"Mauricio Macri en Conferencia de Prensa por la muerte del Fiscal Alberto Nisman" by Mauricio Macri is licensed under CC BY-ND
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Analisi – Nei 3 anni di Cambiemos, politiche come l’accordo col FMI ed i tagli ai servizi e all’assistenza, hanno contribuito ad accentuare le disparità di genere. L’aumento del lavoro precario, sommato a quello domestico, caratterizza sempre più la condizione femminile.

DONNE FRA LAVORO PRECARIO E DOMESTICO

Fin dall’inizio del suo mandato nel 2015 il presidente Macri ha stravolto le strutture politiche, economiche e sociali del Paese. La valorizzazione finanziaria e i programmi di austerità hanno condotto negli ultimi tre anni a una costante precarizzazione del lavoro e a una drastica riduzione dei benefici sociali connessi, soprattutto nei confronti delle donne. Queste ultime, difatti, sono state danneggiate dal modello macrista su due fronti: tagli all’assistenza, salute, educazione e primo settore (dove le donne sono impiegate maggiormente) e aumento dei lavori precari che sono costrette a svolgere a causa dell’impoverimento progressivo legato anche all’aumento dei prezzi. A questi due elementi va aggiunto un ulteriore fattore insito nella quotidianità delle donne argentine, soprattutto nei contesti popolari e periferici: il lavoro domestico. Il punto cruciale è che, storicamente e culturalmente, la cura della casa e dei figli viene maggiormente attribuita al genere femminile, portando la donna a svolgere un doppio, se non triplo, lavoro. Quindi, in un contesto economico in cui l’intera classe lavoratrice è costretta ad accettare lavori oltremodo precari, la questione del lavoro domestico per le donne possiede a oggi un peso e un onere maggiori.
Durante la manifestazione dell’8 marzo in Argentina, uno dei temi su cui i movimenti femministi hanno maggiormente puntato il dito è stato la correlazione tra manovre finanziarie e pauperizzazione delle classi vulnerabili. Le scelte di Macri degli ultimi anni, in particolar modo l’accordo con il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e la Ley de Presupuesto 2019, mettono ulteriormente a rischio l’autonomia delle donne e il loro potere decisionale, aumentando il divario con gli uomini, soprattutto in termini economici. Secondo lo stesso Memorándum de Políticas Económicas y Financieras (MPEF) l’accordo in sé non vuole essere un ostacolo al pieno sviluppo delle donne. Al contrario propone formule come la riforma del sistema tributario, la promozione dell’equità salariale e la lotta contro la violenza di genere. Nonostante ciò nell’agenda di Cambiemos non vi è stato alcun riferimento a tali formule. Anzi, i fondi destinati a diminuire le differenze di genere per l’anno 2019 sono decisamente calati. Vediamo più nel dettaglio.

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Fig. 1 – Un’immagine del Presidente argentino, Mauricio Macri

I FONDI PER LE POLITICHE DI GENERE PREVISTI PER IL 2019

La Ley de Presupuesto (analoga alla nostra Legge di Bilancio) in Argentina è fondamentale per proiettare le politiche pubbliche future e, nella questione di genere, permette di pianificare la prevenzione e l’assistenza per limitare così le disuguaglianze tra donne e uomini. Per il 2019, dei 4,17 miliardi di pesos predisposti, solo lo 0,13% sarà destinato alle politiche di genere, ovvero circa 5,5 milioni di pesos. Verranno stanziati, rispettivamente, per la Salud y Desarrollo Social (4,7 milioni), Justicia y Derechos Humanos (419 milioni), Educación, Cultura, Ciencia y Tecnologia (102,9 milioni), Seguridad (58,7 milioni), Producción y Trabajo (11,5 milioni), più 2,9 milioni assegnati al Registro Único de Casos de Violencia de Genero e infine 234,3 milioni all’Instituto Nacional de las Mujeres (INAM), l’organismo che si occupa delle politiche di genere. Non bisogna tralasciare, in tutto questo amalgama, che il tasso di inflazione previsto per il 2019 ammonta al 34,8%, per cui il Centro de Economía Política Argentina (CEPA) segnala una caduta del valore reale del 19,1% dei fondi destinati alle politiche di genere rispetto al Presupuesto 2018. Ad esempio, anche se in termini nominali l’INAM riceverà il 10,7% in più rispetto al 2018 – anno in cui ha ricevuto 211,5 milioni, – in termini reali accuserà una perdita del 18%. Il programma sociale Hacemos Futuro Juntas (ex Ellas Hacen), che spinge per l’inserimento delle donne nel mondo del lavoro, ha subito il taglio più grande secondo l’Equipo Latinoamericano de Justicia y Genero (ELA): -44% in termini reali. Lo stesso vale per gli stanziamenti previsti per le linee telefoniche 137 e 144, dedicate alle denunce di violenza di genere, che soffriranno un calo dei fondi pari al 24,12%. Inoltre, Macri nel 2016 annunciò un totale di 52 milioni per il Plan Nacional de Acción para la Erradicación de la Violencia, ma alla fine sono stati destinati 20 milioni in meno. Intanto, la Secreteria de Trabajo avrà solo 1 milione di pesos per promuovere “l’autonomia delle donne”. Il tanto millantato programma Fortalecimiento de la educación sexual integral (ESI) – voluto dai deputati “celesti” per assicurare una educazione sessuale migliore e ovviare così all’opzione dell’aborto (tema che divide profondamente la società argentina) – recepirà la cifra pressoché irrisoria di 102,9 milioni. Per completare il quadro, il programma Asistencia y patrocinio gratuito a las victimas de violencia de genero non riceverà un solo peso.

