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In 3 sorsi – Malgrado la politica di censura di Erdogan e la recente crisi della lira, i rapporti commerciali e diplomatici tra Italia e Turchia rimangono saldi. Un calcolo geostrategico, oltre che un’intesa commerciale.

1. RELAZIONI COMMERCIALI

A tre anni dal tentato colpo di Stato che diede il via all’interminabile serie di arresti di accademici, attivisti e giornalisti, i rapporti tra Italia e Turchia sono più prosperi che mai. La crisi della lira turca non ha fermato l’intenso interscambio commerciale che va avanti da diversi anni tra i due Paesi. I dati del Ministero degli Esteri mostrano infatti come nel 2018 l’Italia si è confermata quinto partner commerciale della Turchia, mentre Ankara per il Bel Paese rappresenta il primo partner nell’area del Medio Oriente, e undicesimo partner mondiale. Nonostante il picco di interscambio sia stato raggiunto nel 2011 con un totale di 21,3 miliardi di dollari statunitensi (USD), le relazioni commerciali sono rimaste salde: nel 2018 si è raggiunto il totale di 19,8 miliardi di USD. Nello stesso anno gli investimenti diretti esteri ammontavano a 509 milioni di USD, un incremento del 297% rispetto all’anno precedente. Nel complesso i settori italiani maggiormente coinvolti in Turchia sono quelli della difesa, il settore manifatturiero, quello delle aziende legate allo sviluppo infrastrutturale e alla produzione energetica, e le banche.

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Fig. 1 – L’Ambasciatore italiano Luigi Mattiolo incontra il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan

2. I RISCHI PER L’ITALIA

La sconfitta di Erdogan alle elezioni comunali di Istanbul lo scorso 22 giugno ha aggirato l’ennesima svalutazione della lira tanto temuta dalle Borse, ma il pericolo di un improvviso crollo simile a quello del 2018 rimane alto in Turchia, dal momento che la fiducia dei mercati è ancora fortemente legata alla credibilità politica di Erdogan. Tra i titoli più in crisi nel 2018 c’era UniCredit, che possiede il 50% della società in controllo di Yapı Kredi, una tra le banche commerciali più di spicco del Paese. Il settore automobilistico italiano è stato largamente attirato dai elevati tassi di crescita del paese negli ultimi anni: FCA, Pirelli e Fiat sono i nomi più conosciuti, ma il numero di imprese italiane su suolo turco supera quota 1.400. La crisi potrebbe rappresentare un campanello d’allarme per le imprese a causa della ridotta capacità del mercato turco di acquistare beni e servizi all’estero. Inoltre, è importante che le imprese appaltatrici di opere infrastrutturali (pagate quindi in lire turche) si tutelino rispetto al rischio di cambio, data la recente instabilità della valuta.

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Fig. 2 – Dimostrazione con bandiera del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) contro la visita del Presidente Recep Tayyip Erdogan a Roma, febbraio 2018

3. RELAZIONI DIPLOMATICHE

Molte potenze europee guardano con sospetto al mancato Stato di diritto in Turchia e al ruolo ambiguo che l’esercito turco ha nel conflitto in Siria. In questo contesto i turchi hanno più volte attaccato le milizie curde siriane dell’YPG, le uniche vere alleate dell’Occidente. Il motivo sta nella vicinanza di tali milizie a quelle del PKK, che da decenni rappresentano le istanze indipendentistiche dei curdi in Turchia, e che sono considerate da Turchia e UE un’organizzazione terroristica. Le ragioni dell’intesa tra Turchia e Italia non sono solo legate agli scambi commerciali. In primis c’è il ruolo geostrategico di Ankara, ovvero la sua funzione di zona cuscinetto tra l’Europa e il Medio Oriente, merito anche all’accordo tra Ankara e l’UE sulla gestione dei flussi migratori. Tuttavia l’intesa ha anche a che fare con la guerra in Siria: Ankara rappresenta ad oggi uno dei mercati principali per l’industria bellica italiana. La Leonardo (ex Finmeccanica) è una delle aziende più presenti nel settore della difesa in Turchia, nonché uno dei costruttori degli elicotteri impiegati dall’esercito turco contro i curdi in Siria. Infine, non meno importante è il ruolo strategico della Turchia nell’approvvigionamento di gas naturale. Per l’Italia e l’Europa è essenziale mantenere buoni rapporti con Erdogan, dal momento che dalla regione passerà il gasdotto denominato “Corridoio Sud del Gas”. Il primo collegamento alle riserve del Mar Caspio e la prima alternativa al monopolio della Russia sul gas naturale che arriva in Europa.

Denise Giacobbi

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Denise Giacobbi

Nata nel 1991 in un paesino romagnolo di montagna e poi finita qua e là tra Europa, Asia e Africa. Mi sono laureata in European and International Studies a Trento con una tesi intitolata “Islam and democracy. The ‘Tunisian specificity’ of Ennahda”. Ho lavorato alcuni mesi in Turchia e in Israele dove ho imparato tanto sulle dinamiche politiche in Medio Oriente, e dove sono diventata una campionessa nel contrattare al mercato. Adoro leggere, scrivere e viaggiare. La mia collaborazione con Il Caffè Geopolitico mi permette di dare frutto a due di queste passioni.