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A pochissime ore dall'esordio azzurro in Sudafrica, ecco la scheda del Paraguay. Un Paese pieno di tensioni, che oggi si è fermato per il match contro gli azzurri, alla ricerca di una tiepida unità nazionale. Vediamo lo stato di salute del Paese e della Nazionale, che “si attaccherà alle vostre caviglie dal primo all'ultimo minuto”. Parola del grande Paolo Montero, che ha inseguito palloni (e caviglie) per un'intera carriera in Italia

IL PAESE:

Paraguay. Storia di lunghe dittature e di democrazia instabile. Finchè, nel 1954, il Paese sfocia nel regime del dittatore Alfredo Strossner, che, appoggiato apertamente dagli Stati Uniti, diede vita a una dittatura di ben 35 anni. Gli estesi abusi dei diritti civili, la corruzione e i brogli elettorali, l'uso della violenza come arma politica, portano a una sollevazione militare, il cui leader, Andrès Rodriguez, diviene Presidente nel 1989. Nel 1992 è stata varata una nuova Costituzione, e nel 1993 un civile è stato eletto presidente, per la prima volta da quasi mezzo secolo. Nel 2003 ha inizio la presidenza Duarte, con il quale si apre un periodo di maggiore stabilità, durato sino al 2008, anno di scadenza del suo mandato. Le elezioni presidenziali di quell'anno sono vinte con ampio margine da Fernando Lugo. Un ex vescovo cattolico, incline al populismo di sinistra, che per governare ha ottenuto le dimissioni dallo stato clericale. Come priorità, due questioni di grandissima importanza: la riforma agraria e i negoziati per la revisione della struttura tariffaria delle esportazioni di elettricità verso il Brasile. Proprio per questo, se sul piano internazionale non esistono vere minacce per il Paese, è possibile che le relazioni col Brasile subiscano un irrigidimento nel momento in cui il presidente Lugo tenterà di rinegoziare le condizioni delle forniture di elettricità. Un ulteriore interrogativo sorge in merito ai rapporti con Taiwan, importanti rispetto alle potenzialità di finanziamento estero: Lugo preferirebbe favorire la normalizzazione dei rapporti con la Cina, fatto che comporterebbe la rottura con quelli di Taiwan.

Venendo all’attualità, è delle ultime settimane la notizia della dichiarazione dello stato d'emergenza per 30 giorni: sono stati dispiegati contingenti militari per fronteggiare un gruppo terrorista (EPP, "Esercito del popolo paraguaiano"), autore di una serie di rapimenti e omicidi. Una ferita profonda, che sta causando grandi divisioni nel Paese e una sfiducia crescente nei riguardi del Presidente Lugo.

IN PILLOLE:

Ancora presente la cultura indigena, che, diversamente da molte altre aree dell'America Latina, è riuscita a convivere con quella iberica. Ciò è dimostrato dal fatto che ben il 94% della popolazione parla il guaranì. Allo stesso modo, dal punto di vista etnico e culturale la società paraguaiana è una delle più omogenee di tutta l'America Latina. Circa il 65% della popolazione è composta da meticci di origine spagnola e amerindia.

– I confini dello Stato del Paraguay sono definiti dai due principali fiumi: il Paraguay e il Paranà. Fiumi che rappresentano le principali vie di comunicazione. Non a caso la maggior parte delle città paraguaiane sorgono su riva e hanno importanti porti fluviali.

Oltre al guaranì, parlato dal 95% della popolazione, e allo spagnolo, parlato dal 75% (entrambe lingue nazionali), si parlano ancora le lingue dei piccoli gruppi di immigrati giunti nel paese nel corso del tempo (italiani, tedeschi, giapponesi, coreani, cinesi, arabi, portoghesi brasiliani e spagnoli argentini).

