» e che, pertanto, la Russia sia pronta a proseguire con l’invio di tali armi anche ad altri Paesi se la Siria subirà questa violazione del diritto internazionale. Già domani, comunque, durante il G-20 di San Pietroburgo, nonostante sia stato annullato l’incontro bilaterale tra USA e Russia in seguito all’affaire Snowden, potrebbe esserci un dialogo diretto tra Washington e Mosca.   3. LO SCHIERAMENTO DEGLI USA – Ieri mattina, il lancio di due missili nel Mediterraneo orientale ha posto in allarme l’intera comunità internazionale, salvo poi essere ridimensionato con l’ammissione israeliana di un test balistico. Nel frattempo, però, gli Stati Uniti hanno completato il dispiegamento di forze navali in vista dell’attacco alla Siria: quattro o cinque navi con missili da crociera, due sottomarini, un’unità da sbarco e la portaerei “Nimitz”, appena arrivata nel Mar Rosso e formalmente esterna all’operazione. Già allertati, inoltre, sarebbero alcuni bombardieri B-2 e B-52, i caccia F-16 in Giordania, i velivoli per la guerra elettronica in Turchia e i droni a Cipro. A queste forze devono essere aggiunte una nave, un sottomarino e gli aerei francesi nella regione, mentre non c’è ancora chiarezza sul livello di coinvolgimento di Arabia Saudita, Israele e Turchia.  

Beniamino Franceschini

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