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Fig. 2 – Manifestazione a favore dell’aborto in Argentina

LE CONSEGUENZE DEL MODELLO MACRISTA

Il 2019 è iniziato da poco e già si sono registrati più di 30 femminicidi. Secondo il Registro Nacional de Femicidios de MuMaLá ci sono stati 895 femminicidi negli ultimi tre anni, ovvero un femminicidio ogni 29 ore secondo i dati INDEC. Uno studio del Ministerio Público Fiscal ha rilevato che solo sei casi, su 158 denunce di violenza di genere, hanno raggiunto una condanna dopo due anni. Le altre sono state tutte archiviate o sottovalutate. La mancanza di reattività di fronte alle denunce rientra nelle responsabilità dello Stato, che dovrebbe intervenire per facilitare l’accesso alla giustizia per le donne vittime di violenza. Queste cifre parlano di un’emergenza sociale che non ha smosso in maniera significativa i cambiamenti a livello di politiche pubbliche durante il mandato di Macri. Anzi, secondo la nuova legge di bilancio, nel 2019 lo Stato destinerà solo 11,36 pesos per donna. Nel frattempo gli interessi del debito estero contratto con il FMI assorbiranno 56 miliardi di pesos del budget annuale, superiore di 108 volte rispetto a quello destinato alle politiche contro la disparità di genere. Inoltre secondo un rapporto del World Economic Forum negli ultimi tre anni l’Argentina ha perso ben 13 posizioni nella classifica che quantifica il divario salariale tra donne e uomini, passando dalla posizione 101 nel 2016 alla 114 nel 2018. I Paesi valutati sono in totale 144: l’Argentina è in fondo alla classifica. Secondo il Ministero del Lavoro le donne guadagnano il 27% in meno degli uomini, una cifra che sale al 35% nel lavoro informale. Tra il 2017 e il 2018 una notevole caduta dei salari reali ha toccato soprattutto i lavori svolti in particolare dalle donne, come il servizio domestico (-18,8%), la sartoria (-17,4%), l’insegnamento (-16,9%) e i servizi legati alla salute (-10,9%). Potrebbe sembrare contraddittorio, ma secondo uno studio della UNDAV la partecipazione delle donne nel mercato del lavoro, tra il 2017 e il 2018, è aumentata, riducendo il divario tra uomo e donna nel tasso di impiego di 1,2 punti. Questo è dovuto al forte crollo degli ingressi reali nelle famiglie, alla perdita del potere d’acquisto e all’aumento dei prezzi, facendo sì che le donne dedichino più tempo al lavoro produttivo remunerato. Il problema  è che gli impieghi ai quali riescono ad accedere sono maggiormente precari e non regolarizzati. E ciò non ha coinciso proporzionalmente con una maggiore partecipazione dell’uomo nei lavori domestici. In generale le donne impiegano 3,3 volte di tempo in più nei lavori domestici rispetto agli uomini. Conseguentemente realizzano una doppia giornata lavorativa e diminuiscono i propri spazi di autonomia. Il tempo dedicato alle faccende domestiche, non riconosciuto socialmente come un lavoro, ma come un onere naturale del genere femminile, impatta sulle possibilità di formazione e di autodeterminazione, nonché sviluppo personale e professionale, delle donne. Secondo Economía Femini(s)ta, questo è uno dei maggiori motivi per cui la disparità salariare continua a essere una realtà evidente.

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Fig. 3 – Proteste contro le politiche di Macri

FEMMINILIZZAZIONE DELLA POVERTÀ

Con le sue politiche, il modello Macrista ha colpito in misura predominante i settori più vulnerabili della società argentina. Le donne si sono ritrovate in un contesto di maggiore disuguaglianza, e hanno perso autonomia e potere decisionale. Il brusco impoverimento delle condizioni economiche e materiali ha causato alle donne un ulteriore svantaggio in termini di inserimento lavorativo e professionale, e le ha portate ad accettare spesso lavori precari e poco pagati, ai quali si aggiunge la doppia giornata di lavoro domestico. Per evitare l’aggravarsi di tali condizioni, tra le clausole dell’accordo stipulato con il FMI sono state incluse misure «di sostegno all’equità di genere», soprattutto contro la disuguaglianza salariale, per ridurre gli ostacoli che le donne incontrano nel mondo del lavoro. Osservando poi come sono stati elargiti i fondi per diminuire la disparità di genere, tali propositi risultano altamente superficiali riguardo al tema delle disuguaglianze di genere. Anche le ultime manovre populistiche di Macri (Plan Nacional de Igualdad de Oportunidades y Derechos e la Ley Brisa) appaiono superflue di fronte a questo scenario. Sono le azioni concrete, come promuovere e investire nei servizi di salute e assistenza, ad avere un impatto positivo e diretto nei confronti delle donne. Senza servizi assistenziali adeguati e accessibili – come la scuola materna – le donne continueranno ad avere difficoltà maggiori nel rimanere nel mercato del lavoro e ottenere quindi i benefici che derivano dalla contrattazione salariale. In un’economia di libero mercato, con una moneta instabile e un debito abnorme, la decisione dei tagli all’impiego, ai programmi di formazione e inserimento lavorativo, nonché all’assistenza e alla salute acuiscono ulteriormente la costante e crescente femminilizzazione della povertà.

Sonia Loddo

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