"Shri Narendra Modi at the Chief Ministers' Conference on Internal Security in New Delhi" by narendramodiofficial is licensed under CC BY-SA
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In 3 sorsiTrionfo inaspettato per il Premier indiano nelle elezioni per il rinnovo del Lok Sabha. Ora lo attendono la sfida delle riforme economiche e e il difficile confronto con il Pakistan sul Kashmir.

1. UNA VALANGA ARANCIONE

Dopo circa un mese di votazioni, scaglionate in diverse fasi per agevolare la partecipazione di 900 milioni di elettori, il responso delle urne indiane è stato netto e indiscutibile: la National Democratic Alliance (NDA) del Premier uscente Narendra Modi ha vinto 351 seggi del Lok Sabha, la Camera Bassa del Parlamento indiano, garantendosi così un nuovo mandato governativo per i prossimi cinque anni. Una maggioranza schiacciante, che ha smentito brutalmente tutte le analisi pre-voto che vedevano Modi indebolito e forse incapace di ottenere i numeri necessari per formare un nuovo esecutivo. Invece l’attesa rimonta del Congresso di Rahul Gandhi non c’è stata e le opposizioni sono uscite parecchio malconce dal voto, raccogliendo a malapena una novantina di seggi. Lo stesso Gandhi ha perso la sua circoscrizione di Amethi, nell’Uttar Pradesh, e deve ora far fronte a un partito in rivolta per un risultato a dir poco catastrofico. Dall’altra parte, particolarmente impressionante è stata la performance del Bharatiya Janata Party (BJP), il partito del Premier, che ha mantenuto integralmente il suo dominio elettorale del nord del Paese e ha persino conquistato posizioni nel Karnataka e nel Bengala occidentale. Da solo il BJP ha ottenuto 303 seggi e può quindi governare in assoluta tranquillità, senza preoccuparsi di evenutali dissapori con gli altri membri della NDA.

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Fig. 1 – I giornali indiani commentano la spettacolare vittoria di Modi all’indomani dell’annuncio dei risultati elettorali

2. LE RAGIONI DI UN SUCCESSO

Molti analisti sono rimasti sorpresi dalla portata della vittoria del Premier. A pochi mesi dal voto Modi sembrava infatti in difficoltà per i risultati contraddittori delle sue politiche economiche, contrassegnati sì da un ottimo tasso di crescita del PIL (+7-8% all’anno) ma anche da un’alta disoccupazione giovanile e da un divario sempre più grande tra ricchi e poveri. Numerose proteste pubbliche hanno dunque accompagnato le ultime fasi di vita del Governo, mentre il Congresso ha colto alcuni successi locali in Stati chiave come Rajasthan e Chhattisgarh, lasciando intravedere la possibilità di un buon risultato nelle elezioni per il Lok Sabha. Il Premier ha però reagito alla pressione con una retorica fortemente nazionalista, aiutata dalle tensioni col Pakistan sul Kashmir, e con un’abile campagna mediatica volta a rinverdire la sua immagine di “uomo del popolo”. Questo binomio nazionalismo-populismo ha fatto breccia nell’elettorato indù e ha finito per travolgere un Congresso poco convincente nelle sue proposte politiche. Modi ha celebrato la vittoria parlando di unità nazionale e “inclusività”, ma la sua campagna ultra-patriottica ha polarizzato il Paese e aumentato le preoccupazioni delle minoranze religiose, già vittime di attacchi e abusi da parte dei sostenitori del Premier negli anni scorsi. Ora cristiani e musulmani temono un sostanziale smantellamento di quel sistema laico e pluralistico che ha consentito la loro integrazione nella repubblica indiana sin dall’indipendenza.  

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Fig. 2 – Il missile balistico Shaheen-II, testato dai pakistani come risposta “forte” alle elezioni indiane e allo sviluppo dei nuovi missili Brahmos di New Delhi

3. MESSAGGI DAL PAKISTAN

Naturalmente il trionfo di Modi ha provocato anche reazioni all’estero. Messaggi di congratulazioni sono giunti sia da Vladimir Putin che da Donald Trump, in aperta competizione per ottenere il favore della nascente potenza indiana, mentre il Presidente cinese Xi Jinping ha inviato una lettera formale in cui auspica di lavorare insieme per espandere la “cooperazione pragmatica” tra i due Paesi. Ma forse le parole più importanti sono arrivate dal Premier pakistano Imran Khan, protagonista con Modi di una grave crisi diplomatico-militare a fine febbraio: nelle sue congratulazioni su Twitter, Khan ha invitato il Premier indiano a collaborare per “la pace, il progresso e la prosperità in Asia meridionale”. Un messaggio distensivo che non nasconde il desiderio pakistano di arrivare a un’intesa diplomatica con Delhi sul Kashmir. Ma ieri Islamabad ha mandato anche un altro messaggio a Modi testando con successo il missile ballistico terra-terra Shaheen-II, con una gittata di 1500 Km e capace di trasportare testate nucleari. Come a dire, “siamo pronti per la pace ma non temiamo la guerra”.

Simone Pelizza

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