Photo by nonbirinonko is licensed under CC BY-NC-SA
Puoi leggerlo in 2 min.

In 3 sorsiLe elezioni politiche che si sono svolte ieri in Grecia sembrano testimoniare un ritorno al passato, con i conservatori di Nuova Democrazia che tornano al potere soppiantando la sinistra di Syriza. In realtà la Grecia non è la stessa di dieci anni fa: si può guardare con più ottimismo al futuro.

1. CAMBIARE TUTTO PER NON CAMBIARE NULLA?

E così i greci hanno deciso: il nuovo Primo Ministro sarà Kyriakos Mitsotakis, leader del tradizionale partito di centro-destra Néa Demokratìa (Nuova Democrazia). Con il 39.6% dei voti, i conservatori hanno ottenuto 158 su 300 dei seggi parlamentari in palio e saranno dunque in grado di governare da soli, avendo sconfitto il partito di governo uscente Syriza, guidato da Alexis Tsipras. Si tratta di un “ritorno al passato” per l’elettorato greco che, dopo aver attraversato la peggiore crisi economica della propria storia e avere affidato le “chiavi” del paese a una forza politica che sembrava promettere l’uscita dall’euro come via verso la ripresa economica, è ora tornato a votare per un candidato esponente di una delle più importanti dinastie politiche greche. Mitsotakis, profilo internazionale come banchiere d’affari e studi prestigiosi ad Harvard in Scienze Politiche, è figlio di Konstantinos, che fu Primo Ministro della Grecia dal 1990 al 1993. Le ricette che propone sono tipiche di un centro-destra liberale: meno tasse, privatizzazioni, attrazione degli investimenti dall’estero. Il nuovo leader ellenico si è rivolto principalmente al ceto medio, la parte della popolazione più penalizzata durante la crisi, promettendo una ripresa economica solida e sostenuta. Per quanto riguarda i rapporti con l’Unione Europea, Mitsotakis non ha mai messo in discussione i rapporti con Bruxelles ma ha promesso di porre fine all’austerity.  

Embed from Getty Images

Fig. 1 – Kyriakos Mitsotakis è il nuovo Primo Ministro greco

2. DAL “NO” AL “SÌ” INCONDIZIONATO ALL’UE

Sembrano lontani anni luce i giorni dell’estate 2015 in cui migliaia di cittadini ateniesi si erano radunati in piazza Sintagma, sede del Parlamento greco, per manifestare la propria contrarietà al rigido piano di restrizione di bilancio imposto dalla “troika” (Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale). Il premier Tsipras aveva indetto un referendum relativo all’accettazione delle condizioni imposte da Bruxelles, fatto di tagli alla spesa sociale per consentire un aggiustamento dei conti pubblici, che era stato respinto nettamente dagli elettori. In quei giorni, la Grecia sembrava a un passo dall’uscita dall’euro; poi, in maniera quasi inaspettata, il leader della sinistra radicale di Syriza aveva accettato l’accordo di salvataggio imposto dalla troika e si era sbarazzato del proprio ingombrante ministro dell’Economia Yanis Varoufakis, nemico giurato della cosiddetta “austerity”. Il Paese mediterraneo aveva dunque intrapreso un lento e faticoso cammino di risanamento che ha però negli ultimi anni cominciato a dare i suoi frutti.

Embed from Getty Images

Fig. 2 – Tutto pronto ad Atene per il passaggio di testimone da Tsipras a Mitsotakis

3. IL BICCHIERE E’ MEZZO PIENO?

L’economia greca, dopo anni di “bonanza” sostenuta artificialmente dall’esplosione della spesa pubblica – nascosta attraverso imbrogli contabili – messa in atto dai socialisti del PASOK (guarda caso ormai praticamente scomparso dal panorama elettorale), ha attraversato una crisi terribile che ha portato ad un crollo del PIL di quasi il 30%. L’aggiustamento di bilancio, forse troppo rigido e rapido, è stato però necessario per riportare il Paese sulla retta via: oggi il PIL è tornato a crescere in maniera sostenuta e dovrebbe aumentare del 2.1% quest’anno, la disoccupazione è scesa al 16% (dopo aver toccato picchi del 30%), il rapporto debito/PIL è finalmente prossimo alla stabilizzazione (seppur ad n livello del 180%) grazie alla riduzione del tasso di interesse sui titoli di Stato e alla progressiva “chiusura” dello spread con i bund tedeschi. Si può dunque dire che Mitsotakis abbia di fronte a sé un cammino meno ripido e irto di ostacoli rispetto al suo predecessore. A Tsipras, che ha saputo “limitare” i danni di una sconfitta annunciata confermandosi stabilmente come seconda forza politica greca, vanno          comunque riconosciuti due meriti. Il primo: aver avuto il coraggio di non seguire il tornaconto elettorale di breve periodo e di prendere scelte impopolari, ma necessarie per risanare l’economia dissestata del suo Paese. Il secondo, forse ancora più importante: essere riuscito a “disinnescare” la miccia del populismo di estrema destra che stava proliferando durante la crisi. I neonazisti di Alba Dorata sono infatti usciti dal Parlamento. Insomma, la strada per la vetta dell’Olimpo è ancora accidentata, ma dopo molti anni si è tornati a vedere la luce.

Davide Tentori  

Print Friendly, PDF & Email
Davide Tentori

Sono nato a Varese nel 1984 e sono Dottore di Ricerca in Istituzioni e Politiche presso l’Università “Cattolica” di Milano con una tesi sullo sviluppo economico dell’Argentina dopo la crisi del 2001. Il Sudamerica rimane il mio primo amore, ma ragioni professionali mi hanno portato ad occuparmi di altre faccende: oggi infatti lavoro a Roma presso l’Ambasciata Britannica in qualità di Esperto di Politiche Commerciali. In precedenza ho lavorato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dove mi sono occupato di G7 e G20, e a Londra come Research Associate presso il dipartimento di Economia Internazionale a Chatham House – The Royal Institute of International Affairs. Sono il Presidente del Caffè Geopolitico e coordinatore del Desk Europa