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In 3 sorsi Il Costa Rica è il primo Paese dell’America Latina a usufruire per più del 90% di energia prodotta da rinnovabili. Nel 2018 per 312 giorni l’energia è stata generata solamente da questo tipo di fonti.

1. LE TAPPE VERSO L’USO DELLE RINNOVABILI

Lo sviluppo del settore elettrico del Costa Rica risale al 19° secolo. Nel 1884 fu installato il primo impianto di generazione per il servizio pubblico, con una capacità di 50 kilowatt per rifornire la città di San José. Dopo un processo di consolidamento di diverse società private, nel 1941 fu fondata la Compagnia Nazionale di Fuerza y ​​Luz S.A. (CNFL), che godeva del monopolio nella fornitura di energia elettrica. Durante gli anni Quaranta, per via dell’aumento della domanda e dell’incapacità del CNFL di soddisfarla, un gruppo di ingegneri elettrici e civili, guidati da Jorge Manuel Dengo Obregón, presentò al Consiglio di amministrazione della Banca nazionale un documento intitolato Piano generale di elettrificazione del Costa Rica. L’importanza di questa iniziativa era tale che la Banca nazionale ne riferì al Governo della Repubblica per analizzarlo e il risultato fu la creazione dell’Istituto Costa Rica di elettricità (ICE), l’8 aprile 1949, come Istituzione statale autonoma. Ulteriore fattore che ha permesso la disponibilità di maggiori fondi per il progetto energetico fu l’abolizione dell’esercito, introdotta all’articolo 12 della Costituzione, con la sicurezza interna garantita in parte dalla Guardia Civil e in parte dall’appoggio di Paesi alleati. Questa decisione ha permesso al Governo costaricense di poter reinvestire tali fondi in istruzione, rendendo il Costa Rica tra i Paesi con la più alta alfabetizzazione dell’America Latina, con elevati livelli nella sanità e soprattutto nell’utilizzo delle energie rinnovabili. Un passo successivo di una politica più sostenibile in senso ambientale fu la moratoria sull’estrazione di idrocarburi firmata agli inizi degli anni Duemila dall’allora Presidente Pacheco, la quale venne rinnovata dal Governo di Laura Chinchilla nel 2011 e da Luis Guillermo Solís fino al settembre 2021. Recentemente il Presidente Carlos Alvarado Quesada ha esteso il divieto di esplorazione e sfruttamento di giacimenti petroliferi nel territorio nazionale fino al 31 dicembre 2050.

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Fig. 1 – Carlos Alvarado Quesada, il Presidente della Repubblica del Costa Rica

2. I VANTAGGI DEL TERRITORIO

Il Costa Rica ha molti vantaggi per via delle relative dimensioni territoriali e di una popolazione costituita da meno di cinque milioni di abitanti. La sua industria manifatturiera, incentrata specialmente nella produzione di caffè, non richiede un fabbisogno energetico elevato. Geograficamente il Paese è costituito da quattro catene montuose di origine vulcanica e altre caratteristiche topografiche adatte allo sfruttamento delle energie rinnovabili. Inoltre è un campionario di biodiversità con quattro microclimi diversi, passando dal tropicale umido al tropicale secco in 51mila chilometri quadrati. La maggiore produzione di energia rinnovabile proviene dall’acqua con il 73,48%, seguita dal vento con il 15,84% e dalla geotermica con l’8,52%. In misura minore la biomassa si trovava con lo 0,67% e il solare con lo 0,09%. A testimoniare l’importanza dell’energia idroelettrica per il Paese sono i diversi impianti realizzati dal 1958 in poi, come La Garita e il Rio Macho, fino al più recente del fiume Reventazón, situato nei Caraibi del Costa Rica, il più grande del suo genere nella regione, capace di fornire 305,5 megawatt alla rete nazionale per circa 525mila famiglie e impiegato anche per la vendita di energia ad altri Stati dell’area. Seconda fonte, che ha visto una esponenziale crescita di produzione è il settore eolico. Nel territorio nazionale operano 16 centrali eoliche, per un totale di 386,62 megawatt di capacità installata: due sono situate nella provincia di San José (al centro) e 14 nella provincia di Guanacaste (Nord Pacifico). In quasi un decennio il Paese ha quintuplicato la produzione eolica, registrando dal 2009 una produzione di 326,18 gigawatt all’ora, fino ad arrivare nel 2018 alla cifra record di 1.512,65. Nel settore geotermico quest’anno si è festeggiato il venticinquesimo anniversario dall’apertura del primo impianto del Paese, Miravalles I da 55 megawatt, situato nel distretto di Bagaces. Dopo l’importante spinta del 2014 con un progetto da circa 958 milioni di dollari, suddivisi tra l’Agenzia giapponese di cooperazione internazionale (540-560 milioni), la Banca europea per gli investimenti (70 milioni) e l’ICE, volto alla costruzione di diversi impianti geotermici presso la provincia di Guanacaste, si è assistito a una frenata, come testimoniato dalla recente posticipazione dell’apertura del nuovo impianto Borinquen al 2026. Motivo di questo rinvio è l’insufficiente domanda interna di energia elettrica, che quindi non giustificherebbe lo sviluppo di ulteriori progetti di grandi dimensioni a medio termine.

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Fig. 2 – La diga idroelettrica del fiume Reventazon è la più grande diga in America centrale

3. IL PERDURANTE INQUINAMENTO DEI TRASPORTI

Come già indicato, l’energia in Costa Rica è prodotta quasi totalmente con fonti rinnovabili. Tuttavia il Paese mostra una scarsa diversificazione per tipo di fonte. Infatti, almeno tre quarti della generazione totale provengono da centrali idroelettriche, mentre il resto è distribuito tra gli impianti geotermici, termici, eolici, a biomassa e fotovoltaici. Questa elevata dipendenza dalle risorse idriche rappresenta un rischio importante, derivato dalla variabilità e dai cambiamenti climatici che influenzano i modelli idrologici. Inoltre, come riportato da Carlos Roldán, ricercatore del Costa Rica Technology Institute, il Paese non sfrutterebbe abbastanza il potenziale geotermico, a causa delle attuali normative. Perciò, se da un lato il Costa Rica viene elogiato per le politiche in ambito delle rinnovabili, dall’altro lato bisogna specificare che queste ultime non sono utilizzate nel settore dei trasporti, per i quali è presente l’utilizzo di combustibili fossili. Nel settore pubblico, le prestazioni non eccellenti, coniugate all’obsolescenza dei mezzi a disposizione, hanno avuto la conseguenza di rendere meno fruibile questo servizio. Il risultato è stato un conseguente incremento delle vetture private, dalle circa 700mila unità del 2000 alle 1,5 milioni di unità del 2014, con un duplice effetto: da un punto di vista ambientale, l’aumento dell’inquinamento dell’aria e, da un punto di vista economico, una maggiore importazione di combustibili fossili.
L’elevata dipendenza del Paese dalle fonti idroelettriche, e in una certa misura dai combustibili fossili per il settore dei trasporti, rispetto all’energia prodotta con fonti alternative come vento, luce solare e rifiuti organici, rappresenta quindi una grande sfida per la politica energetica del Costa Rica.

Marco D’Amato

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