Puoi leggerlo in 3 min.

In 3 sorsi – Le elezioni europee sono alle porte e oltre alle liste, ai probabili nuovi assetti politici ed ai programmi dei gruppi che comporranno il Parlamento, è interessante analizzare la risposta della cittadinanza al voto. In particolare è da sottolineare la mobilitazione giovanile, la quale sta cercando attraverso iniziative on- e offline e campagne di sensibilizzazione, di combattere il fenomeno dell’astensionismo, soprattutto tra le fasce più giovani d’età.

1. LA PARTECIPAZIONE GIOVANILE ALLE ELEZIONI EUROPEE

Il concetto di Europa e di mobilità che vada al di là delle frontiere nazionali, l’universalismo e il cosmopolitismo sono valori molto cari alle nuove generazioni, cresciute con il programma Erasmus, con iniziative europee e progetti a sostegno della gioventù e che dunque in questo particolare momento storico, in cui in molti Paesi europei si stanno affermando movimenti e spinte nazionalistiche, tornano sulla scena per difendere gli ideali fondanti dell’Europa, in cui sono cresciuti e in cui si riconoscono. Lo scetticismo, tipico delle generazioni più adulte, cala notevolmente quanto più ci si sposta nelle fasce d’età più giovani, fino ai 35 anni. «I dati dell’Eurobarometro di primavera 2019 (19 febbraio – 4 marzo) indicano che oltre due terzi (68%) degli europei ritiene che l’Ue abbia apportato benefici al proprio Paese e il 61% che l’Ue sia una cosa positiva».
Uno dei temi maggiormente sentiti dai giovani europei è l’ambiente, seguito poi dalla politica economica e dall’immigrazione. In Italia invece l’argomento più sentito e diffuso tra più del 50% degli intervistati è il problema dell’occupazione giovanile e dei fondi per la ricerca accademica.

Embed from Getty Images

Fig. 1 – L’esterno del Parlamento Europeo a Bruxelles

Per coinvolgere maggiormente i giovani nella tornata elettorale è nata un’importante iniziativa del Parlamento Europeo, diventata virale tramite i giovani, dal nome “Stavolta voto“, in cui giovani volontari di vari Paesi europei diventano testimonial e promoter dell’importanza del voto e richiamano e sottolineano i valori costitutivi dell’UE, in un modo del tutto apartitico. Attraverso eventi offline, campagne social e interviste, molti giovani sono scesi in campo per cercare di incentivare la conoscenza delle Istituzioni europee. Alcuni con un filmato sull’importanza dell’Europa, altri organizzando incontri e seminari, cercano di riavvicinare i giovani e la società civile all’Unione Europea, considerata troppo spesso distante dalle quotidiane vite dei giovani, chiedendo un maggiore impegno attivo.
A spopolare è stato anche il cortometraggio “Scegli il tuo futuro”, diretto da Frédric Planchon, pluripremiato, che documenta i primi momenti di vita dei neonati, cercando di coinvolgere le nuove generazioni sull’importanza dell’Europa e di una cooperazione inter-statale su alcuni temi fondanti dell’Ue, quali le nascite, l’immigrazione, la politica economica e la mobilità giovanile.

Embed from Getty Images

Fig. 2 – Contrariamente ad ogni previsione, il Regno Unito parteciperà ancora alle elezioni europee

