Postazioni di missili "Patriot" statunitensi in Turchia.
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Gli ispettori dell’ONU proseguono le indagini a Damasco, ma gli Stati Uniti non hanno dubbi: Assad ha impiegato armi chimiche. In tutto il mondo si riflette sulle posizioni da tenere e sull’eventualità di un conflitto in Siria, ipotesi ormai sempre più probabile.

 

LE PAROLE DI KERRY – Intervenendo sulla vicenda, ieri il segretario di Stato Kerry ha sostenuto che non vi siano dubbi sull’impiego di armi chimiche da parte delle truppe di Assad «in modo indiscriminato e su larga scala». Secondo Kerry, la comunità internazionale dovrebbe svegliarsi, poiché quanto accaduto in Siria è «un’oscenità che scuote le coscienze nel mondo». Le affermazioni del Segretario sono state riprese poco dopo da Jay Carner, portavoce della Casa Bianca, secondo il quale sarebbe innegabile non solo che il Governo siriano stia utilizzando agenti tossici, ma addirittura che il loro impiego sia tuttora in corso. Nonostante ciò, il presidente Obama sta ancora valutando le possibili soluzioni, riflettendo sulle posizioni dei propri consiglieri. Nel frattempo, ieri il gruppo di ispettori inviato dall’ONU, le cui auto sono state attaccate da alcuni cecchini durante il tragitto, ha analizzato i luoghi intorno a Damasco nei quali sarebbero state usate le armi chimiche, raccogliendo campioni e testimonianze dirette.

 

LE ALTRE POSIZIONI – Le reazioni dei maggiori Paesi coinvolti restano tuttora piuttosto differenziate. Il Regno Unito, per esempio, ha dichiarato la propria disponibilità ad affiancare gli USA in un’eventuale operazione militare. Il ministro degli Esteri, William Hague, non ha escluso la possibilità di procedere anche senza il mandato dell’ONU, ma, intervistato dalla BBC riguardo alla possibilità di un attacco alla Siria entro questa settimana, non ha voluto «né confermare, né escludere, né avanzare supposizioni in pubblico». Tuttavia, i contatti tra Cameron e Obama sono costanti e, secondo la stampa britannica, la Royal Navy sarebbe già pronta ad agire entro 48 ore, così come la Turchia, il cui ministro degli Esteri ha indicato la disponibilità di Ankara a partecipare a qualsiasi coalizione contro Assad. Da parte sua, la Russia, tramite il ministro degli Esteri, Sergej Lavrov, ha ribadito che un’azione militare condotta senza il mandato ONU sarebbe una «grave violazione del diritto internazionale» e ha parlato di «conseguenze estremamente gravi». In colloquio con Kerry, Lavrov ha imputato a «certi circoli» il desiderio di annullare l’impegno congiunto russo-americano per la pace in Siria. L’UE resta al momento del tutto immobile, in attesa dell’esito delle indagini delle Nazioni Unite, mentre da un lato la Francia con Laurent Fabius ha confermato di essere aperta a tutte le opzioni, purché si agisca, dall’altro lato la Germania ha affermato tramite il portavoce di Angela Merkel di avere «prove molto evidenti dell’impiego di armi chimiche» e che, pertanto, se anche gli ispettori dell’ONU confermeranno l’accaduto, Assad «dovrà essere punito». La Cina ha invitato alla prudenza e ad attendere i risultati delle ricerche del Palazzo di Vetro. Infine, il ministro egli Esteri italiano, Emma Bonino, ha escluso ogni azione militare che non possa contare sulla legittimazione delle Nazioni Unite: «Prima di assumere qualunque tipo di iniziativa in Siria bisogna pensare mille volte. Dobbiamo tenere presenti le eventuali reazioni di Russia e Iran: evitiamo di rendere mondiale un dramma che è internazionale. Anche l’opzione di un intervento limitato rischia di diventare illimitato».

 

SCENARI DI CONFLITTO – Ieri Lorenzo Nannetti, senior analyst e responsabile scientifico de “Il Caffè Geopolitico”, ha proposto in due video una breve analisi dei possibili piani di azione contro la Siria. Rimandando alle immagini, proponiamo qui una breve sintesi. La prima scelta è una no-fly zone, che intercetti gli aerei di Assad, oppure limiti la loro capacità operativa colpendo infrastrutture e postazioni difensive. In questo caso, però, oltre a dover tener di conto di eventuali perdite (la contraerea di Damasco è intatta), bisogna considerare che le armi chimiche possano essere usate anche direttamente da terra, quindi non si eliminerebbe il problema. Una seconda idea è il tentativo di assumere direttamente il controllo dei depositi di agenti tossici, tramite truppe speciali o contingenti specifici. Conquistare e gestire tali strutture, tuttavia, sarebbe molto complicato. Esiste poi l’ipotesi dell’attacco “all-in, sullo stile di “Odyssey Dawn” in Libia, con bombardamenti diffusi a postazioni difensive, infrastrutture, centri di comando e truppe di terra: il progetto sarebbe molto costoso e a potenziale rischio di rapida degenerazione. Infine, l’eliminazione di Assad e dei suoi uomini più fedeli, un’idea di difficile realizzazione e dagli esiti incerti. «Ogni soluzione, – ha concluso Nannetti –, ha una qualche controindicazione. La sensazione è che non si sceglierà l’ipotesi più utile, ma forse la “meno peggio”».

 

Beniamino Franceschini

b.franceschini@ilcaffegeopolitico.net

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2 Commenti

  1. Aggiorno la mia stessa analisi nei video indicando come la scelta USA possa cadere su un intervento molto limitato, qualche giorno al massimo, molto simile all’idea 1, che punti da un lato a “salvare la faccia” – gli USA non possono più tirarsi indietro ora – e dall’altro a evitare di ingrandire oltre modo l’intervento. In fondo, la scelta “meno peggio”, negli occhi dell’amministrazione USA, ma non per questo esente da rischi: quale la risposta siriana?

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