"AIDS vs. the people : rainbow pride/peace warrior flag, harvey milk plaza, castro, san francisco (2013)" by torbakhopper is licensed under CC BY-ND
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In 3 sorsiL’Angola ha recentemente decriminalizzato l’omosessualità, compiendo un passo verso la tutela dei diritti LGBTQ+. Qual è la situazione nel resto del continente africano?

1. PER MOLTI L’OMOSESSUALITÀ RESTA UN CRIMINE

In più della metà dei Paesi africani l’omosessualità è considerata un crimine. Ad oggi sono infatti 31 su 54 gli Stati africani che considerano le relazioni tra persone dello stesso sesso come “un vizio contro natura” e che prevedono quindi una pena che varia a seconda del Paese di riferimento: si passa da un’ammenda pecuniaria, fino a una condanna dai 7 ai 14 anni di prigione. In Tanzania le relazioni omosessuali sono punite con l’ergastolo. Nigeria, Sudan, Mauritania e Somalia applicando la sharia prevedono addirittura la pena di morte, sebbene negli anni recenti non vi sia stata alcuna effettiva esecuzione per reati di questo tipo. Spesso le norme che criminalizzano l’omosessualità sono uno dei lasciti del passato coloniale e sono sostenute dai partiti più conservatori.

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Fig. 1 – La comunità LGBTQ+ manifesta in occasione del Durban Pride a Durban, Sudafrica

2. IL PASSAGGIO VERSO UNA TOLLERANZA LEGALE

Negli ultimi tempi, tuttavia, diversi Governi africani hanno iniziato a rimuovere quelle leggi che stigmatizzavano l’omosessualità come un reato perseguibile penalmente e a tutelare le minoranze sessuali, proibendo la discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale. Esempi recenti sono il Mozambico, l’Angola e il Botswana. Nel 2015 il Mozambico ha rimosso la norma che definiva l’omosessualità come “un vizio contro natura”. Lo stesso ha fatto lo scorso gennaio l’Angola, in occasione dell’introduzione del nuovo codice penale, vietando la discriminazione delle persone sulla base dell’orientamento sessuale. Similmente a giugno la Corte Costituzionale del Botswana ha dichiarato discriminatoria, incostituzionale e contro il pubblico interesse la legge che criminalizzava l’omosessualità. Dal punto di vista della politica internazionale, diversi Paesi, come ad esempio il Regno Unito, hanno minacciato di negare il proprio supporto economico agli Stati africani che si rifiutano di riconoscere i diritti LGBT.

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Fig. 2 – Attiviste posano con una bandiera arcobaleno fuori dalla Corte Suprema del Botswana che l’11 giugno ha pronunciato un decreto storico depenalizzando l’omosessualità

3. IL PROBLEMA DELL’ACCETTAZIONE SOCIALE

La battaglia per i diritti LGBT, però, non si svolge solo sul piano giuridico, ma anche su quello culturale e sociale. Infatti in quegli Stati in cui le relazioni tra persone dello stesso sesso sono legali dal punto di vista legislativo, dal punto di vista sociale rimangono ancora faticosamente accettate. Ciò significa che il cambiamento della legislazione spesso non procedere di pari passo con un cambio di percezione all’interno della società. Il Sudafrica ad esempio fu il primo Paese al mondo a vietare la discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale. Nel 2006, inoltre, il Governo emanò il Civil Union Act, legalizzando il matrimonio tra persone omosessuali. Nonostante la protezione a livello legale, la comunità LGBT in Sudafrica continua oggi a interfacciarsi con una discriminazione de facto legata a credenze religiose o a pregiudizi che hanno una forte influenza sulla popolazione: la comunità gay infatti viene frequentemente accusata di diffondere il virus dell’HIV e di indurre i bambini all’omosessualità. Tale discriminazione si riflette nell’accesso al mercato del lavoro, alle cure mediche e ai servizi.

Valentina Rizzo

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