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In 3 sorsi – Il passaggio del ciclone Idai sullo Zimbabwe ha aggravato la situazione di crisi economica e di insicurezza alimentare dovuta alla siccità estrema per un terzo della popolazione del Paese.

1. QUATTRO PAESI DEVASTATI

Lo scorso 15 marzo sulle provincie orientali dello Zimbabwe si è abbattuto il ciclone Idai, uno dei peggiori cicloni tropicali della storia nell’emisfero australe e nel bacino dell’Oceano Indiano sudoccidentale. Piogge, inondazioni e venti fortissimi hanno causato nei quattro Paesi attraversati dal ciclone – Mozambico, Malawi, Zimbabwe e Madagascar – circa mille vittime (oltre 3 milioni le persone coinvolte) e danni materiali nell’ordine del miliardo di dollari. In Zimbabwe, in particolare, sono state accertate 344 vittime, alcune centinaia di dispersi, 270mila abitanti colpiti in larga parte nelle aree rurali, perlopiù nei distretti di Chimanimani e Chipinge. Danni significati sono stati arrecati a 4.700 ettari di colture e alle infrastrutture, con la distruzione di 11 ponti principali, il blocco dell’accesso a numerose vie di comunicazione primarie, la devastazione di migliaia di case, la messa fuori uso di più di un centinaio di scuole e di una decina di strutture ospedaliere. La crisi generata dal ciclone peggiora notevolmente la persistente condizione di forte insicurezza alimentare che caratterizza l’intero Paese, dovuta all’estrema siccità, all’aumento dei prezzi dei beni primari e alla scarsità e perdita di valore del denaro contante.

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Fig. 1 – Il ciclone Idai ha colpito la costa mozambicana, devastando la città portuale di Beira e uccidendo almeno 700 persone in Mozambico, Zimbabwe e Malawi

2. LO STATO D’EMERGENZA

A seguito dell’annuncio del Presidente Mnangagwa dello stato di emergenza, il Governo ha istituito un Comitato di emergenza, guidato dal Ministero del Governo locale e dei Lavori pubblici. Militari e agenti di polizia sono stati mobilitati per operazioni di ricerca e salvataggio delle vittime, per il lancio con paracadute di supporto salva-vita e per aprire l’accesso stradale nelle zone rimaste isolate. Lo Zimbabwe ha stanziato finora 50 milioni di dollari RTGS per finanziare la prima fase di emergenza e quella successiva di ricostruzione. Tuttavia, secondo un documento consegnato alla stampa dal Ministero dell’Informazione lo scorso 9 aprile, il Governo ha bisogno di 613 milioni di dollari per finanziare l’importazione di derrate alimentari, le strutture di ricovero d’emergenza per sfollati e il ripristino della logistica e delle telecomunicazioni di base. La risposta governativa al ciclone Idai e all’ondata di estrema siccità, guidata dal Dipartimento di Protezione civile, si basa sul Flash Appeal 2019, documento stilato dal sistema di coordinamento nazionale delle Nazioni Unite. L’intervento coordinato è realizzato attualmente da 78 tra organizzazioni non-governative e agenzie ONU complessivamente in 87 distretti per ordine di priorità, secondo uno schema multisettoriale. Gli obiettivi strategici di questo intervento sono in primis salvare vite e mezzi di sussistenza fornendo un’assistenza umanitaria integrata e protezione delle vittime, quindi garantire assistenza sanitaria di primo soccorso in risposta al rischio di diffusione di colera e altre malattie dovute alla scarsità di acqua potabile, infine rafforzare la resilienza delle comunità più vulnerabili, mitigando l’impatto dell’attuale deterioramento della situazione economica.

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Fig. 2 – Le persone soccorse vengono trasferite in un centro sanitario temporaneo dopo che il 20 marzo 2019 il ciclone Idai ha colpito l’area di Chimanimani, 450 chilometri a est della capitale Harare, Zimbabwe

3. I TENTATIVI DI RICOSTRUZIONE

Secondo i dati forniti dall’ultima relazione sulla situazione in Zimbabwe dell’Ufficio ONU regionale per il coordinamento degli Affari umanitari (OCHA), circa 70mila persone restano sfollate nei distretti di Masvingo, Zaka, Bikita e Gutu; 390mila individui sono stati sottoposti al vaccino anticolera nei distretti di Chipinge and Chimanimani; 90mila persone hanno riacquistato l’accesso ad acqua pulita e potabile; 8.750 bambini sotto i 5 anni in stato di acuta malnutrizione sono stati sottoposti a controllo. Sotto monitoraggio risultano anche 192mila persone in condizioni di grave insicurezza alimentare, mentre nei confronti di 14mila famiglie sono stati disposti ricoveri d’emergenza ed è stato fornito vario materiale non alimentare. Rispetto ai 60 milioni di dollari previsti dal Flash Appeal 2019, necessari per rispondere all’emergenza causata dal ciclone Idai, solo il 17% di fondi è attualmente a disposizione. La reazione alla crisi ha mostrato un rinnovato senso di unità e solidarietà nel Paese. Tuttavia, questo non basta. Nonostante l’ingente supporto giunto dall’estero, l’azione di risposta al disastro naturale deve fare i conti con la limitata capacità del Governo di ricostruire strade, ponti, scuole, cliniche e altre infrastrutture costose a causa del cattivo stato delle finanze pubbliche. Rispetto a questa situazione si sono messe in moto organizzazioni locali di servizi finanziari come Econet Group, concedendo prestiti a centinaia di piccole aziende e investendo nella ricostruzione di infrastrutture nei distretti di Chipinge e Chimanimani. Offerte di supporto finanziario alla ricostruzione nelle zone colpite dal ciclone sono arrivate al Governo da parte dell’African Development Bank (AfDB) e del Forum on China Africa Cooperation (FOCAC), da valutare con attenzione in considerazione dell’esistente debito pubblico e della recente estensione per un altro anno delle sanzioni economiche da parte dell’Amministrazione Trump.

Salvatore Loddo

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Salvatore Loddo

Sono nato in una piccola località turistica della Sardegna nel 1985. Studi e lavoro mi hanno portato lontano. Ultima tappa è Atene, dove vivo da qualche tempo. Ho studiato filosofia a Venezia e Torino, diritti umani e “studi sul genocidio” a Londra. Ho collaborato con il Centro Studi Sereno Regis (Torino), Saratoga Foundation for Women Worldwide (New York), Philosophy Kitchen (Torino). Ho pubblicato nel 2015 La Shoah. Una guida agli studi e alle interpretazioni e articoli sulla crisi in Centrafrica e sulla “responsabilità di proteggere”. Principali aree di interesse sono la violenza politica e le strategie di prevenzione, la trasformazione non violenta dei conflitti e le innumerevoli forme di rappresentazione della violenza estrema.