Puoi leggerlo in 2 min.

Cina e, soprattutto, Russia si oppongono a un intervento militare occidentale in Siria contro Bashar Assad. Ma perché? Oltre a motivazioni di carattere generale, entrambe hanno motivazioni economiche e geopolitiche proprie che le spingono a consigliare cautela. Vediamo quali.

NON SE NE PARLA PROPRIO – La Russia è la nazione che più si oppone a un intervento militare occidentale contro la Siria di Bashar Assad, come espresso più volte in questi giorni dal suo ministro degli esteri Sergej Lavrov. La posizione russa è così netta da porre pochi dubbi riguardo a un suo veto al Consiglio di Sicurezza dell’ONU su un’eventuale mozione che chieda l’intervento armato. La Cina, più defilata, ha assunto anch’essa la stessa posizione. Perché?

Il punto non è tanto che le truppe di Assad abbiano utilizzato o meno armi chimiche – entrambe le nazioni, come praticamente tutti, ragionano soprattutto in termini di proprio interesse geopolitico ed economico. Innanzi tutto va detto che entrambe si sono sempre mostrate contrarie a interventi occidentali a favore di opposizioni interne in regimi non liberali –  per entrambe esiste sempre il timore che prima o poi il resto del mondo possa sentirsi autorizzato ad agire analogamente contro di loro, per quanto improbabile questa soluzione appaia in realtà.

Inoltre, ciascuno ha propri interessi particolari nell’area.

PETROLIO E GAS – Per Beijing l’interesse è indiretto. La Cina ha da tempo soppiantato USA ed Europa negli import di petrolio e gas naturale dal Medio Oriente: è ora al primo posto per importazione di idrocarburi dal Golfo Persico. Un conflitto in Siria non mette necessariamente a rischio le produzioni nei paesi limitrofi, ma esiste la possibilità che lo scontro si allarghi ai vicini, magari intaccando proprio l’export – o anche solo che le tensioni facciano alzare il prezzo del petrolio a livelli troppo alti: in quel caso soffrirebbe anche più dell’Europa. Non stupisce quindi che i leader cinesi siano estremamente interessati a che la regione non veda destabilizzazioni o nuove guerre: per la Cina gli idrocarburi devono continuare a fluire, e a prezzi non troppo alti.

ARMI E BASI – Per la Russia invece, la Siria è un forte compratore di armi ed equipaggiamenti militari. Secondo il New York Times e il Moscow Times, dal 2000 al 2010 la Siria ha comprato 1.5 miliardi di dollari di materiale militare dalla Russia (e ha contratti per altri 4 miliardi), settimo miglior compratore. La cosa non deve stupire, tutti i paesi principali produttori di armi, come anche gli USA, periodicamente aggiornano le proprie forze armate con nuovi armamenti ed equipaggiamenti. A questo punto che fare del materiale vecchio? Se si può lo si vende per recuperare denaro, per prima cosa proprio ai propri alleati ai quali può ancora andare bene – soprattutto chi non può spendere troppo per mezzi più moderni.

In quest’ottica, per la Russia la Siria è un compratore ideale.

Per la Russia la Siria è il settimo compratore di armi
Per la Russia la Siria è il settimo compratore di armi

Inoltre, la Russia ha la sua più grande base navale nel Mediterraneo a Tartus, sulla costa siriana, da dove la Flotta del Mar Nero può operare senza bisogno di compiere lunghi percorsi da Sebastopoli, in Crimea (la Russia tiene ancora i diritti per quella base, nonostante sia in territorio ucraino).

Per Mosca non esiste alcuna sicurezza che tali vantaggiose condizioni (economiche e militari) rimangano intatte in caso di resa del regime di Assad, soprattutto visto che un nuovo governo potrebbe essere ostile a tutti (in caso di islamisti) o comunque più amico dell’Occidente (in caso di moderati).

Come tutti, anche Russia e Cina giocano le loro carte nel calderone siriano e i loro interessi appaiono forti abbastanza da resistere a pressioni diplomatiche o moniti internazionali; difficilmente cambieranno idea, anche se qualcuno ci sta provando. L’Arabia Saudita ha infatti offerto alla Russia un maxi-accordo di acquisto di armi (si parla di 15 miliardi) per abbandonare Assad: per ora non sembra avere avuto successo, perché per Mosca la questione è anche “di facciata” davanti all’Occidente e Tartus rimane ad oggi preziosissima, ma non si può escludere che, alla fine, Vladimir Putin decida che l’interesse russo non stia più a Damasco.

 

Lorenzo Nannetti

Print Friendly, PDF & Email
Lorenzo Nannetti

Nato a Bologna nel 1979, appassionato di storia militare e wargames fin da bambino, scrivo di Medio Oriente, Migrazioni, NATO, Affari Militari e Sicurezza Energetica per il Caffè Geopolitico, dove sono Senior Analyst e Responsabile Scientifico, cercando di spiegare che non si tratta solo di giocare con i soldatini. E dire che mi interesso pure di risoluzione dei conflitti… Per questo ho collaborato per oltre 6 anni con Wikistrat, network di analisti internazionali impegnato a svolgere simulazioni di geopolitica e relazioni internazionali per governi esteri, nella speranza prima o poi imparino a gestire meglio quello che succede nel mondo. Ora lo faccio anche col Caffè dove, oltre ai miei articoli, curo attività di formazione, conferenze e workshop su questi stessi temi.

6 Commenti

  1. @Vincenzo Ciao Vincenzo, grazie del commento. No l’articolo non dice questo. Dice che tutti gli attori coinvolti agiscono secondo i propri interessi. In articoli passati abbiamo visto gli interessi contrapposti di Iran e Arabia Saudita (e Qatar), qui parliamo di quelli di Russia e Cina. Anche gli USA hanno i propri interessi nella questione (dei quali tra l’altro parleremo domani), semplicemente si fa notare come il petrolio mediorientale non sia uno di questi, almeno non direttamente, al contrario ad esempio della Cina. Ma esistono altre motivazioni potenzialmente altrettanto forti. Quale parte dell’articolo ti ha fatto pensare che invece si pensasse che gli USA agivano disinteressatamente (qualunque cosa possa voler dire questo termine in politica estera)? – Lorenzo Nannetti

  2. quindi a quanto pare tutti gli stati si muovono per interessi tranne gli USA (visto che non importano molto petrolio)…mi sembra un analisi abbastanza parziale

  3. CafeGeopolitico situaz.kafkiana: noi(importatori) ci gonfiamo il petto, cosìcche chi usa vittime per aumentare $petrolio prosegua. Geniale

  4. CafeGeopolitico perpetuare massacri MO:interesse x chi vende petrolio e armi Criticare i ‘cattivi’ US(sempre – importatori) ha capito tutto

  5. CafeGeopolitico ‘Gli US importano solo ca.10% proprio fabbisogno petrolio da Golfo Persico..Siria ha comprato 1.5mld$ armi Russe’ CHIARO?

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci qui il tuo commento
Inserisci il tuo nome