"al-Bashir" by Sebastian Baryli is licensed under CC BY
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RistrettoLa notizia dal Sudan è che oggi, 11 aprile, al-Bashir e i membri del suo Governo sarebbero stati arrestati dall’esercito – o comunque deposti. Dal 6 aprile Khartoum è attraversata da una grande manifestazione, forse la maggiore nei quattro mesi di incessanti proteste contro il Presidente. La situazione, come spesso in questi casi, è ancora piuttosto confusa: l’unica certezza è che qualcosa stia accadendo e che i protagonisti al momento siano i militari, che hanno promesso un importante annuncio.


Sembra inoltre che alcuni soldati abbiano preso d’assalto la sede dell’Islamic Movement, una delle principali formazioni affiliate al partito dominante, il National Congress. Da qui derivano diverse speculazioni sulla vicenda, perché, per esempio, non è chiaro se l’azione contro al-Bashir sia stata condotta dall’Esercito nella sua interezza o se si tratti di un golpe di palazzo, che non porterà in tempi brevi a una transizione verso un Governo civile. Questa, tra l’altro, è la principale preoccupazione tanto tra i sudanesi della diaspora, quanto – soprattutto – tra i manifestanti, che sui social stanno invitando a non sciogliere i sit in sotto i luoghi del potere cominciati cinque giorni fa proprio grazie alla protezione dei militari.

Le proteste, esplose il 19 dicembre del 2018 e scatenate dalla grave crisi economica, hanno coinvolto tutto il Sudan e da subito hanno avuto un carattere diverso rispetto al passato, cioè l’evidente frattura tra i vari settori dello Stato. Se da un parte, infatti, gli apparati di sicurezza – durissimi nella repressione – sono rimasti fedeli al Presidente, dall’altra parte l’esercito ha tenuto sempre un atteggiamento ambiguo, non ostile nei confronti dei manifestanti.

Al-Bashir, che è al potere dal 1989 e sul quale dal 2009 pende un mandato di cattura internazionale per crimini contro l’umanità e crimini di guerra in seguito ai fatti del Darfur, ha cercato di controllare le proteste di questi mesi con la violenza e la censura, ricorrendo persino al sostegno di mercenari russi.

Beniamino Franceschini

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