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Analisi – Ursula Von der Leyen è stata confermata Presidente del Parlamento Europeo dopo una votazione dall’esito incerto fino alla fine. La sua maggioranza è troppo fragile? E quali conseguenze si possono trarre sull’influenza giocata da Lega e Movimento Cinque Stelle, al governo in Italia ma apparentemente destinati ad essere minoritari a Bruxelles?

UNA VITTORIA DIFFICILE

Incassato il supporto del Parlamento Europeo con soli 9 voti di margine, la Presidente della Commissione Ursula Von Der Leyen dovrà ora affrontare il complesso puzzle della formazione del suo Collegio dei Commissari che la affiancheranno per i prossimi cinque anni. Il parametro dell’eguaglianza di genere potrebbe inserire un elemento di ulteriore difficoltà al già intricato mosaico che la Presidente si trova a dover costruire sulla base delle proposte di nomina (e richieste) che provengono dalle capitali europee. L’analisi dei risultati del voto, tenutosi a scrutinio segreto, potrebbero aggiungere elementi interessanti al prossimo dibattito circa le nomine e le assegnazioni di portfolio in Commissione.

I QUASI 100 FRANCHI TIRATORI

Lo scarso margine getta un’ombra sul dialogo futuro tra la tecnocrazia della Commissione e l’istituzione brussellese più democratica per eccellenza. La base in supporto della Van Der Leyen si era già ristretta con lo sfilarsi dei Verdi dal dialogo quadripartitico, continuato poi in formato ridotto a tre, tra Partito Popolare Europeo (PPE), Socialisti&democratici (S&D), Renew Europe (RE). La matematica del voto di martedì 16 non rispecchia tout court la geometria degli orientamenti dei gruppi e partiti dell’Emiciclo. Il fronte sovranista non ha votato in maniera compatta contro la Von Der Leyen, così come sono mancati molti voti (quasi 100) dai partiti che compongono la maggioranza a Bruxelles che dovrebbe contare su quasi 444 parlamentari. Voci di corridoio insistenti sembrano indicare che a voltare le spalle alla Presidente possano essere stati proprio alcuni parlamentari connazionali, appartenenti alla coalizione di governo che permette alla Cancelliera Merkel di governare. Palese era invece il voto contrario dei parlamentari della Sinistra Nordica (GUE) e dei Verdi i quali, pur apprezzando il marcato europeismo della Von Der Leyen, hanno votato contro a causa della scarsa aderenza di quest’ultima ai valori cardine dei Verdi e per bocciare ciò che ai loro occhi la tedesca rappresenta: lo storico legame con il potere e le lobby. I dietro le quinte riportano che il risultato sarebbe potuto essere molto peggiore, e che la vittoria è arrivata grazie al frenetico lavoro di convincimento dei leaders politici dei gruppi della maggioranza, i quali hanno lavorato di diplomazia tra i corridoi di Strasburgo fino a pochi istanti prima del voto nel tentativo ultimo di richiamare all’ordine i propri parlamentari.

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Fig. 1 – La tedesca Ursula Von der Leyen, ex Ministro della Difesa, prende il posto di Jean-Claude Juncker alla guida della Commissione Europea

CINQUE STELLE: AGO DELLA BILANCIA O STAMPELLA?