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GEOPALLONE:

In un periodo non proprio facile per il Paese, dove il rischio colpo di Stato pare essere una prospettiva non così remota, per il calcio sembrerebbe non esserci posto. Grandi divisioni nel popolo e nel governo, e una sfiducia in aumento ora dopo ora nei confronti del presidente Lugo, accusato da molti (tra cui il vicepresidente Federico Franco) di non fare abbastanza per catturare i membri dell'EPP. Critiche che arrivano addirittura nel sospetto di un suo presunto "ruolo" all'interno di questi gruppi. Insomma, non proprio la situazione ideale per un mondiale alle porte. E dunque, c'è posto per il calcio in un Paese diviso e in pericolo? Conosciamo tutti la forza e il potere del pallone. Solo quattro anni fa e il nostro Paese era sul tetto del mondo: bandiere, cori, abbracci, coriandoli, per giorni e giorni. Come se di tutto il resto neanche la più piccola ombra. Se lo sarà ricordato, e anche molto bene, il presidente Lugo, che ha indetto un giorno di riposo per la partita Italia-Paraguay. Riposo che corre dall'educazione e dalle scuole, su fino alla classe dirigente. Perchè un gol allontana tanti problemi e disordini. Ce lo ricordiamo bene noi. E anche un Paraguay che farà di tutto per seppellire le nostre bandiere che ancora non hanno smesso di sventolare. Destini che si incrociano.

L’ALBIRROJA, UNA ROGNA. PAROLA DI MONTERO

Spesso basta una sola parola: Sud America. E alla mente viene, con grande fretta, un'idea di calcio fatta di talento e fantasia, cosparsa di un mistero che sfiora la poetica. Prima di tutti l'Uruguay che, nella prima metà del '900, tutto il mondo ha imparato ad ammirare e un po' anche ad invidiare. Poi il Brasile, macchina inesauribile di talenti, e dopo ancora l'Argentina, dove tango e calcio sembrano quasi una cosa sola. Patria del più grande di tutti: Diego Armando Maradona. In questa rete di calcio sudamericano manca il Paraguay, mai neanche avvicinatosi alla vittoria mondiale. Due soli ottavi di finale ottenuti: a Francia 1998 e Corea-Giappone 2002. Nel 2006 invece non hanno conseguito la qualificazione.

In questa occasione, invece, il Paraguay arriva in Sud Africa da vero e proprio protagonista. La formazione guidata da Gerardo Martino ha ottenuto, nel girone unico sudamericano, un totale di 33 punti: solo uno in meno del Brasile europeo che tanto fa paura. "Occhio al Paraguay!" quindi. Un eco che giunge da lontano, come avviso per chi non sapesse ancora. A maggior ragione se a mettere in guardia tutto il mondo ci pensa l'ex difensore bianconero Paolo Montero che, in quanto a esperienza del calcio povero sudamericano, non è proprio l'ultimo arrivato: "Fate attenzione, perchè il Paraguay è una squadra de mierda, affrontarla è una rogna. Si attaccheranno alle vostre caviglie al primo minuto e non le molleranno fino all'ultimo".

Come dire: grande difesa e aggressività. Pochi spazi dietro e pronti a ripartire. Infatti, se il Paraguay ha fondato la propria storia – calcistica e non – su una strenua resistenza e sull'orgoglio di un popolo che si definisce di combattenti, quest'anno c'è qualcosa in più. Un bagaglio offensivo pronto a dar senso all'esercizio della difesa ad oltranza.

Un unico interrogativo: l’integrità fisica della stella di questa nazionale, Roque Santa Cruz (attaccante del Manchester City). Le voci che girano in questi giorni lo ripetono continuamente: i destini dell'Albirroja ("I biancorossi") dipendono dal ginocchio instabile del loro fuoriclasse. Classe purissima e tendini molto deboli: quando sta bene (molto raramente) può fare impazzire qualsiasi difesa.

Il popolo paraguaiano si fa sentire e per le strade fiorisce, oltre gli attuali problemi del Paese, sembra fiorire un sentimento comune di grande impresa. Il pronostico? Molto difficile dirlo, anche se il girone sembrerebbe essere accessibile: dopo l'Italia (si spera) potrebbe essere proprio l’Albirroja ad accedere agli ottavi, davanti a due nazionali (Nuova Zelanda e Slovacchia) che non sembrano proprio irresistibili. Occhio al Paraguay quindi, e gambe (o ginocchia) in spalla.

Luca Manes redazione@ilcaffegeopolitico.it

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