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In 3 sorsi –  Le due Monarchie del Golfo giocano un ruolo decisivo per i futuri equilibri della Libia. Nel caos della guerra civile, l’obiettivo è contrastare l’influenza regionale di Qatar e Turchia e il loro sostegno alle milizie legate alla Fratellanza Musulmana.

1. GLI ATTORI IN CAMPO IN LIBIA

La fine del regime quarantennale (1969-2011) di Muhammar Gheddafi ha favorito l’acutizzarsi delle divisioni tribali libiche, a lungo cristallizzate nel quadro di un’unità nazionale imposta da una dura dittatura militare. Con la caduta del Colonnello, la ex Jamahiriyya (letteralmente “Repubblica delle Masse”) ha vissuto una fase di anarchia caratterizzata da scontri tra milizie armate contrapposte e profonde fratture istituzionali. Nel difficile e incompiuto processo di pacificazione libico una tappa importante è stata rappresentata dall’accordo di Shkirat del dicembre 2015 tra il Congresso Generale Nazionale (GNC) di Tripoli e la Camera dei Rappresentanti di Tobruk per la creazione di un Governo di unità nazionale. Nel 2016 l’intesa ha portato all’insediamento a Tripoli dell’esecutivo guidato dal premier Fayez al-Sarraj, sostenuto dall’ONU e riconosciuto dalla comunità internazionale. La legittimità interna e la leadership del Governo al-Sarraj sono state minate dall’ascesa del maresciallo (generalmente indicato come generale) Khalifa Haftar: al fianco di Gheddafi nel golpe del 1969 ai danni di Re Idris, Haftar è tornato al centro della scena libica nel 2011, dopo il lungo esilio negli USA, con un ruolo di primo piano nell’insurrezione contro il regime. Promotore nel 2014 dell’Operazione Dignità per liberare Bengasi dalla presenza di milizie islamiste di ispirazione salafita, il 3 aprile 2019 Haftar ha lanciato un’offensiva contro Tripoli, innescando un confronto militare con l’esercito governativo facente capo ad al-Sarraj.

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Fig. 1 – Da sinistra: Khalifa Haftar (primo) e Fayez al-Sarraj (terzo) al Congresso Internazionale sulla Libia al Palazzo dell’Eliseo di Parigi, 29 maggio 2018

2. LE POSIZIONI DI ARABIA SAUDITA ED EMIRATI ARABI UNITI

L’evoluzione degli eventi in Libia è notevolmente influenzata dall’azione di attori esterni che hanno importanti interessi nel Paese. Lo scenario libico viene spesso analizzato prendendo in considerazione le mosse e le contrapposizioni tra le principali potenze internazionali, come USA, Russia, Francia, trascurando i protagonisti regionali. Il peso della dimensione regionale e religiosa è invece determinante per comprendere i termini dello scontro: in Libia è attualmente in atto una contesa inter-sunnita tra le Monarchie del Golfo da una parte e Qatar e Turchia dall’altra. Ankara e Doha sono schierate a favore della Fratellanza Musulmana e delle varie milizie islamiste attive nell’area, mentre Emirati Arabi Uniti (EAU) e Arabia Saudita, insieme all’Egitto, sostengono e finanziano Haftar. Gli Emirati, secondo un rapporto ONU, avrebbero aiutato Haftar a costruire una base aerea nell’est della Libia, a Khadim e, insieme all’Arabia Saudita, avrebbero garantito un finanziamento di 200 milioni di dollari, una parte dei quali impiegati per l’acquisto di armi. Il primo incontro tra Haftar e al-Sarraj dopo il vertice di Palermo del novembre 2018 è significativamente avvenuto ad Abu Dhabi. Il 27 marzo il Generale, che ha intensificato le visite nelle due Monarchie a partire dai primi mesi del 2019, è stato ricevuto da Re Salman al Palazzo Reale di Riyadh, incontrando anche il principe ereditario Mohammed bin Salman (MbS). A livello ufficiale, Salman ha ribadito l’impegno saudita per la sicurezza e la stabilità della Libia.

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Fig. 2- Il Re saudita Salman bin Abdulaziz Al Saud

3. LE MOTIVAZIONI DELL’APPOGGIO AD HAFTAR

Il sostegno garantito dall’Arabia Saudita e dagli Emirati ad Haftar è legato principalmente alle logiche del confronto politico, religioso ed egemonico con il Qatar e la Turchia. A livello politico, è nota la crisi in atto nel Consiglio di Cooperazione del Golfo a seguito dell’embargo imposto a Doha da parte di Riyadh nel 2017, che ha finito per agevolare un avvicinamento del Qatar all’Iran e alla Turchia. In Libia e in altri scenari, Doha favorisce insieme ad Ankara la Fratellanza Musulmana, fortemente osteggiata dai sauditi e dagli EAU. Inoltre, Haftar è vicino alla confraternita madkhalita, una corrente salafita che si ispira a un teologo wahhabita saudita tuttora vivente, Rabee Ibn Hadi Umayr al-Madkhali. Presenti in Libia già ai tempi di Gheddafi, i madkhaliti sono ideologicamente affini ai Saud, pur differenziandosi dalla loro rigida interpretazione wahhabita, e costituiscono una parte importante delle truppe del Libyan National Army (LNA) guidato da Haftar. Dato il profondo coinvolgimento delle Monarchie sunnite, ne deriva che la loro strategia e il dialogo tra le potenze regionali saranno determinanti per l’evoluzione del conflitto.

Violetta Orban

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Violetta Orban

Romana, classe 1987, sono laureata con lode in Relazioni Internazionali all’Università Roma Tre con una tesi dal titolo “Le transizioni politiche in Medio Oriente. Siria, Libano e Yemen in prospettiva comparata”. Nella stessa università ho conseguito con lode la laurea triennale in Scienze Politiche con una tesi su “Sistema internazionale e processi di democratizzazione in Medio Oriente: i casi di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti”. Appassionata di affari internazionali, ho ottenuto il diploma di Esperto in Cerimoniale e Protocollo nazionale ed internazionale dalla SIOI (Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale), in seguito al quale ho svolto un tirocinio presso l’Ufficio III del Cerimoniale Diplomatico della Repubblica del Ministero degli Affari Esteri. Nel 2013 ho seguito il Master in Istituzioni e Politiche Spaziali della SIOI che mi ha portato a lavorare nel settore aerospaziale, prima in Telespazio, con uno stage in area Strategy & Marketing, e attualmente in  Airbus Italia (ex Space Engineering), dove sono Marketing & Communication Specialist.