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Anche il resto dell’Occidente sembra scettico e negli USA alcuni militari manifestano la propria posizione con un’iniziativa coordinata su internet.Prima di lanciare un attacco in Siria, Obama attenderà il mandato del Congresso, i cui lavori riprenderanno il 9 settembre. Il Presidente è disposto a modificare la richiesta della legittimazione ad agire, operando nel frattempo per ottenere più consensi in un’opinione pubblica marcatamente contraria.

 

1. I TEMPI SI ALLUNGANO? – Dopo il voto di giovedì della Camera dei Comuni, che ha di fatto escluso la Gran Bretagna dalla coalizione pronta a intervenire in Siria, i rapporti tra Londra e Washington hanno subìto un evidente irrigidimento. Secondo il “Times”, per esempio, gli Stati Uniti avrebbero deciso di allontanare circa trenta ufficiali di collegamento britannici dal centro di comando nel quale si stanno elaborando i progetti di attacco alla Siria. Con la decisione della Camera, infatti, la Gran Bretagna, oltre a non partecipare alle eventuali operazioni militari, avrebbe perso anche il diritto di accedere alle informazioni condivise tra Stati Uniti e Francia sulla questione. Quanto al dibattito a Washington – giacché l’avvio di una missione in Siria è condizionato più dalla politica interna degli USA che dalle reti internazionali, – il segretario Kerry, decisamente attivo, si è detto sicuro che Obama riuscirà a convincere il Congresso a scegliere «ciò che è giusto» per fermare Assad, paragonato ad «Adolf Hitler e Saddam Hussein». Il Presidente si starebbe adoprando per verificare l’esistenza di un sostegno quanto più ampio possibile all’azione in Siria, considerato che l’opinione pubblica è marcatamente contraria. Nello specifico, Obama sarebbe disposto a modificare il documento per ottenere il mandato del Congresso (che riprenderà i lavori il 9 settembre) all’uso delle armi, un’eventualità accolta favorevolmente anche da Emma Bonino e Mario Mauro. Come detto poco sopra, l’approvazione di un intervento militare è per buona parte subordinata al dibattito interno statunitense, tendenzialmente timoroso di un nuovo conflitto sullo stile di Iraq e Afghanistan. In questo senso, da un lato Obama sta tentando di ampliare i consensi nel Congresso con un costante lavoro di persuasione, mentre dall’altro Kerry, che negli ultimi giorni è apparso in tutti i maggiori canali televisivi statunitensi, invita i parlamentari a «non voltare le spalle a Israele, alla Giordania e agli altri alleati degli USA nella regione». Oltretutto, lo stesso Assad ha rinfacciato a Washington e Parigi di aver rinunciato all’attacco sia per l’assenza di prove sull’uso di armi chimiche (che entrambi i Paesi hanno però confermato di possedere), sia per paura. Il Presidente siriano ha ripreso quindi le tesi dell’insensatezza dell’impiego di agenti tossici: «Supponiamo che il nostro esercito voglia utilizzare armi di distruzione di massa: è possibile che lo faccia in una zona dove esso stesso si trova, come hanno constatato gli ispettori delle Nazioni Unite? Dov’è la logica?». Infine, Assad ha avvertito che un qualsiasi attacco in Siria scatenerebbe una guerra regionale, favorendo «caos ed estremismo».

 

2. IL DISSENSO IN OCCIDENTE – Tuttavia, è evidente che nel mondo occidentale il fronte contrario all’intervento in Siria sia considerevole. Per esempio, in Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti, le percentuali del dissenso sono, secondo recenti sondaggi, rispettivamente del 64% (BVA-Le Parisien), 72% (BBC) e 60% (Ipsos-Reuters). Negli ultimi giorni, anche il Vaticano ha espresso la propria posizione di assoluta contrarietà a un’azione militare, sia con papa Francesco, che in più occasione ha ribadito la necessità di evitare l’uso della forza («Mai più la guerra!»), sia con mons. Mario Toso, segretario del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, il quale ha affermato che «la situazione di violenza non verrebbe diminuita, ma, anzi c’è il rischio che [essa] deflagri e si estenda ad altri Paesi». Proseguendo, Toso ha spiegato che da una guerra in Siria potrebbe derivare un conflitto mondiale: «L`alternativa non può essere che quella della ragionevolezza, delle iniziative basate sul dialogo e sul negoziato. Insomma occorre cambiare strada».

 

3. SOLDATI CONTRO LA GUERRA – Un fenomeno particolare è l’opposizione di alcuni militari statunitensi alla missione in Siria. Su Facebook, infatti, sono comparse immagini di membri delle Forze Armate che si sono fotografati in divisa, ma col volto coperto, mostrando cartelli che motivavano la scelta del dissenso. Per esempio, taluni hanno scritto di «non essersi arruolati per finire coinvolti in guerre civili di altri Paesi»; altri hanno chiesto di restare fuori dalla Siria; altri ancora di non essere intenzionati «a combattere a fianco di al-Qaida», riferendosi alle componenti jihadiste presenti tra le opposizioni ad Assad.

 

Beniamino Franceschini

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