2. COME SI DISTRIBUISCE L’ATTIVISMO GIOVANILE PER LE ELEZIONI ALL’INTERNO DELL’EUROPA

Per quanto riguarda l’Italia, i giovani del nostro Paese appaiono tra i più interessati alle elezioni europee rispetto ai loro coetanei internazionali: secondo un sondaggio su diecimila ragazzi tra i 18 e i 34 anni, fatto dall’Osservatorio giovani e futuro, circa il 75% dei giovani italiani si recherà alle urne, rispetto a una media europea del 65%. Ricordiamo che nelle elezioni europee del 2014, solo il 57% degli aventi diritto in Italia si recò alle urne. Tra i meno interessati all’Unione Europea, invece, secondo Eurobarometro, ci sono i giovani adulti portoghesi: solo il 17% dell’intera popolazione ha dichiarato di votare alle elezioni europee, la percentuale più bassa dopo Croazia e Repubblica ceca (10%). Tra i giovani portoghesi invece si scende arrivando fino al 3%. Nelle ultime elezioni europee, in Portogallo, l’astensione ha segnato il 66,2%. Vasco Ribeiro, professore di scienze politiche all’Università di Porto sostiene che «l’Unione europea, pur aiutando e rispettando l’indipendenza di ciascuno Stato membro, finisce per trasferire i fondi al Governo, ai governi, ai municipi o ad altre istituzioni, cosa che non è visibile. Dunque sembra che l’Unione europea non abbia un impatto sui singoli».
Sorprendente infine il fatto che i riscontri più positivi sull’Unione Europea sono stati registrati in Paesi «sovranisti» come Polonia (69%) e Ungheria (62%), o in uscita come la Gran Bretagna (62%).

3. ELEZIONI EUROPEE E BREXIT: I GIOVANI INGLESI ED IL VOTO

Nel Regno Unito i rischi che potrebbero nascere dall’abbandono dell’Ue sono stati molto sentiti dai giovani inglesi, il cui astensionismo nel referendum del 2016 aveva avuto un peso molto incisivo: “soltanto” il 64% dei ragazzi tra 18 e 24 anni si presentò al referendum della Brexit contro il 90% degli over 65.
Questa volta, al contrario, hanno fatto richiesta per registrarsi alle elezioni europee circa 130.766 residenti, ed il 57% ha meno di 35 anni.
«I negoziati Brexit in corso, – nota l’Europarlamento, – hanno mostrato le incertezze create da una possibile uscita e i rischi che possono derivare dall’abbandono della protezione dell’Ue».
Nonostante ciò, Nigel Farage continua a essere il favorito e il più quotato nei sondaggi nelle prossime elezioni europee nel Regno Unito.
Al di là di critiche e debolezze, l’Europa a ogni modo continua a essere vista dai giovani europei come un’Istituzione transnazionale che può affrontare le sfide del futuro, con un approccio globale, implementando la mobilità, il welfare e i valori di sviluppo e crescita sostenibile. D’altronde, come Umberto Eco disse a proposito del programma Erasmus: «Erasmus ha creato la prima generazione di giovani europei. Un giovane catalano incontra una ragazza fiamminga, si innamorano, si sposano, diventano europei come i loro figli. Dovrebbe essere obbligatorio, e non solo per gli studenti: anche per i taxisti, gli idraulici, i lavoratori. Passare un periodo nei paesi dell’Unione Europea, per integrarsi». E i giovani sembrano voler continuare a proteggere l’Istituzione che ha consentito loro di crescere in un contesto cosmopolita e multiculturale.

Rachele Renno

Print Friendly, PDF & Email
Rachele Renno

Laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all’Università “L’Orientale” di Napoli, dopo un’esperienza Erasmus in Spagna all’Università di Jaén decido di tornare in terra iberica per specializzarmi in Relazioni Internazionali con un Master post-laurea a Madrid. Sono appassionata di politica europea e ho svolto uno stage di ricerca presso il think-tank “Real Instituto Elcano” nel campo della “Politica dell’Unione Europea e della Spagna”.
Tra i miei principali interessi la lingua e cultura spagnola e la tutela del patrimonio artistico e culturale, motivo per il quale sono socia dell’associazione UNESCO Giovani.
Un detto spagnolo recita: “Compartir es vivir” (Condividere è vivere) e per me scrivere per il Caffè Geopolitico significa proprio questo: condividere con i lettori la mia passione per la politica internazionale.

Comments are closed.