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In 3 sorsiIl colosso cinese delle telecomunicazione entra nella lista nera di Washington e perde la licenza Android. Intanto dal quartier generale di Shenzhen si studia un nuovo sistema operativo autonomo.

1. GLI USA CONTRO HUAWEI

Huawei è diventato il contenzioso del sempre più acceso scontro commerciale tra Pechino e Washington. Lo scorso 15 maggio, dopo un ordine esecutivo del Presidente Trump, il Dipartimento del Commercio statunitense ha inscritto l’azienda e altre 70 affiliate nella lista nera delle entità commerciali. A detta del Segretario al Commercio Wilbur Ross, «la decisione impedirà che la tecnologia americana venga utilizzata da entità straniere in un modo tale da minare la sicurezza nazionale o gli interessi di politica estera». In sintesi, nessun’azienda statunitense potrà vendere tecnologia o fare affari con Huawei, a meno che non ci sia un esplicito permesso governativo. In ottemperanza all’ordine della Casa Bianca, Google ha sospeso la licenza Android che permette a Huawei di utilizzare i servizi Google sui propri dispositivi. Sarà disponibile solo la versione base (open source) che non permette aggiornamenti o update di sicurezza.
Il 21 maggio, tuttavia, il Dipartimento del Commercio ha annunciato di aver emesso una licenza temporanea. Una sorta di “congelamento” insomma, valido fino al 19 agosto, che dovrebbe permettere ai consumatori di continuare a usare gli aggiornamenti di software necessari o cambiare completamente fornitore. Il clima di incertezza ha nondimeno scosso il mondo hi-tech. Dopo la smentita di Panasonic di una sospensione delle forniture con Huawei, Vodafone ed EE, due giganti britannici nel settore della telefonia, hanno annunciato la sospensione dei piani per la messa in vendita nel Regno Unito dei nuovi modelli di smartphone 5G poiché, come sottolineato dal CEO di EE Marc Allera, manca «la sicurezza del servizio necessaria per offrire contratti a lungo termine». 

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Fig. 1 – Huawei, il colosso delle telecomunicazioni fondato nel 1987, ha un giro di affari di oltre 105 miliardi di dollari e quasi 200mila dipendenti sparsi per il globo

2. LA RISPOSTA DI HUAWEI

Pechino ha condannato la mossa statunitense come «bullismo economico» e ha presentato una «protesta solenn» all’Amministrazione Trump. Il portavoce del Ministero del Commercio, Gao Feng, ha assicurato che la Cina ha i mezzi per «difendere i diritti e gli interessi legittimi» delle sue aziende.
Anche Ren Zhengfei, fondatore e Presidente di Huawei, ha contrattaccato ribadendo che «gli Stati Uniti sottovalutano le nostre capacità. La società è in grado di continuare a fornire prodotti e servizi. Le sanzioni statunitensi non danneggeranno il core business aziendale».
Per «capacità», Ren Zhengfei potrebbe riferirsi al nuovo sistema operativo che la compagnia starebbe sviluppando già dal 2012. Secondo indiscrezioni il nuovo sistema operativo, che temporaneamente si chiama HongMeng OS, sarà l’alternativa che dovrebbe spezzare il duopolio di Android ed iOS e sarà in commerciò dall’autunno 2019. Resta tuttavia da vedere se il nuovo sistema operativo convincerà investitori e pubblico. Intanto l’azienda cinese ha anche iniziato trattative con la portoghese Aptoide, un market alternativo a Google Play Store, ma l’esito di tali negoziati appare ancora incerto.

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Fig. 2 – Ren Zhengfei, Presidente nonché fondatore di Huawei, insieme al Presidente Xi Jinping. Prima di guidare l’azienda di telecomunicazioni, Ren Zhengfei era un ingegnere per l’Esercito Popolare di Liberazione

3. GUERRA FREDDA HI-TECH TRA WASHINGTON E PECHINO?

Innegabilmente Huawei è già da tempo negli incubi di Trump e dei policy-makers di Washington. Dopo l’arresto in Canada su richiesta del Dipartimento di Giustizia americano di lady Huawei, Meng Wanzhou, gli USA hanno più volte esortato gli europei a estromettere Huawei dalle gare di appalto per la costruzione della nuova rete 5G, citando pericoli per la sicurezza nazionale.
Sebbene la Cina non abbia ancora preso alcuna azione formale, dalla provincia dello Jiangxi sono tuonate le parole di Xi Jinping. Il leader cinese, dopo una visita alle strutture di estrazione e lavorazione delle terre rare, indispensabili per prodotti hi-tech e microchips, ha dichiarato che «la Cina è di nuovo pronta a intraprendere una nuova Lunga Marcia». Resta da vedere cosa ha davvero in serbo Pechino. Intanto, sui social media cinesi come Weibo molti utenti hanno dichiarato il proprio patriottismo e sostegno alla causa di Huawei. Pensando al boicottaggio popolare che ancora esiste in Cina per i prodotti Dolce & Gabbana è sicuramente un aspetto da non trascurare.

Rocco Forgione

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Rocco Forgione
Classe 1992, campano di origine ma cittadino del mondo. Da sempre innamorato delle lingue e della politica internazionale, nel 2015 conseguo la laurea triennale in Lingue e Mediazione Linguistico-Culturale presso l’Università degli Studi di Roma Tre, con una tesi sul nazionalismo cinese durante gli anni di Deng Xiaoping e Jiang Zemin. Il primo incontro con il “paese di mezzo” avviene nel 2016 quando mi reco a Shanghai per svolgere un tirocinio nel campo del marketing. Di ritorno in patria, mi iscrivo alla laurea magistrale in Relazioni Internazionali presso l’Università di Torino con un programma di double degree che mi permette di trascorrere il secondo anno accademico presso la Zhejiang University in Cina.
Quando non bevo caffè…o tè (rigorosamente cinese), mi piace molto leggere e praticare sport.

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