"On May 20, during the solemn session of the Verkhovna Rada in Kyiv, newly elected President of Ukraine Volodymyr Zelensky was sworn in as Head of State" by usembassykyiv is licensed under CC BY-ND
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Ristretto Si sono svolte ieri in Ucraina le elezioni per il rinnovo della Verkhovna Rada, il Parlamento unicamerale del Paese. Come previsto da numerosi sondaggi pre-voto, “Servo del Popolo” – partito del neo-Presidente Volodymyr Zelensky – ha vinto facilmente con il 42.5% dei voti, ottenendo oltre 120 seggi parlamentari.

Nettamente distanziate, invece, tutte le altre forze politiche, a cominciare da “Solidarietà Europea” dell’ex Presidente Poroshenko che ha ottenuto poco più dell’8%. Male anche “Patria” di Yulia Tymoshenko (8.2%) e vari partiti ultranazionalisti, tra cui quello legato al famigerato Battaglione Azov, che non sono riusciti a superare la soglia di sbarramento del 5%. Al contrario è andata assai bene “Piattaforma per la Vita”, formazione politica filo-russa rappresentativa dell’est del Paese, che si è piazzata in seconda posizione con un solido 12.8% alle spalle di “Servo del Popolo”.

Il trionfo di quest’ultimo dimostra che l’entusiasmo popolare per Zelensky non si è affatto spento. Anzi, gli elettori ucraini sembrano gradire molto il programma politico del Presidente basato sulla lotta alla corruzione e sulla riforma dell’amministrazione statale. Nonostante ciò, “Servo del Popolo” non ha ottenuto la necessaria maggioranza parlamentare di 226 seggi e sarà quindi costretto a formare una coalizione governativa con altri partiti. I partner più probabili sembrano essere “Patria” e “Holos” del cantante Svyatoslav Vakarchuck,  mentre un accordo con “Solidarietà Europea” appare molto difficile, soprattutto per via dei pessimi rapporti personali tra Zelensky e Poroshenko.

A sostenere il successo elettorale di “Servo del Popolo” è stata anche la promessa del Presidente di trovare una soluzione diplomatica alla guerra del Donbass, che ormai si trascina stancamente da cinque anni.  Zelensky si è infatti dichiarato disponibile a dialogare con Mosca e a trovare un compromesso ragionevole con i separatisti di Donetsk e Luhansk. Le risposte russe a queste aperture, però, sono state finora contraddittorie. Pur dichiarandosi favorevole a negoziati, il Cremlino ha concesso la cittadinanza russa agli abitanti delle repubbliche separatiste e non pare intenzionato a rilasciare i marinai ucraini catturati lo scorso novembre nello Stretto di Kerch. La strada per la pace in Donbass appare quindi tutta in salita.

Simone Pelizza

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