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RistrettoMartedì 2 luglio il Consiglio Europeo ha approvato le nomine per rinnovare i vertici UE. Ecco tutti i nomi. E l’Italia?

Martedì 2 luglio il Consiglio Europeo ha finalmente trovato l’accordo per proporre al Parlamento Europeo un pacchetto concordato di nomine alle più alte cariche dell’UE. Dopo lo stallo dei giorni precedenti, causato da una rottura all’interno dei popolari, la quadra è stata raggiunta proponendo Ursula von der Leyen (Ministro della Difesa tedesco) alla Presidenza della Commissione, la francese Christine Lagarde alla Presidenza della Banca Centrale Europea, il belga Charles Michel alla Presidenza del Consiglio Europeo e lo spagnolo Josep Borrell come Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza. Nel pacchetto di nomine di fatto rientra anche l’italiano David Sassoli, candidato socialista alla Presidenza dell’Europarlamento, appoggiato da popolari e liberali per cercare di placare i socialisti. Tutti i Paesi membri hanno votato a favore, con l’unica eccezione della Germania (Merkel si è astenuta per evitare strappi nella grande coalizione che la sostiene a Berlino). Ora la palla passa appunto al Parlamento Europeo, che dovrà approvare le nomine (con l’eccezione di Michel, per il quale basta l’indicazione del Consiglio Europeo). Un passaggio non scontato, visto che i socialisti si dicono contrari a un pacchetto che, di fatto, sopprime il sistema “Spitzenkandidaten”, considerato un importante mattone nella costruzione di un’Unione Europea più democratica. Senza i voti dei socialisti (e senza i verdi) von der Leyen rischia seriamente di non passare le forche caudine parlamentari. L’Italia, che aveva fatto asse con i Paesi di Visegrad e i popolari ribelli per affondare la candidatura del socialista Frans Timmermans alla presidenza della Commissione, ha votato a favore. Oltre al mantenimento della presidenza dell’Europarlamento in mani italiane, al commissario che sarà indicato dal nostro Paese dovrebbe (condizionale d’obbligo) spettare un posto di rilievo (si parla della vicepresidenza e del cruciale portafoglio Concorrenza). Insomma, un risultato che sarebbe di tutto rispetto e che migliorerebbe persino l’attuale posizione italiana nella Commissione, anche se per l’Italia è chiaramente difficile compensare l’inevitabile partenza di Mario Draghi dalla BCE. Ma ancora più importante sarà capire quali politiche perseguiranno i nuovi vertici europei. In generale, è improbabile che l’eventuale Commissione von der Leyen si discosti più di tanto dalla linea della Commissione Juncker, ma, ad esempio, sarà importante capire se e come il cambio della guardia a Bruxelles, sostenuto anche dal governo italiano, influenzerà l’andamento della procedura di infrazione.

Davide Lorenzini

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Davide Lorenzini

Sono nato nel 1997 a Milano, dove studio Giurisprudenza all’Università degli Studi. Sono appassionato di politica internazionale, sebbene non sia il mio originario campo di studi (ma sto cercando di rimediare), e ho ottenuto il diploma di Affari Europei all’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) di Milano. Nel Caffè, al cui progetto ho aderito nel 2016, sono co-coordinatore della sezione Europa, che rimane il mio principale campo di interessi, anche se mi piace spaziare.

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