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In 3 sorsi – Dopo gli avvenimenti del 30 aprile, Nicolás Maduro si è rivolti alla nazione in un discorso di circa un’ora. Questa la sua versione del golpe tentato da Guaidó.

1. MADURO, UN VIDEO SCACCIA FANTASMI

Nella serata del 30 aprile, in conclusione di una giornata intensa e difficile, Nicolás Maduro ha voluto parlare alla nazione. Un discorso di circa un’ora, in cui ha riassunto gli avvenimenti, ha fatto il punto sulla situazione politica del Paese e si è rivolto direttamente alla comunità internazionale per chiarire punti e porre domande.
«Una escaramuza», questa la definizione di Maduro per i fatti del 30 aprile: una scaramuccia che si è esaurita in un nulla di fatto. Ma anche un colpo di Stato che Maduro non tarda a paragonare al golpe tentato da Pedro Carmona Estanga nel 2002. Una contraddizione, questa, che può passare inosservata nel discorso generale. Maduro si mostra calmo, circondato da militari pronti ad applaudire ai punti più importanti del suo discorso e gridare lealtà quando è necessario. La forza retorica è intatta, l’inquilino del Palacio de Miraflores parla alla nazione con la solita naturalezza, come se si rivolgesse a famiglia e amici sottolineando i punti salienti con un tono da leader: perentorio, autorevole, solido.

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Fig. 1 – Maduro durante le manifestazioni del Primo Maggio 2019, a Caracas

2. IL RACCONTO DEGLI EVENTI E DEI PROTAGONISTI

La versione oficialista dei fatti del 30 aprile è la seguente: è avvenuto un tentativo di colpo di Stato, portato avanti da alcuni deputati e uomini forti dell’opposizione e sostenuto da pochissimi soldati, traditori della patria. L’intento di Maduro è quello di dare un peso specifico agli avvenimenti, che devono essere percepiti come un attacco potenzialmente vitale nei confronti dell’esecutivo (golpe de Estado), ma allo stesso tempo come un fatto irrisorio, tenuto sotto controllo da un Governo solidouna escaramuza»). Così, sono pochi i soldati traditori della patria, sono tanti quelli che sono stati ingannati e si sono poi prontamente rifiutati di partecipare alla rivolta. Ci sono anche video, selezionati personalmente da Maduro, a supporto della sua versione.
Maduro racconta i fatti per filo e per segno, porta l’ascoltatore di fianco al distributore di Altamira, luogo in cui si sono verificati gli scontri. Tutto sotto controllo, questo è il messaggio del leader oficialista.
Porta avanti, inoltre, una strategia retorica mirata a sottostimare e smontare la leadership di Guaidó. Lo fa attribuendo la paternità e la direzione dell’Operazione Libertà a López e non a Guaidó. È al primo, poi, che Maduro riserva gli appellativi più duri, definendolo assassino e fascista. Guaidó, invece, viene liquidato con il semplice titolo di deputato. López, nella narrazione di Maduro, non agisce per motu proprio, ma è diretto, ovviamente, dall’ultra-destra venezuelana, dall’oligarchia colombiana e dagli Stati Uniti d’America. Una triade diabolica, nemica vitale del regime bolivariano. Così facendo, l’inquilino del Palacio de Miraflores può porre la situazione in un’ottica di confronto serrato tra Bene e Male. Il primo incarnato nel suo esecutivo, che mira alla pace e alla prosperità; il secondo nell’opposizione guidata da López e Guaidó e manovrata dall’estero, che vuole morte e rivoluzione reazionaria. È un fiume in piena, Maduro: definisce terrorista il partito Voluntad Popular (non a caso, il partito di López e Guaidó), afferma che il suo unico obiettivo della giornata è stato disinnescare una situazione potenzialmente mortale, sottolinea la disorganizzazione dell’Operazione e la vittoria del Bene sul Male e garantisce che i responsabili degli atti del 30 aprile saranno assicurati alla giustizia.

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Fig. 2 – Maduro e Cilia Flores celebrano i militari venezuelani, aprile 2019

3. L’ESERCITO, LE DOMANDE E LE RISPOSTE

Nelle ultime settimane Guaidó si è concentrato moltissimo nell’attirare l’attenzione e l’appoggio dei militari venezuelani, chiave per scardinare il sistema oficialista. Maduro accetta la sfida su questo terreno. Le sue lodi alla natura, all’operato e alla lealtà di tutti i livelli militari sono intelligentemente sparsi nell’arco del discorso. Maduro dimostra fiducia e ribadisce senza esitazioni la subordinazione dell’esercito al suo comando. Mentre Guaidó chiama la “famiglia militare” a unirsi al progetto dell’opposizione, Maduro cita i nomi di due soldati rimasti gravemente feriti durante la giornata, mostra video con esempi di lealtà al regime, dettaglia la coordinazione in materia di strategia militare e comunicazione tra l’esecutivo e l’esercito, rassicura sulla natura contenitiva delle azioni militari contro i terroristi. Dimentica di citare, ovviamente, i video che ritraggono mezzi dell’esercito investire gli oppositori, una mossa di natura molto diversa da una semplice azione difensiva.
Vi sono, poi, delle domande da porre. «Dimmi con chi stai, dimmi con chi vai, dimmi chi appoggi, e ti dirò chi sei»: così, Maduro chiede conto dell’appoggio politico a un’opposizione terrorista. La democrazia europea appoggia i golpisti? Questo è quello che chiamano democrazia? Questo è quello che chiamano regola del gioco? Sono domande retoriche, mirate all’opinione pubblica venezuelana e meno a Bruxelles e alle varie capitali europee; ma sono domande retoriche efficaci e ben inserite nella sua narrazione.
Infine, ci sono delle risposte da dare. «Señor Pompeo, por favor. Falta de seriedad». È questa la risposta alle affermazioni di Pompeo, che lo volevano in fuga verso Cuba e bloccato in extremis da Mosca. Maduro la butta sul ridicolo, gioca a svelare il bluff degli Stati Uniti. Direttamente dal palazzo presidenziale, con i militari e i suoi consiglieri più stretti che giurano, ancora una volta, fedeltà alla rivoluzione bolivariana.

Elena Poddighe

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Elena Poddighe

Nata a Sassari nel 1993, ho diviso il mio percorso universitario tra l’Italia, la Francia e il Belgio. Sono laureata in Scienze Politiche, indirizzo Relazioni Internazionali, e specializzata in Relazioni Internazionali, indirizzo Diplomazia e Risoluzione dei Conflitti. Studio con particolare attenzione il continente americano, da Nord a Sud, ma seguo l’ordine di un caro professore: “Tutto ciò che succede nel mondo vi deve interessare!” Dopo l’esperienza Erasmus ho preso sul serio l’idea che tutto il territorio europeo potesse essere casa mia, così mi sposto costantemente da un punto all’altro, scoprendo pregi e difetti di questa nostra bellissima Europa. Non so preparare il caffè e non lo bevo, ma so cucinare e soprattutto mangiare le lasagne!