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In 3 sorsiLo scorso 20 giugno il Presidente Xi Jinping ha messo piede in terra nordcoreana. Pechino è preoccupata della situazione ed è intenzionata a giocare un ruolo di prim’ordine nella stabilità regionale.

1. UN VICINO TURBOLENTO: CINA E COREA DEL NORD 

Dopo anni di speculazioni, lo scorso 20 giugno il Presidente Xi Jinping ha messo piede in terra nordcoreana per una visita ufficiale di due giorni. Enormi parate e manifestazioni sono state organizzate per celebrare quello che l’agenzia di stampa cinese Xinhua ha definito un «nuovo capitolo» nelle relazioni tra i due vicini asiatici.
E in effetti un nuovo capitolo lo è. Pyongyang era stato un importante alleato durante gli anni della guerra fredda e il contributo cinese alla guerra di Corea del 1950-53 era stato indispensabile per impedire che gli Stati Uniti e i suoi alleati ONU superassero il 38° parallelo e unificassero tutta la penisola sotto l’influenza di Washington.
Tuttavia, negli ultimi decenni, il regime di Pyongyang ha procurato non pochi problemi a Pechino. L’accelerazione del programma nucleare e missilistico di Kim Jong-un ha preoccupato non poco la comunità internazionale e ha portato a una serie di sanzioni approvate dal Consiglio di sicurezza dell’ONU. Sanzioni appoggiate dalla Cina stessa, preoccupata che le provocazioni nordcoreane potessero comportare una maggiore presenza statunitense nella regione.
Pechino è ben conscia dell’importanza della questione nordcoreana e, se da un lato teme la caduta del regime che si tradurrebbe in un fiume di profughi sulla frontiera settentrionale, allo stesso tempo poco gradirebbe un’eccessiva presenza statunitense nella regione. Come ha sottolineato Tong Zhao, esperto di sicurezza del Carnegie-Tsinghua Center for Global Policy, «dimostrando le sue relazioni con la Corea del Nord in un momento in cui né Washington né Seoul sono in grado di riattivare relazioni di alto livello con Pyongyang, Pechino segnala agli Stati Uniti di essere un partner costruttivo per risolvere i problemi regionali».

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Fig. 1 – Cittadini sudcoreani guardano su un maxischermo alcune scene della visita di Xi Jinping in Corea del Nord, 20 giugno 2019

2. LA CINA PUNTA SULLO SVILUPPO ECONOMICO DI PYONGYANG

La visita di Xi Jinping cerca di riempire un “vuoto” durato 14 anni. Infatti l’ultima volta che un Presidente cinese era andato in visita ufficiale nel vicino settentrionale era stato nel 2005, quando Hu Jintao aveva incontrato Kim Jong-il, il padre dell’attuale leader nordcoreano.
Ma oggi, per irrobustire il proprio progetto di crescita internazionale, Pechino ha prima di tutto bisogno di stabilità regionale e, come sottolineato dallo stesso Presidente Xi, la Cina è «pronta a lavorare con la Corea del Nord e gli altri attori coinvolti» per raggiungere tale obiettivo.
In questa ottica, per rafforzare la stabilità del éaese e della regione, Pechino è disposta a intensificare gli aiuti e gli scambi economici. Nuove zone turistiche e un maggiore scambio culturale, non vietati dalle sanzioni internazionali, permetterebbero al regime di Pyongyang di far girare, seppur minimamente, la sua isolata economia.

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Fig. 2 – Lo storico incontro tra Kim e Trump a Panmunjom, 30 giugno 2019

3. PYONGYANG: TRA PECHINO E LA DIPLOMAZIA DI TRUMP

Il G20 che si è tenuto a Osaka il 28 e 29 giugno è stata l’occasione per riunire sullo stesso tavolo i più importanti player della regione: Corea del Sud, Giappone e ovviamente Cina e Stati Uniti. Sebbene il tema caldo di quasi ogni summit internazionale sia ormai lo scontro commerciale tra Washington e Pechino, qualche riflessione è stata data anche al regime di Pyongyang. Grazie ad un tweet, oramai la sua “arma segreta” di diplomazia internazionale, Donald Trump ha avuto l’opportunità di incontrare Kim Jung-un nella cosiddetta Joint Security Zone riuscendo anche a fare qualche passo in territorio nordcoreano, primo Presidente in carica USA.
Bisognerà vedere se anche questa non sia soltanto una trovata di marketing del Presidente statunitense o si riesca davvero a trovare una soluzione alla questione nordcoreana. I messaggi provenienti da Pyongyang – come il recente lancio di due missili a corto raggio nel Mar del Giappone – restano contraddittori. Di sicuro, la visita di Xi Jinping di qualche settimana fa è un chiaro segnale che Pechino è intenzionata a giocare un ruolo crescente nella regione e a “smorzare” in parte la presenza di Washington.

Rocco Forgione

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Rocco Forgione
Classe 1992, campano di origine ma cittadino del mondo. Da sempre innamorato delle lingue e della politica internazionale, nel 2015 conseguo la laurea triennale in Lingue e Mediazione Linguistico-Culturale presso l’Università degli Studi di Roma Tre, con una tesi sul nazionalismo cinese durante gli anni di Deng Xiaoping e Jiang Zemin. Il primo incontro con il “paese di mezzo” avviene nel 2016 quando mi reco a Shanghai per svolgere un tirocinio nel campo del marketing. Di ritorno in patria, mi iscrivo alla laurea magistrale in Relazioni Internazionali presso l’Università di Torino con un programma di double degree che mi permette di trascorrere il secondo anno accademico presso la Zhejiang University in Cina.
Quando non bevo caffè…o tè (rigorosamente cinese), mi piace molto leggere e praticare sport.