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In 3 sorsi – Secondo gli ultimi dati Eurostat ben 11 Stati UE hanno raggiunto con largo anticipo gli obiettivi sulle energie rinnovabili fissati per il 2020. Ce la faranno a raggiungere quelli per il 2030?

1. OBIETTIVI 2020

Tra i 28 Stati dell’Unione Europea quasi la metà ha raggiunto in largo anticipo gli obiettivi fissati per il 2020 per quanto riguarda le energie rinnovabili: Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Italia, Ungheria, Lituania, Romania e Svezia. Questi 11 saranno presto raggiunti anche da Austria, Grecia e Lettonia. Il primo Paese nella classifica stilata da Eurostat è la Svezia, che aveva stabilito il target al 49,0%, mentre nel 2017 l’energia prodotta da fonti rinnovabili era ben del 54,5% rispetto al totale. Seguono altri Paesi nordici come la Finlandia con il 41,0%, la Lettonia con il 39,0% (anche se nel 2017 non aveva ancora raggiunto il target fissato al 40,0%) e la Danimarca con il 35,8%. L’Italia ha già raggiunto e sorpassato il target 2020 che era prefissato al 17,0%, raggiungendo il 18,3%. Più lontani dal raggiungere il target sono invece Paesi Bassi, Francia e Irlanda. I Paesi Bassi sono al 14,0%, ma nel 2017 solo il 6,6% dell’energia era prodotta da fonti rinnovabili. La Francia è a quota 16,3% e mancano ancora 6,7 punti per raggiungere il target, mentre l’Irlanda è al 10,6% rispetto al 16,0%. A meno di un anno dal 2020 si spera che l’UE riuscirà a raggiungere il target sul consumo di rinnovabili stabilito al 20,0%, ma si sta già guardando al futuro.

Fig. 1 – Quota di energia da fonti rinnovabili, 2004 e 2016 (in percentuale del consumo finale lordo di energia) – Fonte: Eurostat (t2020_31)

2. Il CONSUMO DELLE RINNOVABILI IN EUROPA

Anche se il target sarà raggiunto, si è notato un leggero rallentamento nell’utilizzo delle energie rinnovabili tra i Paesi UE. Nel 2017 la media UE era del 17,5% di energia prodotta da fonti rinnovabili, un leggero aumento rispetto al 2016. Negli ultimi anni ci sono stati indubbiamente progressi sul fronte energetico, ma la crescita del settore delle rinnovabili sta viaggiando più lentamente di quanto previsto. A febbraio scorso Eurostat ha pubblicato i dati relativi al 2017, e si è quasi certi che entro fine anno si riuscirà a raggiungere il target fissato dal Pacchetto per il clima e l’energia. Il rallentamento preoccupa però sul lungo termine, e sul target fissato per il 2030. Dai dati Eurostat inoltre è emerso che per il terzo anno consecutivo la domanda energetica è aumentata, portando a un rallentamento dell’efficienza energetica. Ovviamente, se i consumi cresceranno di conseguenza dovrà aumentare la produzione di energia da fonti rinnovabili per coprire la domanda. Negli ultimi anni il settore di mercato dominante delle FER (Energie fossili sostituite da fonti rinnovabili) è rappresentato dal riscaldamento e dal raffreddamento da fonti rinnovabili. I tassi di crescita più veloci sono stati registrati da biogas, pompe di calore e solare termico. Dal 2005 a oggi anche il mercato dell’energia elettrica da fonti rinnovabili è cresciuto in modo significativo, riguardando soprattutto eolico e solare. Purtroppo, dai dati forniti da Eurostat per il 2017 si evince che il settore della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili ha rappresentato più della metà di tutte le FER in solo 5 Stati: Danimarca, Lettonia, Austria, Portogallo e Svezia.

Fig. 2 – Quota delle fonti energetiche rinnovabili nei trasporti, 2016 (in percentuale del consumo finale lordo di energia) – Fonte: Eurostat (nrg_ind_335a)

3. GUARDIAMO AL FUTURO

Entro la fine del 2018 i Paesi UE avrebbero dovuto consegnare il Piano Nazionale Energia e Clima, ma ben sette di questi non hanno rispettato la scadenza. Gli Stati UE hanno presentato questo piano che sarà successivamente controllato e verificato dall’UE, diventando definitivo e adottato da ogni singola nazione entro fine 2019. Nonostante la maggior parte degli Stati membri abbia rispettato la scadenza, compresa l’Italia, sette non hanno presentato alcuna bozza entro i termini richiesti: Bulgaria, Repubblica Ceca, Cipro, Grecia, Ungheria, Lussemburgo e Spagna. Ad oggi le aspettative sul futuro energetico europeo sono nelle mani dei Piani Nazionali che stabiliscono i nuovi target e gli obiettivi generali dell’UE per il 2030, programma purtroppo rallentato dal ritardo di questi sette Stati membri. Per quanto riguarda il target 2030, l’UE ha fissato tre obiettivi principali da conseguire: una riduzione almeno del 40% delle emissioni di gas a effetto serra, una quota almeno del 27% di energia rinnovabile poi aumentata al 32%, e un miglioramento almeno del 27% dell’efficienza energetica. Per quanto riguarda le rinnovabili, il target più alto è quello della Svezia, che vuole raggiungere il 65% dei consumi finali e l’85% della domanda elettrica entro il 2030. All’opposto invece troviamo Malta, che vorrebbe raggiungere nel 2030 tra il 10-13%. Sempre dai dati forniti dall’Eurostat, Malta è al 7,2% e dovrebbe raggiungere entro il 2020 il 10%. L’obiettivo europeo è quello di realizzare un’economia a basse emissioni di carbonio e costruire un sistema che assicuri energia a prezzi accessibili a tutti i consumatori, renda più sicuro l’approvvigionamento energetico dell’UE, riduca la dipendenza europea dalle importazioni di energia e crei nuove opportunità di crescita e di occupazione.
Secondo le previsioni gli investimenti annui all’interno dell’UE tra il 2011 e il 2030 saranno di 38 miliardi di euro. La spesa secondo l’UE sarà in gran parte compensata dal risparmio di combustibile, e più della metà degli investimenti necessari riguarderà i settori edilizio e terziario. La maggior parte dei Paesi membri è sulla buona strada, ma l’Agenzia ambientale ricorda che per poter raggiungere il 32% di fonti rinnovabili nei consumi finali lordi bisognerà mantenere l’attuale ritmo di distribuzione delle energie rinnovabili. Questo significa che i Paesi membri dovranno sviluppare progetti più costosi ed eliminare le barriere di mercato che ancora persistono.

Moira Mastrone

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