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In 3 sorsi Nella serata dei “nomi pesanti” si impongono economia e salute, e i candidati promettono di salvare l’anima degli Stati Uniti.

1. TUTTI CONTRO L’ECONOMIA DI TRUMP

Sebbene vi siano delle distanze evidenti tra le soluzioni proposte, i democratici sembrano essere tutti d’accordo su una cosa: l’economia del Presidente Trump è fallimentare.
Come è possibile sostenere quest’affermazione in un momento di espansione dell’economia statunitense? Lo spiega Kamala Harris, senatrice californiana, sottolineando come l’economia di Trump funzioni in realtà solo per i ricchi e per il mercato azionario, ignorando i bisogni di una popolazione costretta spesso a mantenersi con due o tre lavori. Le fa eco l’ex vicepresidente Joe Biden, che promette di restituire la dignità alla classe media attraverso una riforma fiscale su misura. Lo fa, ovviamente, il senatore del Vermont Bernie Sanders, che fonda la sua candidatura (già dal 2016) su una vera e propria rivoluzione economico-societaria degli Stati Uniti: viraggio a sinistra verso un modello democratico-socialista sulla traccia delle democrazie europee più avanzate. Una posizione osteggiata dall’ex Governatore del Colorado John Hickenlooper, che argomenta la sua forte contrarietà al modello socialista non solo da un punto di vista economico, ma anche da una prospettiva di strategia comunicativa nella lotta contro il Partito Repubblicano. Irrompente e radicale è la proposta del giovane imprenditore Andrew Yang: la ridistribuzione della ricchezza attraverso un reddito minimo universale di 1.000 dollari al mese per ogni statunitense.

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Fig. 1 – I protagonisti della seconda serata democratica, il 27 giugno 2019

2. RIFORMA SANITARIA RADICALE O RICOSTRUIRE SULL’OBAMACARE?

Strettamente legato all’economia è il tema della riforma sanitaria. Se tutti i democratici sono d’accordo sulle falle del sistema, le posizioni si dividono sulle soluzioni.
Da una parte chi vuole un servizio sanitario completamente pubblico, come Sanders e in maniera meno radicale la senatrice dello Stato di New York Kirsten Gillibrand. Questi candidati vogliono sostanzialmente garantire un servizio sanitario per tutti, abbattendo lo strapotere delle assicurazioni e delle case farmaceutiche, in un processo che porterebbe alla riduzione al minimo dell’opzione della copertura sanitaria privata.
Dall’altra coloro, come il senatore del Colorado Michael Bennet, che insistono sulla necessità di creare un’opzione sanitaria pubblica costruendo sul modello Obamacare senza però privare il cittadino della scelta tra copertura pubblica e copertura privata.
Totale accordo, invece, sulla copertura sanitaria estesa gli immigrati illegali, perché, come spiega il sindaco di South Bend Pete Buttigieg, il Paese è più sano quando tutti sono più sani e non avrebbe senso non prevedere una profonda riforma strutturale per gli 11 milioni di persone che, pur non avendo uno status legale, pagano le tasse e partecipano alla crescita del Paese.

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Fig.2 – Joe Biden, Bernie Sanders e Kamala Harris erano i più attesi della serata

3. LA BATTAGLIA PER L’ANIMA DELL’AMERICA

Una delle principali accuse mosse a Donald Trump durante gli ultimi anni è quella di aver provocato una profonda crisi d’identità nella società statunitense. È proprio su quest’identità che sembra volersi giocare una buona fetta della corsa alle primarie e alle presidenziali. Biden è molto determinato su questo punto e indica come maggiori obiettivi della sua candidatura la sconfitta di Trump e il salvataggio dell’anima della Nazione. Un’anima che deve rimodellarsi sui nuovi bisogni di un mondo che ha davanti la crisi sistemica e climatica, afferma Sanders. Una Nazione che deve trovare il coraggio di gestire la crisi migratoria e di curare le ferite profondissime della discriminazione razziale, insiste Harris; senza dimenticare la piaga della violenza armata, riconosce Buttigieg.
Non solo, perché secondo Gillibrand le maggiori responsabilità di questo deragliamento sono da attribuire alla corruzione e all’irrisolto problema della differenza di genere. E c’è chi, come il deputato californiano Eric Swalwell, chiede un atto di responsabilità alla “vecchia guardia”: un’auto-rottamazione che garantisca davvero l’apertura di un nuovo capitolo per gli Stati Uniti d’America. Stati Uniti che, chiosa Yang, devono smettere di chiedersi se andare a destra o sinistra e muoversi in avanti, verso il futuro, mentre Marianne Williamson, attivista e imprenditrice, chiude la sua interessante performance con un messaggio per l’inquilino della Casa Bianca: ci batteremo per l’amore e con amore, e l’amore vincerà.

Elena Poddighe

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Elena Poddighe

Nata a Sassari nel 1993, ho diviso il mio percorso universitario tra l’Italia, la Francia e il Belgio. Sono laureata in Scienze Politiche, indirizzo Relazioni Internazionali, e specializzata in Relazioni Internazionali, indirizzo Diplomazia e Risoluzione dei Conflitti. Studio con particolare attenzione il continente americano, da Nord a Sud, ma seguo l’ordine di un caro professore: “Tutto ciò che succede nel mondo vi deve interessare!” Dopo l’esperienza Erasmus ho preso sul serio l’idea che tutto il territorio europeo potesse essere casa mia, così mi sposto costantemente da un punto all’altro, scoprendo pregi e difetti di questa nostra bellissima Europa. Non so preparare il caffè e non lo bevo, ma so cucinare e soprattutto mangiare le lasagne!