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In 3 sorsi – Il Presidente Obrador (AMLO) si ritrova tra le mani un Messico violento, anche in quelle aree che tradizionalmente non lo erano mai state prima.

1. MESSICO, ESCALATION OMICIDA: +13,5% IN 30 GIORNI

Un Messico la cui violenza non accenna a diminuire, in un crescendo insostenibile per le comunità e per i partner internazionali. Un narco-Stato controllato da almeno 7 gruppi violenti, che ormai hanno invaso anche le ultime frontiere di pace nel sud. Lo Stato di Quintana Roo, assediato da almeno sei gruppi di narcotrafficanti, vive una escalation di oltre il 200% in omicidi, attentati e stragi. Playa del Carmen, ribattezzata Playa del Crimen, ad oggi è divenuta più violenta della temibile Acapulco. Dal 1° gennaio al 29 maggio, a Playa del Carmen ci sono stati 99 omicidi, almeno due tentate stragi, una testa mozzata abbandonata dietro il municipio. La ben più grande e altrettanto pericolosa Cancún ha avuto un minor numero di vittime. Danni economici insostenibili se si pensa al drastico calo di turisti nordamericani, dovuto anche alle divergenze tra Trump e Messico. In 30 giorni, tra gennaio e febbraio 2019, il numero di omicidi è cresciuto del 13,5% in Messico. Ogni 15 minuti viene assassinata una persona, il 95% delle volte non si trova un colpevole. A Michoacán l’esercito messicano è sottomesso dai civili: cittadini armati hanno circondato i militari e li hanno obbligati alla restituzione di armi illegali. Lo stesso AMLO ha ammesso che la situazione è peggiorata. Il commissario ONU Bachelet ritiene che le cifre dei morti in Messico siano da considerarsi da stato in guerra.

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Fig. 1 – Manifestanti contro le misure imposte da AMLO contro il crimine organizzato

2. LE MISURE DI AMLO

Un Messico violento che ha le caratteristiche di un Paese in guerra e che richiede misure non convenzionali nella lotta al crimine: intelligence, controllo dei flussi finanziari, collaborazione con agenzie nazionali e internazionali. Ma anche appoggio incondizionato da parte di tutte le parti politiche, e di tutti i governatori. Purtroppo molti di essi sono invischiati nel narcotraffico. Ci vogliono azioni politiche e civiche ben precise per abbattere la corruzione interna e per sostenere la cultura civica. Ora però AMLO, come tutti i suoi predecessori, propone come soluzione il piatto riscaldato di aumenti negli armamenti, nelle milizie militari (con un nuovo gruppo armato chiamato Guardia Nacional) e magari una sorta di patto tra Governo e mafie.
A marzo AMLO ha designato Juan Manuel Hernández Palafox a capo della massima Autorità di controllo del traffico aeroportuale, una nomina che ha destato qualche preoccupazione e polemica. Hernández, infatti, è stato accusato di essere un pezzo grosso tra le file dei criminali, e di aver permesso l’arrivo e la partenza di carichi di cocaina dagli aeroporti di Città del Messico, Cancún, Guadalajara e Tijuana.

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Fig. 2 – Una scena del crimine a Ciudad Juárez

3. I CONTI CON GLI STATI UNITI

Uno dei motivi per cui in generale si sta assistendo a una recrudescenza dei delitti è la liberalizzazione della marijuana in alcuni Stati degli USA. Tale effetto ha ridotto l’esportazione del prodotto negli Stati Uniti da parte dei cartelli messicani del 50% in solo 2 anni. Cartelli narcos che, sotto pressione, devono cercare altre fonti di guadagno. Lo fanno spingendo sul narcotraffico interno e diversificando i loro “investimenti”: strozzinaggio, frodi informatiche, traffico illegale di combustibile della PEMEX, sequestri di persona a scopo estorsivo (oltre 40mila sequestri all’anno).
Il 14 maggio il Presidente messicano ha annunciato la creazione dell’Instituto para Devolverle al Pueblo lo Robado, una entità proposta a devolvere al popolo gli attivi sequestrati ai narcotrafficanti. Il denaro verrebbe poi utilizzato per lo sviluppo di piani sociali, infrastrutture e, più in generale, per il sostegno ai temi presentati durante la campagna elettorale. Solo il tempo saprà dissipare dubbi su questa nuova proposta. La speranza è che il denaro venga usato efficacemente e che i prodotti venduti non siano riacquistati da prestanomi dei cartelli.
Il Messico, secondo Transparency International, è tra gli Stati più corrotti del pianeta e il primo per femminicidi, secondo Amnesty International. La strada da fare rimane lunga. Molti ostacoli si frappongono, come le minacce lanciate da Trump sull’immediata imposizione di un dazio del 5% su tutti i beni importati dal Messico se questo non riuscisse a gestire e bloccare l’ondata di migranti verso gli Stati Uniti. La risposta di López Obrador è arrivata a stretto giro con una lettera indirizzata direttamente all’inquilino della Casa Bianca. Resta da capire se funzionerà.

Ivan Memmolo

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