Dal segreto dell’urna sono emersi 9 voti in più che hanno permesso alla Von Der Leyen di superare la soglia dei 374 voti necessari. A sopperire al voto mancante dei “franchi tiratori” è giunto l’ampiamente pre-annunciato voto favorevole del Movimento Cinque Stelle, i cui Europarlamentari si sono affrettati a intestarsi il risultato. Il supporto alla Presidente della Commissione è stato esplicitato dai leader del M5S a Bruxelles, a seguito dei discorso programmatico in seduta plenaria apertamente in favore del salario minimo. È  tuttavia ancora da chiarire se la misura annunciata dalla Van Der Leyen sia in linea con quanto auspicato dai pentastellati, poichè la formulazione è stata alquanto vaga, come si addice a un discorso da leader che chiede sostegno all’aula. Definirsi “ago della bilancia” potrebbe essere stato un po’azzardato e autoreferenziale per il M5S, soprattutto se non è ancora loro chiaro cosa possano chiedere e ricevere in cambio di questo supporto. I retroscena riportano un’ostinata opposizione da parte dei socialisti di un possibile ingresso dei Cinque Stelle all’interno del gruppo di centrosinistra, del quale il Partito Democratico è tradizionale colonna portante. E sembra alquanto improbabile che tale supporto possa essere precursore di una nuova alleanza M5S-PD a Roma. Il motivo più evidente del supporto alla Van Der Leyen sembra essere la “responsabilità istituzionale” e lealtà degli accordi presi dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Rispettare la linea del Presidente del Consiglio, espressione della maggioranza di cui il Movimento è parte in patria ma non a Bruxelles, lascia aperta la porta a possibili sviluppi per la designazione del Commissario italiano. È altresì da comprovare il peso del voto dei Cinque Stelle, poichè a sostegno della Presidente tedesca sono arrivati anche i voti degli euroscettici e sovranisti polacchi del Premier Kaczyński (Law and Justice – PiS) e gli ungheresi di Orbán (Fidesz).

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Fig. 2 – Il vice Presidente del Parlamento Europeo Fabio Massimo Castaldo, leader del Movimento Cinque Stelle a Bruxelles

LA SOLITUDINE ISTITUZIONALE DELLA LEGA

L’elezione della Presidente Von Der Leyen ha aperto una profonda spaccatura sia tra gli alleati di governo in Italia, Lega e M5S, sia del fronte sovranista europeo. Il fronte sovranista è in realtà già nato zoppo, con le defezioni dei polacchi di PiS e degli ungheresi di Fidesz che non avevano aderito all’ossimorica “internazionale sovranista” a firma Salvini e Le Pen. Il voto di martedì 16 ha visto i sovranisti dell’Ovest schierarsi su posizioni opposte ai sovranisti dell’Est circa la nomina dell’ex Ministro della Giustizia tedesco. E di certo, ha avuto un peso determinante anche il caso “Moscopoli” e le presunte accuse di finanziamento illecito alla Lega da parte della Russia. Da quanto si apprende da Bruxelles, la Lega pare aver trattato fino all’ultimo secondo con la Von Der Leyen per mettere sul piatto il proprio sostegno in cambio di rassicurazioni sull’assegnazione di un portfolio di spessore per il commissario italiano, se non addirittura di una vicepresidenza. Eletta senza i voti della Lega, la tedesca non ha fatto segreto del proprio sollievo in merito a questo mancato sostegno. La Lega ha commentato il proprio voto negativo come un’azione dovuta, per censurare l’espressione di élites pro-EU che vanno contro la volontà palesata dagli elettori europei il 23-26 maggio, di chiaro segno opposto e anti-europeo a detta del capogruppo della Lega a Bruxelles Marco Zanni. Se il M5S si è intenzionalmente infilato in un angolo, scegliendo di non entrare a far parte di nessun gruppo parlamentare e al contempo disdegnandone altri, la Lega pare aver iniziato il proprio isolamento in parlamento. Molto probabilmente, questo atteggiamento di sfida alle istituzioni non tornerà utile alla Lega a Roma nel quadro delle complesse negoziazioni per trovare due nomi da proporre alla Von Der Leyen come Commissari. In visibile difficoltà sul nome femminile da proporre, la Lega pare al momento non aver raggiunto un accordo nemmeno sul nome del candidato maschile. Le posizioni apertamente contro il libero commercio potrebbero inficiare le giù poche chances per l’Italia di assicurarsi il portfolio del commercio internazionale a Bruxelles, e con la delega alla Concorrenza già quasi sicuramente ri-assegnata a Margrethe Vestager, le scelte per l’Italia si restringono.

Anita Nappo

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