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In 3 sorsi – Il 5 luglio si ricorda l’indipendenza dell’Algeria e nello stesso giorno sono previste grandi manifestazioni. A breve distanza dalle dimissioni del Presidente del Parlamento e con le crescenti pressioni sul Premier e sul Presidente, i prossimi giorni possono essere decisivi per il futuro dell’Algeria.

1. CHI È AL POTERE IN ALGERIA?

Le dimissioni di Abdelaziz Bouteflika dello scorso 2 aprile non hanno fermato i moti di protesta della popolazione, sempre più determinata a scardinare l’apparato di potere, il cosiddetto pouvoir, alla guida del Paese.
Anche con le dimissioni di Bouteflika, il sistema algerino si regge infatti ancora su una struttura in cui diversi attori tradizionali competono per esercitare una certa influenza. Fra questi vale la pena di ricordare l’élite di industriali, le unioni sindacali, il partito del Fronte di Liberazione Nazionale (gruppo di riferimento di Bouteflika e dell’attuale Presidente ad interim Abdelkader Bensalah), la compagnia energetica Sonatrach, che in questi giorni deve anche affrontare l’esplosione dell’unità GNL1Z per la produzione di gas a Orano, e infine l’esercito, guidato da Ahmed Gaid Salah.
Ed è proprio l’esercito, storicamente colonna portante dello Stato, ad aver condotto pressioni decisive per le dimissioni di Bouteflika. Se però inizialmente la collaborazione fra i militari e i manifestanti ha contribuito all’allontanamento dell’ex Presidente, la popolazione teme ora che l’esercito possa ristabilire un sistema non democratico.
La convocazione di nuove elezioni ha così rappresentato un primo e rilevante fattore di divergenza. Mentre chi protestava rivendicava il potere per il popolo secondo gli articoli 7 e 8 della Costituzione, la giunta al potere si atteneva all’articolo 102, che prevede 90 giorni per indire nuove elezioni dopo le dimissioni di un Presidente.
Il voto però, inizialmente previsto per il 4 luglio, è stato posticipato a data da destinarsi, alimentando così le incertezze sul futuro del Paese, ma allo stesso tempo dando più tempo alle folle per organizzarsi.

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Fig. 1 – Manifestazione in cui si chiede la rimozione del pouvoir

2. LE DIFFICOLTÀ DI UN RICAMBIO

Accedere al potere nel sistema algerino è dunque molto complesso. Il popolo algerino si è così concentrato su tre figure, le cosiddette “tre B”: il Presidente ad interim Abdelkader Bensalah, il premier Noureddine Bedoui e il Presidente della camera bassa del Parlamento, nonché ex leader del Fronte di Liberazione Nazionale, Mouad Bouchareb. In seguito alle crescenti pressioni, Bourchareb si è dimesso il 2 luglio, mettendo ancor più in difficoltà le altre “due B”.
Sulla questione è quindi intervenuto l’ex Ministro delle Comunicazioni e attuale coordinatore dei partiti di opposizione, Abdelaziz Rehabi. Secondo Rehabi, Noureddine Bedoui dovrebbe dimettersi entro il 5 luglio e a prendere il posto dell’attuale Primo Ministro sarebbe lo stesso Rehabi, gradito alle forze popolari.
Sempre in questa settimana si attendono anche le dichiarazioni di Bensalah, che sarà chiamato a formare un nuovo Governo e a indicare una data per le prossime elezioni.
Più delicata è la posizione dell’esercito. Martedì 2 luglio circa 5mila persone sono scese in strada ad Algeri, riunendosi in piazza al-Barid, luogo simbolo dei moti. I manifestanti, soprattutto giovani, hanno chiesto a gran voce la liberazione di Lakhdar Bourqaa, veterano della guerra per l’indipendenza e attualmente in carcere, dopo aver definito le truppe guidate da Ahmed Gaid Salah “una milizia”.

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Fig. 2 – La manifestazione del 2 luglio ad Algeri

3. COSA ASPETTARSI?

Questa settimana ha anche un importante valore simbolico: il 5 luglio è infatti l’anniversario dell’indipendenza algerina. Sui social network spopolano appelli a manifestare per esprimere in modo civile il totale rifiuto del sistema e l’allontanamento degli esponenti del vecchio regime. Vanno anche sottolineate le richieste di sospendere gli arresti per chi mostra la bandiera Amazigh (quella dei popoli berberi del Nord Africa) e di riaprire alcune aree di Algeri interdette al pubblico.
Le proteste del 5 luglio, che sono annunciate come un evento storico e il possibile inizio di una seconda Repubblica, precedono di un giorno la conferenza nazionale dei partiti di opposizione, anche in questo caso coordinata da Abdelaziz Rehabi. All’incontro dovrebbero partecipare anche altre figure di spicco, come l’ex Presidente Lamine Zeroual, l’ex premier Mouloud Hamrouche e l’ex Ministro degli Esteri Ahmad Taleb Ibrahimi.
L’esito dell’iniziativa volta a risolvere la crisi politica del Paese e a offrire un’alternativa al sistema di potere in essere dipenderà molto probabilmente dalle prossime mosse del Presidente, dall’efficacia della mobilitazione in programma per il 5 luglio e dall’atteggiamento che assumerà l’esercito.

Francesco Teruggi

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Francesco Teruggi

Sono nato nel 1993 in un piccolo paese immerso nelle risaie novaresi. Terminato il Liceo Classico, mi sono trovato di fronte a un bivio: ingegneria fisica o filosofia? Ho così optato per psicologia. Mi sono dunque trasferito a Milano, dove ho frequentato sia la triennale sia la magistrale, a parte l’ultimo semestre in cui ho scritto la tesi in Olanda. Insieme a nicotina e caffè (geopolitici e non), mi sono avvicinato alle relazioni internazionali, con particolare attenzione al Medio Oriente. Mi sono così iscritto a un Master in Middle Eastern Studies per comprendere al meglio la regione. Sono particolarmente interessato alle narrazioni circa le dinamiche di potere e di desiderio che intercorrono fra attori non-statali e società civile (se vi sembra strano, ricordate che ho pur sempre fatto psicologia).