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In 3 sorsi – Una debole dichiarazione congiunta conclude il trentesimo Summit della Lega Araba, tenutosi a Tunisi il 30 marzo scorso. Importanti i temi all’ordine del giorno, ma profonde le divergenze e grandi le ipocrisie che minano l’auspicata unione tra i Paesi arabi nell’affrontare le delicate questioni in agenda e il duro appello della società civile.

1. L’AGENDA DEL SUMMIT

Il 30 marzo scorso, per la terza volta nella storia, Tunisi ha ospitato il Summit dei Paesi della Lega Araba, giunto alla trentesima edizione in uno dei suoi momenti storici più delicati. I temi all’ordine del giorno sono stati molti, più o meno recenti, spinosi e senza dubbio fondamentali per gli equilibri mediorientali. Tra questi la vicenda siriana e la possibilità di reintegro della Siria espulsa dall’organizzazione nel 2011, il recente riconoscimento da parte degli Stati Uniti della sovranità israeliana sulle Alture del Golan, la questione libica e in particolare i futuri sviluppi del piano ONU per il Paese diviso tra Al-Serraj e Haftar. E ancora, le recenti proteste civili scoppiate in Sudan e in Algeria, l’interferenza iraniana nella regione e la lotta al terrorismo. Dei 22 leader attesi, solo tredici hanno effettivamente presenziato al Summit. Tra loro il re saudita Salman, il principe ereditario del Qatar, l’emiro del Kuwait, il presidente iracheno, il presidente egiziano al-Sisi e il presidente palestinese. Tra i grandi assenti il re del Marocco Mohammed VI. Non sono mancati i colpi di scena, con l’Emiro del Qatar che a sorpresa ha abbandonato il vertice senza pronunciare il suo discorso in programma, e con il re saudita Salman che ha minacciato di lasciare l’assemblea prima dei discorsi previsti del Segretario Generale dell’ONU, Antonio Guterres, e dell’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza dell’Unione Europea, Federica Mogherini, che avrebbero inevitabilmente evidenziato le responsabilità saudite nella crisi umanitaria in Yemen.

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Fig. 1 – I principali leader degli Stati arabi durante il trentesimo summit della Lega Araba a Tunisi il 31 marzo 2019

2. ASPETTATIVE E RISULTATI

Viste le premesse, decisamente poche aspettative sono state riposte sull’incisività del Summit e delle decisioni prese. A conclusione dei lavori, una dichiarazione finale congiunta composta da 19 articoli ha condannato il riconoscimento da parte degli Stati Uniti della sovranità di Israele sulle Alture del Golan, dichiarandolo nullo e non valido, e ha sottolineato l’importanza della questione palestinese per l’equilibrio e la stabilità della regione. L’Iran è stato accusato di interferire negli affari arabi e di incitare il risentimento sciita nei confronti dei sunniti, oltre che di armare le milizie e le organizzazioni terroristiche attive in molti Paesi arabi. Si è fatto riferimento all’occupazione da parte dell’Iran delle tre isole del Golfo Persico appartenenti agli Emirati Arabi, alla necessità di risolvere la questione libica e la questione siriana e di preservare l’integrità di Iraq e Libano. Il documento prodotto ha affrontato molte delle questioni che attualmente affliggono l’equilibrio mediorientale, ma manca della credibilità e della forza che solo un fronte veramente coeso potrebbe dare. Israele, accusato di portare avanti una politica aggressiva sotto l’egida statunitense, è in realtà parte di una nuova visione dell’ordine mediorientale a guida saudita e le evidenti divergenze tra i Paesi arabi non possono che depotenziare qualunque condanna o promessa di azione. Nel chiudere il vertice, il presidente tunisino Essebsi ha sottolineato come le sfide e le minacce che la regione araba affronta non possano essere risolte separatamente, ma quanto sia necessario identificare le cause dei fallimenti nell’azione comune araba, inesorabilmente sostituita dalla volontà di tutelare i singoli interessi nazionali.

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Fig. 2 – Il re saudita Salman bin Abdulaziz al centro con il ministro degli Esteri Ibrahim Al-Assaf (a destra) e il segretario Ggenerale della Lega Araba Ahmed Aboul Gheit durante il Summit del 31 marzo 2019

 3. IL VERTICE PARALLELO DELLA SOCIETÀ CIVILE

In concomitanza con il Summit della Lega Araba, un Vertice della società civile araba ha cercato di focalizzare l’attenzione su un altro tema particolarmente spinoso e attuale. Lo stato della tutela dei diritti umani nei Paesi arabi, in particolare in Algeria, Egitto, Siria e Yemen, continua a essere uno dei grandi fallimenti delle Primavere Arabe. Riuniti in occasione del vertice di Tunisi, giornalisti, intellettuali e scrittori tunisini hanno lanciato un appello alla Lega Araba, esortando i Paesi membri ad assumersi le proprie responsabilità nei confronti della causa palestinese e delle recenti proteste in Algeria e Sudan. Del resto era fortemente improbabile che un tale argomento potesse trovare spazio nel corso del Summit, se non per esprimere solidarietà nei confronti dei regimi sotto attacco, in una fase storica in cui la rinascita dei regimi autoritari e il proseguimento di conflitti civili dimostrano quanto i diritti umani, politici e civili dei popoli della regione continuino a essere negati.

Maria di Martino

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Maria Di Martino

Classe 1991, coltivo la passione per il mondo arabo fin dagli studi triennali all’Orientale di Napoli, dove lo studio della lingua, della storia e delle istituzioni musulmane mi ha insegnato ad osservare le dinamiche mediorientali con lo sguardo di un vicino consapevole della loro importanza. Laureata magistrale in Relazioni Internazionali alla Sapienza di Roma, con una tesi in diritto internazionale dell’economia e dello sviluppo, all’interesse per l’analisi geopolitica accompagno una personale sensibilità per i diritti umani, sognando un futuro di ricerca e azione per la loro difesa, poiché ancora idealisticamente convinta che parlare di Stati possa significare, prima di tutto, parlare di persone.

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