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In 3 sorsi – La crisi della sinistra europea sembra aver vissuto una parziale battuta d’arresto, come dimostrano i recenti risultati elettorali in Danimarca. Tuttavia se osserviamo le politiche di tali partiti risulta chiaro che gran parte del loro recupero sia dovuto a una profonda rivisitazione delle politiche migratorie.

1. LA SINISTRA EUROPEA E L’IMMIGRAZIONE IRREGOLARE                       

Il fenomeno dei flussi migratori diretti verso l’Europa è senza dubbio uno dei temi più rilevanti nell’agenda di ogni Governo. Oltre a ciò, è anche un potente strumento di propaganda elettorale. I maggiori partiti di sinistra europei, ascrivibili alla famiglia della socialdemocrazia, hanno affrontato la sfida accettando una accoglienza generalizzata, contando che le differenze culturali ed economiche dei nuovi arrivati si sarebbero potute assorbire rapidamente. Il dibattito è ovviamente ancora aperto e non esiste una risposta univoca, tuttavia appare a oggi chiaro che – almeno in questa fase – la visione non premi a livello elettorale. L’Italia è solo l’ultimo esempio, giacché l’attuale maggioranza di Governo ha improntato buona parte della campagna elettorale sulla critica all’immigrazione irregolare. Consapevoli di questo, i partiti di sinistra hanno iniziato a modificare la propria posizione, giungendo alla conclusione che cercare di regolare i flussi è un atto che premia il consenso e può allo stesso tempo collimare con la propria visione politica globale. I casi della Spagna, della Francia e, per ultimo, della Danimarca sono emblematici e ben rispecchiano alla perfezione questo cambiamento.

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Fig. 1 – Carola Rackete è diventata un simbolo del sostegno ai migranti verso l’Europa

2. LA NUOVA VISIONE POLITICA E I SUOI RISULTATI

I Governi di Spagna e Francia già da tempo si sono allineati a questa posizione, adottando misure altamente restrittive nei confronti dei migranti, in particolare verso tutti coloro che provengono dall’Africa attraverso il bacino Mediterraneo. Il Partito Socialista Operaio Spagnolo, che ha recentemente incrementato i propri voti nell’ultima tornata elettorale, è stato premiato anche in base alla pregressa decisione circa l’espulsione di numerosi immigrati irregolari (basti pensare al caso dell’Aquarius). Il premier Pedro Sánchez, alle prese con la difficoltosa formazione di un nuovo esecutivo, mantiene attiva la recinzione sul confine marocchino a Ceuta e Melilla e la sua discordanza con il Ministro degli Interni italiano Matteo Salvini appare più di facciata che sostanziale. Parimenti Emmanuel Macron, Presidente della Repubblica francese, è da sempre uno dei critici più duri dell’esecutivo giallo-verde. Bisogna precisare che il partito di Macron non appartiene alla famiglia socialdemocratica, seppur dal punto di vista di politica internazionale si sia avvicinato in molte occasioni alle posizioni di Hollande. Nonostante la medaglia concessa recentemente a Carola Rackete dal Sindaco socialista di Parigi, Macron continua infatti a operare pattugliamenti su larga scala al confine alpino italiano, attuando respingimenti che coinvolgono anche minori e donne incinte. La  vittoria socialdemocratica in Danimarca alle elezioni del giugno scorso è da ascrivere a pieno titolo a questo nuovo corso. La campagna elettorale della nuova Ministra di Stato Mette Frederiksen si è infatti incentrata soprattutto sulla lotta all’immigrazione irregolare, vista come un elemento che graverebbe soprattutto sulle fasce più umili della società.

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Fig. 2 – immigrati appena sbarcati sull’isola di Lampedusa

3. L’INCERTO FUTURO DELLA SOCIALDEMOCRAZIA

Occorre sottolineare che dal punto di vista della comunicazione questo cambio di rotta è meno percettibile. C’è infatti da ricordare che esiste uno zoccolo duro di elettori di sinistra ancora sinceramente convinti del fatto che l’immigrazione irregolare sia foriera di grandi benefici. Esiste tuttavia una percentuale sempre maggiore di elettori appartenenti all’area progressista che stanno lentamente cambiando il proprio punto di vista e l’esito delle elezioni europee ne è un riflesso, giacché la tanto paventata avanzata populista non si è infine verificata nella maggior parte degli Stati Membri dell’UE. Pronosticare il futuro della socialdemocrazia europea non è un compito facile: essa sta senza dubbio vivendo una fase di grandi difficoltà alla quale si sta adattando con lentezza. Molti dei fenomeni del mondo globalizzato sono infatti difficilmente spiegabili e affrontabili con le idee della socialdemocrazia classica. Una di queste è l’aumento progressivo dei flussi migratori cui anche l’Europa deve far fronte. I cambiamenti in atto all’interno dei partiti progressisti possono quindi essere una vera e propria ancora di salvezza affinché tali formazioni possano sopravvivere e rifondarsi in una nuova ottica.

                                                                                                    Michele Cenci

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