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In 3 sorsi – Tra le tante promesse elettorali di Donald Trump c’era anche un mastodontico piano infrastrutturale. Viste le condizioni di abbandono in cui versano alcune strade, autostrade e ferrovie, la proposta aveva incontrato il favore di molti. Dopo aver rivelato quasi un anno addietro un piano, lasciato a suo tempo cadere, alcuni recenti sviluppi potrebbero rilanciare l’idea.

1. IL PIANO ORIGINARIO

La promessa di un’imponente ristrutturazione delle decadenti infrastrutture statunitensi e dell’avvio di progetti per il momento unicamente solo abbozzati (come l’alta velocità ferroviaria tra San Francisco e Los Angeles) era stata formulata decine, se non centinaia di volte, davanti alle folle in visibilio raccolte ad ascoltare il candidato alla presidenza Donald Trump. Il 20 gennaio 2017, durante il discorso inaugurale, il Presidente Trump aveva ribadito la promessa. Sfortunatamente per l’Amministrazione e per coloro i quali confidavano nel piano, la leadership del GOP (Grand Old Party, il Partito repubblicano) – che certo non aveva fatto nulla per smentire la propria distanza ideologica da una misura del genere – era riuscita a convincere il Presidente a concentrare gli sforzi su due cavalli di battaglia “classici”, ovvero il taglio delle tasse, approvato, e l’abrogazione dell’Affordable Care Act (più conosciuto come Obamacare), fallito. L’impegno profuso e l’approssimarsi delle midterm avevano spinto alla fine il Presidente ad abbandonare il piano infrastrutturale proposto nella primavera del 2018 e addirittura a criticare una componente importante della proposta (ovvero le partnership tra settore pubblico e privato da esso previste), attribuendone la colpa all’allora Presidente del National Economic Council Gary Cohn.

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Fig. 1 – Donald Trump durante una conferenza stampa

2. GLI ULTIMI SVILUPPI

Circa un anno dopo questi eventi e quasi un mese fa, Chuck Schumer, Minority leader democratico in Senato, e Nancy Pelosi, Speaker della Camera dei Rappresentanti, assieme ad almeno altri dodici membri democratici del Congresso, hanno acconsentito a un incontro con il Presidente. A differenza dei colloqui precedenti, mai troppo soddisfacenti né per una parte, né per l’altra, quest’ultimo pare essere stato coronato dal successo: infatti, al termine della discussione, alla quale hanno presenziato anche il Segretario ai Trasporti Elaine Chao e altri membri dell’Amministrazione, Schumer e Pelosi hanno rivelato alla stampa di aver ottenuto l’imprimatur del Presidente sull’approvazione di un massiccio piano infrastrutturale del valore di almeno 2mila miliardi di dollari. Tutti i partecipanti si sono definiti soddisfatti; Schumer ha sottolineato la “buona volontà” del Presidente, non mancando di far notare quanto differente quest’ultimo meeting sia stato da quelli avuti in precedenza, mentre Trump ha esordito manifestando la propria intenzione di “fare qualcosa […]. Questo qualcosa non dev’essere necessariamente strettamente repubblicano”.

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Fig. 2 – Un precedente incontro tra Donald Trump, Nancy Pelosi e Chuck Schumer

3. COSA È CAMBIATO?

Sebbene i democratici non si fossero mai dichiarati ideologicamente ostili a questa proposta trumpiana – anzi, il senatore Bernie Sanders fu uno dei primi a pronunciarsi positivamente in tal senso, nel lontano novembre 2016 – il cambiamento d’umore è tuttavia tangibile. In parte ciò può essere spiegato dall’esito negativo dell’investigazione del procuratore speciale Mueller, che non è riuscita a produrre alcuna prova decisiva che additasse il Presidente come colpevole di reati tali da giustificare una procedura di impeachment. A partire da quel momento, sia la speaker della Camera che il Minority leader del Senato sono stati molto meno avventati dei loro colleghi e hanno cessato di ventilare la minaccia. Ciononostante, per evitare di alienarsi la base e gli scalpitanti colleghi, non hanno affatto negato la possibilità di sorvegliare il Presidente, sottolineando anzi che una proficua collaborazione non escluda ulteriori accertamenti sulla sua condotta. Secondo Schumer stavolta Trump non ha neppure menzionato il problema: “In passato, il Presidente ci aveva avvertito che, se le investigazioni fossero continuate, non avrebbe potuto lavorare con noi. […] Stavolta non ha sollevato il problema. Credo che entrambe le cose possano essere fatte e non siano mutualmente esclusive; siamo sollevati dal fatto che il Presidente non le abbia rese tali”. Lo stesso vale per Nancy Pelosi e anche per lo stesso Donald Trump: mentre la prima desidera spostare l’attenzione sul varo di qualche importante misura legislativa invece che su sterili accuse di impeachment, il secondo cerca un trionfo bipartisan da poter sfruttare nella prossima (e quanto mai ardua) campagna elettorale.

Vincenzo G. Romeo

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Vincenzo G. Romeo

Nato nel 1997, studio Scienze Politiche (Relazioni Internazionali) a Bologna. Accanito giocatore di RisiKo! e appassionato di videogiochi di strategia, ho sempre amato la storia – in particolare la storia antica -, fin da piccolo. Suono il violino e non disdegno qualche buona serie TV di tanto in tanto. La politica statunitense si somma ai miei già numerosi interessi e collaboro per un’altra pagina online, The American Post, in merito. Anche qui al Caffè mi occuperò della stessa, con un occhio di riguardo per le relazioni diplomatiche degli Stati Uniti.